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Attualità

L’Italia bipolare ai tempi del Coronavirus

Il Governo e la popolazione hanno un atteggiamento bipolare nei confronti dell’epidemia di coronavirus

Piazza del Duomo di Milano deserta causa Coronavirus

Generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi / Siamo solo noi”, così gridava Vasco Rossi diversi anni fa in una canzone che sarebbe diventata uno dei pezzi forti del suo repertorio. Sostituendo “generazione” con “un paese” si ottiene esattamente la situazione dell’Italia oggi: “Un paese di sconvolti che non ha più santi né eroi / Siamo solo noi”. Siamo solo noi ad avere il coronavirus in Europa, naturalmente. E non abbiamo più punti di riferimento: né un presidente del Consiglio ad un passo dalla sfiducia, né presidenti delle Regioni che si muovono in ordine sparso.

Ma vediamo di fare un breve riassunto del manifesto bipolarismo dell’Italia (e degli italiani) in questa strana settimana di fine febbraio.

Mercoledì 20 febbraio arriva la notizia-bomba: c’è un caso di coronavirus in Italia. Non è una persona entrata in contatto con la coppia di cinesi ormai da un mese ricoverati allo Spallanzani di Roma, è un caso “nuovo” e ha una polmonite piuttosto seria, è ricoverato e fino a due giorni prima stava bene. Parte il panico. I casi si moltiplicano. Domenica, il Governo scende in campo: pur con qualche strascico polemico, tutti sembrano allinearsi alla linea della massima tutela. Sala, sindaco di Milano, chiede la chiusura delle scuole in tutta la regione. In serata, Conte appare in diretta in diverse trasmissioni TV, Burioni nel salotto di Fazio spiega che l’unico modo per contenere il virus è l’isolamento e così 7 regioni del Nord Italia “chiudono”. Per una settimana Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Emilia-Romagna e Trentino Alto-Adige fermano scuole, manifestazioni e in generale i grandi assembramenti di persone. Alcune aziende si fermano, chi può, fa telelavoro. La Repubblica, il giornale online più letto d’Italia mette online una pagina con aggiornamenti ora per ora sul virus, gli altri giornali si allineano. Lunedì mattina tutti i giornali cartacei aprono parlando del virus e della sua diffusione.

Scaffali vuoti a un supermercato

Mercoledì, a metà della settimana, arriva un clamoroso “indietro tutta”. Il Governo invita tutti ad abbassare i toni. Tutti si adeguano: Sala chiede la riapertura di Milano il prima possibile, Conte sembra essere ad un passo dalla sfiducia, Repubblica smette di contare i contagi e parla delle conseguenze economiche dell’emergenza e la notizia passa in secondo piano in tutte le testate.

Cosa sia successo nel frattempo, non si sa. Di certo ha pesato il fatto che i primi tre casi in Italia (i due cinesi e il 38enne trovato positivo) fossero tutti gravi e gli altri 400 casi invece presentino sintomi quasi irrilevanti.

Nel frattempo il bipolarismo delle istituzioni si è riversato sulla popolazione: così abbiamo chi si è precipitato nei supermercati a far scorta di pasta, farina, zucchero e altri beni di prima necessità e chi invece sta in casa in panciolle acquistando il minimo necessario. C’è chi va in giro con la mascherina e chi si comporta come se nulla fosse. Di certo, non si sa più a chi credere: se stare a sentire Conte che solo qualche giorno fa parlava di emergenza o alcuni virologi che parlano di “influenza o poco più” o a Fontana che si mette la mascherina in diretta e va in auto-isolamento perché una sua collaboratrice è risultata positiva.

Ressa al supermercato

Come spesso accade, e come dicevano nell’antica Roma, quando avevano già capito tutto “in medio stat virtus”: con ogni probabilità non si tratta di una peste che falcidierà la popolazione, ma nemmeno di una passeggiata di salute. Forse chiudere 7 regioni, alcune delle quali avevano pochissimi casi, era un provvedimento un po’ esagerato ma d’altra parte lo è anche far finta di niente.

Insomma: un po’ di normalità e di serietà farebbe bene a tutti: istituzioni e popolazione. Ma purtroppo, in questo momento storico, pare un sogno irrealizzabile.

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