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Cinema

Martin Scorsese vs. Marvel: capitolo secondo

Un nostro commento alla “guerra” in corso tra il regista Martin Scorsese e la Marvel. I film Marvel sono davvero l’unico prodotto disponibile?

Martin Scorsese

Martin Scorsese – regista di alcuni dei più acclamati capolavori degli ultimi 40 anni – è tornato sulla questione Marvel dopo aver sollevato un vespaio quando disse che secondo lui non erano film ma parchi divertimenti.

I film Marvel sono fatti tutti con lo stampino

In un lungo articolo apparso su The New York Times, il regista italo-americano ha spiegato meglio il suo punto di vista analizzando nel dettaglio la situazione del cinema odierno e spiegando le sue opinioni. In primo luogo ha chiarito che i film Marvel sono tecnicamente ineccepibili e il fatto che non gli piacciano è naturalmente una questione personale: essendo cresciuto in un’epoca diversa ha di conseguenza sviluppato un senso del cinema “che è così lontano dall’Universo Marvel come noi lo siamo da Alpha Centauri”. Successivamente ha spiegato che per lui – e per i registi della sua generazione – il cinema è sostanzialmente indagare il rapporto tra i personaggi, scandagliare la natura umana e, in fin dei conti, fare arte. Cita poi Hitchcock definendolo il “franchise” dell’epoca: i film di Hichcock erano un evento – afferma Scorsese – ma al centro del film, per quanto ricco di scene spettacolari, c’era sempre la tensione tra i personaggi.

Leggi la nostra recensione di The irishman – il nuovo film di Martin Scorsese in sala fino al 21 novembre e dal 27 su Netflix

A questo punto arriva la prima bordata alla Marvel: Scorsese afferma che i film Marvel siano all’apparenza “sequel”, quando in realtà sono dei “remake essendo sostanzialmente fatti tutti con lo stesso stampino. Creati a tavolino tra ricerche di mercato e visioni di test, modificati e rifiniti pronti per essere dei successi sul mercato. Non c’è il rischio, non si viene portati verso luoghi dell’anima inesplorati o sconosciuti.

Il logo Marvel

Alla fine, Scorsese si concentra sul mercato cinematografico attuale: il regista sostanzialmente afferma che l’industria cinematografica produce ciò che il pubblico vuole e il pubblico lo vuole perché non trova nient’altro. Certo, ci sono Hulu e Netflix ma non sono film che finiscono sul grande schermo: i cinema sono invasi dai franchise mentre il cinema vero, l’arte di cui parlava all’inizio sta lentamente scomparendo.

Quello che dice Scorsese è certamente convincente ma è davvero così? Il “vero cinema” sta davvero soffocando sotto l’ombra dell’”intrattenimento audiovisivo” (è lo stesso Scorsese a coniare questa ottima definizione)?

Che negli ultimi anni i film di “intrattenimento audiovisivo” siano aumentati è sotto gli occhi di tutti, ma hanno davvero occupato ogni spazio possibile? Chi fa cinema è davvero relegato alle piattaforme di streaming e non trova posto in sala?

In 11 anni, la Marvel ha prodotto 37 film, di cui 23 appartenenti al MCU

Vediamo innanzitutto un po’ di dati: la Marvel ha prodotto in modo continuativo dall’inizio degli anni 2000, ma diamo per scontato che i film di Sam Raimi esulino dal discorso di Scorsese e concentriamoci sull’avvio del Marvel Cinematic Universe (MCU) nel 2008. In questi 11 anni, con i personaggi Marvel sono stati realizzati 37 film, di cui 23 appartenenti strettamente al MCU, altri fuori da questo universo (ad esempio la serie sugli gli X-man o Venom). Non sappiamo a quali faccia riferimento Scorsese ma ci sentiremmo di escludere almeno il Logan di James Mangold mentre ci sentiamo di comprendere i due Deadpool. Stiamo quindi parlando di una media di 3 o 4 film all’anno: un po’ pochi per dire che è l’unica tipologia di film presente al cinema. Aggiungendo a questi anche i film DC e dei vari altri franchise si può arrivare ad una decina di film all’anno. Sembrano tanti, ma quanti sono gli altri film? Tenendo in considerazione solo la prossima infornata di film in uscita al cinema – il 7 novembre – abbiamo: “La belle époque”, “Parasite”, “Le ragazze di Wall Street”, “Gli uomini d’oro”, “Attraverso i miei occhi”, “Motherless Brooklyn”, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, “Una canzone per mio padre”, “Deep – Un’avventura in mezzo al mare”: 9 lungometraggi. Nessuno di questi fa parte di un franchise. Nove lungometraggi in una settimana contro nove film in un anno intero.

Avengers

Quindi Scorsese ha torto? Eppure effettivamente si ha la sensazione di essere invasi da film di supereroi e da franchise tutti uguali in generale, perché?

La questione è ovviamente complessa: vediamo di analizzare qualche fattore

  • La scomparsa dei cinema monosala. Oggi, quasi tutti i cinema sono multisala. Le piccole sale rimaste sono pochissime. I multisala possono ovviamente permettersi strategie che alle sale singole sono precluse. Ad esempio, il 27 novembre uscirà Frozen II, il tradizionale cartone Disney di Natale. Con ogni probabilità stazionerà nei multisala almeno fino al 6 gennaio (in sale via via più piccole): ben più di un mese. Nei piccoli cinema questo sarebbe impossibile. Oltretutto, Frozen II uscirà in tutti i multisala, sembrerà effettivamente di essere invasi anche se in realtà ci sarà la possibilità di vedere almeno un’altra decina di lungometraggi.
  • La sequenzialità. Fare film in serie aumenta non poco la sensazione che ci sia solo quello in programmazione. Infinity war era legato a Captain Marvel che era legato a Endgame che era legato a Far from home
  • La pervasività. I franchise più popolari (MCU, Star Wars, Harry Potter, …) quando escono dalla programmazione della sala entrano quasi subito nella programmazione della pay per view. Un film come Frozen II scomparirà dalla programmazione in sala attorno a febbraio ma già al termine dello stesso mese potrebbe arrivare in pay per view (la finestra è attorno ai tre mesi) e aumenta ovviamente la sensazione di pervasività
  • La pubblicità. Poiché i franchise mietono spesso successi strepitosi e hanno budget altissimi, si fanno anche molta più pubblicità rispetto ad altri tipi di film. Anche questo aumenta la sensazione che non ci sia altro da vedere.
  • La popolarità. A fine dicembre uscirà “L’ascesa di Skywalker”, nono film della saga Star Wars e sarà un’invasione. Non solo come numero di schermi occupati e pubblicità ma anche di merchandising. Avremo davvero la sensazione di essere perseguitati.

In realtà, il problema non è tanto che il cinema non viene prodotto (abbiamo appena visto che non è così) quanto che non viene “visto” e, di conseguenza, incassa meno. Ovviamente è principalmente una questione di contenuti: non ci si può aspettare che un film che tratta tematiche adulte stacchi gli stessi biglietti di un film che racconta una favola dove una metà abbondante degli ingressi è composto da minorenni. Inoltre, il cinema è meno “pervasivo” di un “intrattenimento audiovisivo”: una volta visto e digerito finisce lì. Non c’è un sequel, non c’è merchandising, la pubblicità è ridotta ai minimi termini.

I film Marvel non hanno niente da dire

La vera questione interessante che pone Scorsese è un’altra: “Tuttavia, mancano di qualcosa che è essenziale per il cinema: la visione unificante di un singolo artista. Perché, ovviamente, il singolo artista è il fattore più rischioso di tutti.” Detto in altri termini: la differenza tra il cinema e l’intrattenimento audiovisivo è che nel primo caso la scena, l’inquadratura, la luce, il movimento degli attori, sono un mezzo per arrivare a generare un’emozione e magari suscitare domande. I film Marvel non hanno niente da dire e l’immagine serve solo a far vedere cosa succede. L’immagine in sé è tecnicamente perfetta ma emozionalmente asettica. Questo, però, non accade solo nei film Marvel ma in moltissimi film, non solo americani. Quello da cui ci vuole mettere in guardia Scorsese è la morte dell’arte nel cinema, non il cinema stesso. Poco importa che la prossima settimana escano 9 film che esulano da franchise se quei 9 film sono stati realizzati con l’unico scopo di riempire una piattaforma streaming o raccontare un favoletta o essere ‘glam’. È per questo che parla di “intrattenimento audiovisivo”: molti film non hanno un’anima (o “la visione unificante di un singolo artista”), sono prodotti in serie, quasi su una catena di montaggio. E su questo, di certo non si può dar torto al vecchio Martin.

Quindi, adesso la domanda che rimane è solo una: Martin Scorsese quando dirigerà un film Marvel?

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