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Attualità

L’Europa ha fallito

L’Europa, come integrazione di popoli e culture e come comunità ha fallito davanti a tutte le crisi. Il coronavirus non fa eccezione.

Bandiera europea

C’è stato un tempo in cui l’Unione Europea sembrava dover essere il nuovo paradiso in terra. Era l’inizio del nuovo millennio e si iniziò l’unificazione monetaria. Non solo ci si poteva muovere liberamente attraverso gli stati dell’unione (come già avveniva), ma si eliminava anche il problema del cambio. Da Amburgo ad Agrigento, da Lisbona ad Atene passando per Madrid e Parigi. Sembrava l’inizio di una maggiore unificazione che sembrava dovesse procedere spedita. E invece qualcosa è andato storto: sono cominciate le recriminazioni e i nazionalismi.

L’Italia, con un debito pubblico pesantissimo, è stata sempre vista come fanalino di coda, mentre si è rafforzato sempre di più l’asse Franco-Tedesco. La crisi economica prima, con la Grecia vittima sacrificale, e quella dei migranti poi hanno fatto esplodere tutte le contraddizioni interne all’Europa. Sia la Grecia che l’Italia sono state lasciate sole (a parte gli inutili proclami tipo “l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa”) a confrontarsi con le loro difficoltà, ma naturalmente, Grecia e Italia avevano le loro colpe e gli altri paesi hanno sempre avuto buon gioco a lavarsene più o meno le mani.

Poi è arrivato il Coronavirus, e l’Europa ha fallito definitivamente e in modo spettacolare. Non tanto per le parole di Christine Lagarde, di certo non felici ma immediatamente tamponate dall’intervento prima di Mattarella e poi di Ursula von der Leyen quanto per la gestione della crisi in sé e per sé. Ma non ha fallito solo l’Unione Europea in quanto istituzione ma soprattutto l’Europa come comunità di Stati e di popoli.

Macron
Il Presidente francese Emmanuel Macron

Mentre l’Italia cominciava ad affrontare l’infezione che montava giorno dopo giorno, l’Europa si è limitata a non fare nulla. L’Austria, per alcune ore, ha chiuso i confini, impedendo ai treni di passare. Francia e Germania ci hanno guardati con quell’aria di compatimento per quelli che hanno sempre bisogno di una mano e hanno dichiarato che loro mai avrebbero chiuso le scuole o preso misure drastiche (anzi, la Francia ha invitato gli italiani ad andare a sciare oltre confine). Ma anche questo, volendo, fa parte dei giochi politici del passato. Il momento dove l’Europa ha fallito è arrivato subito dopo: l’aumento vertiginoso dei casi in Lombardia ha portato il sistema sanitario della regione quasi al collasso: tutto il personale sanitario è sottoposto ad una pressione enorme ma nessuno stato d’Europa ha offerto aiuto. Nessuno ha inviato personale: non medici (l’Italia ha scelto di abilitare alla professione tutti i laureati in medicina, circa 10.000 medici già specializzati), non infermieri, non ricercatori. Nessuno ha inviato presidi come ventilatori o mascherine (per queste ultime si è dovuta avviare una produzione nazionale): non la Germania che anzi le ha negate andando incontro alle minacce dell’Unione Europea (la situazione si è così sbloccata), non la Francia che accettò volentieri le donazioni italiane quando il tetto di Notre Dame andò a fuoco, non l’Europa nel suo complesso. Nessuno si è mosso, davanti alla drammatica situazione in Italia. E nessuno si sta muovendo anche adesso, nel momento in cui l’infezione si diffonde nel resto del continente: anzi, si chiudono le frontiere e ci si rinchiude al proprio interno per risolvere da soli una crisi che non è possibile risolvere da soli, ognuno con la sua strategia: chi chiude tutto, chi solo le scuole, chi i confini, chi continua a dire che è un problema degli altri.

Coronavirus

Il sogno dell’inizio millennio è insomma ormai completamente svanito: dentro all’unione economica non c’è solidarietà, non c’è mutuo aiuto, non c’è – a ben guardare – null’altro che una unione doganale ed economica e un mucchio di regolamenti. Ci sono un gruppo di popoli che non si sono mai integrati veramente, e un gruppo di stati sempre pronti ad aiutarsi a parole ma raramente con i fatti.

Ma prima o poi questa infezione passerà. E allora si dovranno fare i conti e ci si dovrà chiedere che tipo di Europa vogliamo costruire. Ammesso di volerne costruire una. 

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