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Lei mi parla ancora

Cinema

Lei mi parla ancora, l’elegia dell’amore che non ha mai fine

Pupi Avati adatta a film il romanzo autobiografico di Giuseppe Sgarbi che racconta di un amore che resiste alla morte.

Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo 65 anni di matrimonio, la morte priva Giuseppe “Nino” Sgarbi (Renato Pozzetto) dell’amata Caterina “Rina” Cavallini (Stefania Sandrelli). L’amaro finale di questa lunga epopea coniugale viene alternato al racconto delle sue fasi embrionali, quando il giovane Nino (Lino Musella) comincia a frequentare Rina (Isabella Ragonese), promettendosi eterno anzi “immortale” amore reciproco. La relazione regge nonostante le complicazioni dei diversi retaggi: di famiglia contadina, ragazza del centro di Ferrara lei. La morte, tuttavia, potrebbe non aver interrotto la relazione, dato che il vecchio Nino nel cuore della notte viene sorpreso dai famigliari a conversare con Rina. La figlia Elisabetta (Chiara Caselli) si mette in contatto con Amicangelo (Fabrizio Gifuni), aspirante romanziere già distintosi come ghostwriter per biografie di personaggi illustri. L’intento è quello di aiutare il padre a superare il lutto con il confronto dialogico e di distillare il lascito di un matrimonio indissolubile.

Pupi Avati torna a due anni di distanza dal tiepido successo dell’horror Il Signor Diavolo, tratto dall’omonimo romanzo del regista. Lei mi parla ancora è anch’esso una trasposizione, ma della struggente autobiografia di Giuseppe Sgarbi. Questa, come viene raccontato nel film, è un’opera redatta a scopo quasi terapeutico, che scolpisce nella pietra un patrimonio sentimentale in balia dell’oblìo.

Renato Pozzetto

Il materiale letterario, infatti, viene sfruttato plasticamente, mescolando in sceneggiatura la genesi dell’opera con il contenuto della stessa e generando una buona dialettica tra i due uomini protagonisti. Il fuoco del confronto è orientato sulla cura verso le persone amate, tema quanto mai centrale nel nostro contesto storico, a maggior ragione con un incipit che apre con un ricovero in terapia intensiva. Amicangelo, infatti, vive con una bellissima donna che non ama fino in fondo (Giulia Elettra Gorietti) e soffre di non poter crescere la propria figlia rimasta con la madre. Per lui diventa inevitabile misurare i propri amori castigati con quello rievocato battendo sulla tastiera. Il contatto con la storia di Nino e Rina aiuterà Amicangelo a riscoprire la possibilità di un rapporto umano che trascende i limiti delle scadenze naturali.

La costruzione del legame tra writer e ghostwriter è per chi scrive l’elemento più convincente di un film dalle molte anime. Questo pluralismo costituisce però un problema, poiché la platea di personaggi e delle relative istanze è troppo estesa per far aderire agilmente lo spettatore al testo. Per quanto Avati sia riuscito a incordare il dolore e il pathos della vicenda, la bulimia di personaggi complica non poco la coesione dell’opera. Temi come la passione per il collezionismo artisticodei coniugi Sgarbi e personaggi come Bruno il fratello di Rina (Alessandro Haber) sono centellinati in maniera quasi totale. Mirabile, senza ombra di smentita, la prova di Renato Pozzetto, che torna a sei anni da Ma che bella sopresa di Alessandro Genovesi. Lontano dagli ambienti più confortevoli della commedia, Pozzetto incarna un uomo dolente che vive un terribile lutto con dignità e candore.

Una scena di Lei mi parla ancora

Al termine della visione resta la sensazione di aver ammirato un’opera dolente e imperfetta ma che porta i segni del miglior impegno del suo regista. Un film che aveva bisogno di maggior asciuttezza in fase di scrittura, dato che i novanta minuti di durata non bastano a soddisfare le ambizioni drammaturgiche del film. Per quanto possa essere considerato fautore di un cinema “vecchio” e paludato, Avati si conferma autore di grande rigore espressivo e come cercatore del lucore degli umili.
Di grande gusto il modo con cui viene rilasciata una tragica e calzante citazione di Cesare Pavese: “L’uomo mortale, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”.


Lei mi parla ancora
regia: Pupi Avati
con: Stefania Sandrelli, Renato Pozzetto, Fabrizio Gifuni, Isabella Ragonese
sceneggiatura: Pupi Avati, Tommaso Avati
anno: 2021
durata: 90 minuti
disponibile su: Sky e Now Tv
trama: Alla morte dell’amata moglie Caterina, Nino racconta la propria vita a Amicangelo, un aspirante romanziere. Tra i due uomini si sviluppa un rapporto sempre più profondo che diventa un’amicizia sincera.


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