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Le apparenti contraddizioni dell’Europa di fronte al Coronavirus

La differente reazione delle istituzioni europee di fronte all’epidemia rivela non solo una diversa sensibilità umana, ma anche quale sia la direttrice che l’Ue dovrebbe seguire per completare il processo di integrazione europeo.

Ursula Von Der Leyen

Care italiane e cari italiani, vorrei dire a tutti voi che lottate contro il virus che non siete soli. Il vostro sforzo e il vostro esempio sono preziosi per tutti i cittadini europei. In Europa stiamo seguendo con preoccupazione ma anche con profondo rispetto e ammirazione quello che state facendo. L’Italia è parte del’Europa e l’Europa soffre con l’Italia. In questo momento in Europa siamo tutti italiani”.

Un video messaggio lungo poco più di tre minuti, buona parte pronunciato in italiano, le bandiere dell’Europa che sventolano sullo sfondo; e lei, Ursula Von der Leyen, il Presidente della Commissione Europea, l’organo meno popolare e più di tutti assurto come simbolo di quella tecnocrazia pervasiva che ci impedisce di prosperare, in primo piano, composta, seria. Un discorso a tratti quasi commuovente, poco burocratico e sinceramente solidale, che riecheggia il famoso “Siamo tutti berlinesi” di Kennedyana memoria.

È vero, sarebbe stata auspicabile una risposta più efficace, più incisiva, più tempestiva, uno sforzo profondamente europeo contro il virus, una maggior allocazione di risorse rispetto a quelle promesse, ma tant’è. Almeno stavolta la Commissione Europea ha dato segnali politici, non solo squisitamente burocratico- funzionalistici.

Poi è arrivata Christine Lagarde a buttare giù tutto. Dopo aver annunciato un aumento del Quantitative Easing infatti il Presidente della Banca Centrale Europea ha buttato lì, quasi distrattamente, come chiosa del suo intervento che i tassi di interesse non saranno ribassati e che “il ruolo della Bce non è ridurre gli spread”. Risultato? Piazza Affari ha perso in una sola seduta il 17% e finanche il Presidente della Repubblica Mattarella si è sentito in dovere di intervenire con una nota in cui afferma come l’Italia “attenda, a buon diritto, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”.

Due interventi contraddittori forse solo in apparenza.

Oggi, come poche volte in passato, la voce dell’Europa è quella autorevole del Presidente della Commissione, non quella di chi è a capo di un organismo indipendente, sebbene importante, come la Bce. Si potrebbe dire che dopo anni di prevalenza dell’economico, oggi è finalmente, di nuovo e per fortuna, il politico a prevalere. E già questa da sola pare una splendida notizia.

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