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L’unico vero presepe è il Presepe di Casa Cupiello

Natale in Casa Cupiello è un atto eterno. Ha attraversato quasi un secolo di storia rimanendo parola viva ogni sacrosanto Natale. Ogni volta che costruiamo un Presepe, Luca Cupiello torna a fare capolino con la sua maniacale precisione che nasconde un mondo di dietro di sé.

Eduardo De Filippo

Ci siamo. L’otto dicembre ha dato ufficialmente il via agli addobbi per il Natale. Diciamo l’otto dicembre perché saremo anche individui sradicati ma su certe cose ci piace essere tradizionalisti fino al midollo.

Ci sono i centri commerciali, gli addobbi, gli alberi di Natale, il ponte dell’Immacolata, il panettone, il torrone, le vacanze di Natale ’82/83/96 e il consumismo per colmare il vuoto dello stare al mondo.

E poi c’è ‘o presepio di Casa Cupiello.

Natale in Casa Cupiello, la madre di tutte le commedie eduardiane

Natale in Casa Cupiello è la commedia più nota del grande Eduardo de Filippo. Racconta la storia della famiglia Cupiello: di Luca, esile capofamiglia, di Concetta donna dura, di Tommasino figlio moderno e Ninuccia che non ama chi ha al suo fianco. La scena si apre il 23 dicembre, giorno dell’antivigilia di Natale; a fare da sfondo, ambiente, rumore, freddo e odore, è Napoli. Napoli che canta e muore con quel suo mare argento, con quel cielo dipinto, con quel sole bianco e le lampare in mezzo al mare. La vera Napoli non è quel ritratto caricaturale al quale la mente corre quasi per associazione involontaria. Provate a guardare, a leggere Napoli con gli occhi di De Filippo. Perché come l’ha raccontata Eduardo mai nessuno ci è riuscito.

E poi il presepe, protagonista indiscusso della commedia. Il presepe come idea, come fenomenologia della festa e racconto della nostra storia condivisa. Vedere Lucariello totalmente immerso nell’edificazione di quel presepe emoziona per la cura, la dedizione nel racconto dei dettagli.

Quest’anno faccio il più bel Presepio di tutti gli altri anni. Pastorella, o’ terzo piano, mi ha incontrato per le scale e mi ha detto che lo fa pure lui il Presepio. Mi ha detto: “ facciamo la gara”. Sta fresco… Lo voglio far rimanere a bocca aperta. Ho fatto pure i disegni, i progetti.

Eduardo De Filippo in Natale in Casa Cupiello

Per Luca il presepe è una questione d’onore. Anche se la parola più adatta non è onore ma è dignità. Quella dignità che De Filippo ha raccontato in tutto il suo teatro. Ecco c’è un teatro dell’assurdo, uno borghese, uno comico e poi c’è quello della dignità di Eduardo.

Il Natale popolare di Casa Cupiello

Natale in Casa Cupiello ha attraversato, viva, quasi tutto il Novecento e anche questi primi vent’anni del nuovo Millennio. Ogni Natale è un incantesimo che si ravviva, una magia che non ha mai smesso di affascinare tutti, grandi e piccini. Eduardo racconta il Natale popolare. Che pesantezza auto celebrativa questa frase “Il Natale popolare” come se tutto il popolo vivesse lo stesso identico Natale. Sicuramente no negli eventi. E forse neanche nello spirito: siamo irriducibilmente diversi. Ma nell’appartenenza sì: nell’appartenenza a degli odori, a delle consuetudini, a dei riti, a delle parole che qualcuno ha scritto per noi. Alla costruzione di un presepe che qualcuno ha messo in scena per noi donandogli vita eterna. Parole eterne. Un atto eterno. Mi piace pensare che chiunque di noi allestisca il presepe a casa propria, ripeta nella mente le battute di Luca Cupiello, anche quella dell’enteroclisma con la chiavetta e viene l’acqua, l’acqua vera!

Mi piace pensare che tutti noi siamo stati degli impertinenti Tommasino che alla famosa domanda del genitore: “Te piace ‘o Presepio?” abbiano risposto: “No, nun me piace”, sentendosi superiori. Di aver avuto che ci svegliavano con: “Sos’te bell’ e mammà ce sta ‘a zupp ‘ e latt'”, o insomma una cosa del genere, mi perdonerete per la scrittura non propriamente corretta. Mi piace pensare di aver respirato quel Natale lì ma non per il Natale in sé. Ma per la preparazione della festa. A me che del Natale con i nastrini rossi ben poco importa. Importa dalla costruzione e reiterazione dei gesti, della familiarità che prendiamo con loro. E chissà mi fa anche sentire più vicina a Napoli, a questa città a teatro aperto, ai suoi artigiani. Perché, perché, perché, è sempre tutto un perché. Ma ogni vero artigiano di San Gregorio Armeno mentre crea il suo Presepio secondo me un pochino a Eduardo ci pensa.

Eduardo De Filippo

Come ci penso io, ogni volta che arriva Natale anche se non faccio il Presepe. Ma se devo immaginare un Presepe, l’unico vero Presepe è quello di Casa Cupiello.

Adesso è Natale. Con la milionesima replica di Natale in Casa Cupiello (rigorosamente nella versione del 1977 con Pupella Maggio!), con alici&borragine e con Il Capitone. E con il 55 della Smorfia: La Musica.

Mi guardo intorno e vedo Luca Cupiello intento a fare il Presepe. Si gira, mi guarda, inforca gli occhiali e mi dice: ” Te piace ‘o Presepio?”

2 Commenti

2 Commenti

  1. Natale

    11 Dicembre 2019 at 14:40

    Post da autentica appassionata di Eduardo,con un unico piccolo neo, per quanto popolare e stupenda “Natale in Casa Cupiello” non può essere definita tout court la migliore opera di Eduardo e “Filumena Marturana”, “Questi fantasmi”, “Gli esami non finiscono mai” dove li mettiamo? 🙂

  2. Elisa

    12 Dicembre 2019 at 00:01

    ❤️

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