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Cinema

Max von Sydow, addio allo scacchista coraggioso

Ritratto affettuoso di un gigante del cinema mondiale, Max Von Sydow, scomparso all’età di 90 anni. Da Bergman al nuovo millennio.

Max von Sydow

Era un cavaliere senza macchia e senza paura, tormentato e tragico, forte e fragile, altero e tenero, glaciale e romantico. La sua figura è sempre stata facilmente accostata, quasi sovrapposta, per simbiosi ai personaggi che interpretava, tanto era mimetico il suo grande talento recitativo. Attore feticcio di Bergman, con cui girerà oltre dieci film, Max von Sydow ha attraversato con naturalezza un’ampia parte del Secolo del Cinema cambiando spesso pelle ma riuscendo nell’impresa di rimanere sempre uguale.

Max von Sydow in una scena tratta da Il settimo sigillo
Max von Sydow e Bengt Ekerot in una scena tratta da Il settimo sigillo

Con quel volto implacabile e allungato, con quegli occhi tristi ma passionali, von Sydow non era un attore che sceglieva a caso i suoi ruoli. Che si trattasse di impersonare un Cavaliere che sfida a scacchi la morte, un prete esorcista, un gerarca nazista che organizza una partita di calcio in un campo di concentramento o un artista nichilista, lui riusciva sempre a conferire al personaggio uno spessore tragico che conferiva credibilità. Proprio per questo ha saputo attraversare trasversalmente tutti i generi cinematografici, dal cinema d’autore di stampo bergmaniano, alla commedia con Hannah e le sue sorelle, allo spionaggio con I tre giorni del Condor, al thriller con Shutter Island, al genere horror con L’esorcista, allo storico con Fuga per la vittoria, senza farsi mancare anche diverse incursioni nel cinema italiano, con Zurlini in Il deserto dei tartari e sopratutto con Rosi in Cadaveri eccellenti.

Max von Sydow
Max von Sydow

Ma è e sarà per sempre, indissolubilmente, Antonius Block, il Cavaliere protagonista de Il Settimo sigillo che si interrogava e ci interrogava, parlava alla sua e alle nostre coscienze: “ Perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?”.

Siamo tutti stati accanto a lui, su quella spiaggia, a quella scacchiera, tentando di consigliarli le mosse giuste, come se ce ne fossero state di mosse giuste, e come se il suo obiettivo fosse stato quello di vincere la partita contro la Grande Mietitrice. No, lui lo sapeva e ora lo sappiamo anche noi. Non possiamo vincere, possiamo solo guadagnare tempo.

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