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Madres Paralelas

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Madres Paralelas, l’omaggio di Almodòvar alla maternità (individuale e collettiva)

Tempo di lettura: 4 minuti

Possiamo dire con assoluta certezza che la maternità è una costante di punta del cinema almodòvariano, da sempre declinata dal regista nelle sue configurazioni più creative e feconde. In Madres Paralelas il tema si sdoppia in due direzioni, simultanee e gemellari, omaggiando tanto le madri di ciascuno di noi quanto la Madre di tutti noi – ovvero la Storia – attraverso il racconto di quella finestra socio-politica degli anni ’30 in cui la mortifera dittatura di Francisco Franco diede il via in Spagna al fenomeno dei desaparecidos.

Madres Paralelas

Janis e Ana, due madri, una sola donna

Come se ogni parte del film fosse un pezzo da poter inserire in un altro più grande – in stile matrioska russa – il parallelismo tra le madri e la Madre ne partorisce un secondo, ad esso subordinato – eppure estremamente predominante sulla scena – tra Janis e Ana, entrambe in attesa di una figlia, entrambe senza compagno. Ad accomunarle sono una gravidanza – non solo inaspettata ma a detta loro anche non voluta – e la stanza d’ospedale che brevemente condividono prima del parto. La storia è quella di due donne praticamente agli antipodi: Janis, ormai quarantenne ancora meravigliosa e bellissima, è una donna matura, intraprendente, sicura di sé e fiera delle sue origini, mentre Ana è in pratica ancora una ragazzina, dubbiosa, poco energica, sfiorita nonostante la sua giovane età e sempre bisognosa di supporto.

Tante sono le fasi che Janis e Ana attraversano, da conoscenti ad amiche, madri di figlie diverse e della stessa figlia (come la trama un po’ surreale ci racconterà in un secondo momento) per poi divenire conviventi e per un breve periodo persino compagne, eppure una sola è la cornice relazionale che meglio le inquadra: quella della nemesi, il cui significato, lungi dall’essere sinonimo di inimicizia, è al contrario espressione di equilibrio e compensazione profondi.

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Janis e Ana, le due donne che la prospettiva del racconto ci ha voluto intenzionalmente raccontare come diverse per gran parte, forse per l’intera durata del film, sono in realtà la stessa donna, due espressioni antitetiche di un unicuum: Ana incarna la fragilità del materno, spaventato all’idea di una responsabilità silenziosamente fagocitante come quella della genitorialità, mentre Janis le sue resistenza e prontezza nel fronteggiare ogni tipologia di scalfittura emotiva. A legarle, dunque, non è solo una casualità temporale, ma il bisogno viscerale di poter(si) accudire per poter essere finalmente e ancora una volta accudite.

La maternità di Madres Paralelas, difetto di sé stessa

Quello di Madres Paralelas è un tenero omaggio (la cui pecca è forse quella di essere troppo silenzioso e non esplosivo, come molti di noi avrebbero voluto) alla maternità imperfetta e all’imperfezione materna, che desidera fortemente farsi spazio in un mondo in cui da chi è madre ci si aspetta tutto tranne che l’essere defettibile. Ed invece le madri di Almodòvar sbagliano tremendamente, come la madre di Rosa in Tutto su mia madre, donna distaccata ed algida, mentono spudoratamente come Manuela della medesima pellicola, si ammalano e si lasciano andare, annegando nel proprio egoismo distillato e nel senso di colpa cronicizzato, come la Julieta dell’omonimo film, ingannano e fingono senza remore per auto-preservazione, come Janis.

Madres Paralelas

Nei suoi finali volutamente naif e un po’ fiabeschi, in cui in un modo o in un altro sembra che l’Universo voglia che le cose finiscano per combaciare come pezzi di puzzle, spesso tornando al punto da cui si è partiti, il messaggio del regista è sostanzialmente un inno alla vita, alla capacità di tutte le madri di riscrivere la propria storia. Non a caso la figura paterna è spesso assente – morta, scomparsa, di identità sconosciuta o di genere sessuale ormai invertito – proprio a rimarcare la qualità dello sforzo della donna di proseguire lungo il paludoso cammino quasi sempre in solitaria.

Si può dire con estrema sicurezza che Madres Paralelas non è il film migliore che Almodòvar abbia partorito, fortemente lontano dai grandi coinvolgimenti emotivi ispirati dai suoi grandi cult, tra cui proprio Tutto su mia madre, per quanto comunque capace di attirare l’attenzione dello spettatore colpendolo (senza cattiveria) sui suoi punti deboli. Ma più di tutto a non convincere è forse la necessità di voler forzare il racconto facendolo convergere su una questione socio-politica che si alterna sì con il racconto delle due gravidanze, ma a spot e in maniera del tutto abbozzata, per poi servirsi degli ultimissimi minuti del film per lanciare un messaggio che si perde ancora tra le piaghe e le pieghe delle storie di Janis e Ana.

Madres Paralelas

Troppo formale in alcuni passaggi, forzatamente retorico in alcune scene – come quelle in cui la macchina da presa segue l’ombra di Janis sulle note di un motivetto thriller pseudo-hitchcockianoMadres Paralelas abbonda di spunti di riflessione, libere interpretazioni, contenuti simbolici sparsi lungo l’intera durata del film, riferimenti anche dal carattere psicoanalitico che vanno al di là della apparente banalità della storia ma che forse possono essere colti solo ad una seconda o terza visione. E’ un film pieno e fulgido, ma al contempo caotico e disordinato. Potremmo dire, semplicemente, che è un film di Almodòvar.

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