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Lost e quel brivido che non abbiamo più provato

10 anni fa andava in onda il finale di una delle serie più appassionanti della storia del piccolo schermo. Cosa ci resta del finale di Lost?

Il cast di Lost

Dieci anni fa guardavo ancora gran parte delle serie tv doppiate in italiano. Mi piaceva attenderle al loro primo passaggio televisivo, su Sky, settimane, se non addirittura mesi dopo la loro trasmissione sulla tv americana. Uno dei motivi per il quale le guardavo doppiate risiedeva anche nella visione condivisa con mio padre. E guai a far abituare un uomo che si avviava ai sessant’anni, i cui principali svaghi di intrattenimento nella sua vita sono stati il pallone (da calcio e da pallavolo) e i film western, a seguire una serie in lingua originale con i sottotitoli. E così anche Lost era una di quelle serie che ho seguito interamente doppiate in italiano, forse una delle ultime, se non proprio l’ultima in assoluto. E questo nonostante tenessi faticosamente a freno la tentazione di procuarmi gli episodi in maniera più o meno legale per divorarli appena sfornati. Perché chi l’ha vista sa che Lost e il concetto di dipendenza sono sempre andati a braccetto nel corso delle sei stagioni prodotte.

23 maggio 2010. Sull’emittente americana della ABC vanno in onda i 104 mimuti finali di Lost, quella che da molti è stata considerata la pietra miliare delle serie tv. Mai nessuno, dopo, è riuscito neanche ad avvicinarsi a quello che Lost ha rappresentato per il piccolo schermo in quel preciso momento storico. Mai nessun’altro prodotto televiso si è meritato l’appellativo di “serie evento” (ricordate le fallimentari Flash Forward e The Event?). Mai nessun’altra serie ha saputo rendere partecipe il suo pubblico, farlo diventare parte attiva della storia, arrivando quasi a saperne di più degli autori per via di visioni ripetute e ore passate sui vari forum (ah, che nostalgia i cari vecchi forum!) della rete alla ricerca di indizi e teorie varie.

Jack in Lost

Sembra un’epoca fa, mentre invece sono passati appena dieci anni quando Lost scrisse per l’ultima volta il suo capitolo conclusivo. In 104 minuti Lost si congedò definitivamente dal suo pubblico con un episodio che spaccò letteralmente in due i fan della serie. C’erano coloro che proprio non apprezzarono quel finale così spirituale e metaforico ma soprattutto incoerente. Secondo loro, la serie già da un paio d’anni aveva cominciato a tradire il suo pubblico, prendendo una piega completamente diversa da com’era nata. Non più una serie survival. Non più misteri da scoprire e da risolvere. Non più altri sopravvissuti che appaiano all’improvviso dal niente. Niente di tutto questo. E allora, per questi motivi, in molti, nei minuti successivi al finale si riversarono sulla rete a sfogare la propria delusione. No caro Lost, questo non ce lo dovevi fare.

Ma c’è anche chi, come il sottoscritto, quel finale in fin dei conti lo apprezzò e non poco. Perché sì, non sarà stato il finale perfetto – anzi, è anni luce, forse, dall’esserlo. Ma è stato il finale che la serie necessitava di avere. Un finale che ha saputo dare giustizia a quel gruppo di personaggi – Jack, Locke, Kate… – con il quale il pubblico entrò fin da subito in empatia già dal primo episodio. Personaggi così umani, imperfetti nella loro apparente imperfezione, non li avevamo mai visti in tv fino a quel momento. Uomini e donne, alle prese con un qualcosa di irrisolto nelle loro vite, caduti su quell’Isola che li metterà continuamente alla prova. E’ il destino che ha bussato alle loro porte, così come lo ha fatto in quell’emozionante finale di stagione a cui a stento si riuscivano a trattenere le lacrime.

Nel 2004 Abrams, Lieber e Lindelof crearono un qualcosa di unico e irripetibile. Un qualcosa destinato ancora a far parlare di sé per molti anni a venire. Un qualcosa che difficilmente si ripeterà per come si è svolto – e non parlo solo della serie tv in sé, ma anche tutto quello che la suddetta ha generato nel suo pubblico, tra dibattiti, discussioni e notti insonni ad elaborare teorie su teorie. Il periodo storico che viviamo è completamente mutato d’allora. I linguaggi della narrazione televisiva si sono ancor più affinati, fino a toccare vette di qualità mai toccate prima. A volte mi domando se Lost fosse uscita nell’epoca del bingewatching: come sarebbe stato fruire una serie come questa avendo già disponibile per intero una stagione completa di tutti i suoi episodi? Come ci saremmo approcciati? L’avremmo apprezzata allo stesso modo? Chissà, forse sì. O, forse, probabilmente no.

Il finale di Lost

Di una cosa sono certo. Ci siamo estasiati per le vicende di Walter White in Breaking Bad. Ci siamo esaltati per i draghi sputafuoco e gli intrighi di Game of Thrones. Siamo rimasti affascinati dal carisma emanato dai pubblicitari arrivisti di Mad Men. Ma quel brivido che ci pervadeva la schiena al termine di ogni episodio di Lost, beh, quello sono sicuro che nessun’altra serie ce lo farà mai provare più.

P.S.: No, non sono morti tutti con la caduta dell’aereo.

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