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Le 10 migliori serie TV del 2020

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Le 10 migliori serie TV del 2020

Una rapida (ma approfondita) scorsa tra le 10 migliori serie TV del 2020 che hanno saputo segnare quest’anno positivamente.

Tempo di lettura: 6 minuti

Se ci viene piuttosto difficile tirare le somme personali di questo incerto e caotico anno, con Le 10 migliori serie TV del 2020 possiamo invece fare un corposo recap di tutte le note positive seriali che ci hanno fatto compagnia in questi 12 mesi. Parallelamente alle stagioni successive di serie TV già da tempo avviate, piattaforme streaming e canali via cavo lanciano una quantità disarmante di prodotti ex-novo, la cui breve durata (di media dagli 8 ai 10 episodi) ci ha consentito di fare, qualora possibile, un avido bingewatching ed una scorpacciata di titoli di cui forse molti di noi ha già perso ampiamente il conto.

Ecco quelle che per noi sono le 10 migliori serie tv del 2020.

1. FREUD

Freud

In marzo Netflix rilascia gli otto episodi della mini-serie austriaca Freud, giusto in tempo per un po’ di avvincente compagnia durante il primo lockdown. Il personaggio principale, come il titolo suggerisce, è proprio l’imperituro padre della psicanalisi, Sigmund Freud, del quale tuttavia gli ideatori Kren, Hessler e Brunner ci offrono il risvolto (opaco) della medaglia: assuefatto alle droghe, insicuro di sé stesso e soprattutto beffeggiato diabolicamente dalla comunità di psicanalisti a causa delle sue improbabili teorie sull’ipnotismo. La mini-serie non si atteggia in alcun modo a biopic, ma si nutre di una sceneggiatura che mixa sapientemente personaggi realmente esistiti con vicende non solo inventate, ma dal tocco squisitamente onirico e mai ridondante.

2. Unorthodox

Unorthodox

Sempre in marzo e sempre su Netflix arriva Unorthodox, miniserie interamente in lingua yiddish che racconta la storia di Esty Shapiro, basata sull’autobiografia di Deborah Feldman. Esty è una giovane ragazza curiosa, intraprendente e con una spiccata voglia di vivere nuove esperienze, ma i suoi desideri sono costantemente annichiliti a causa della comunità chassidica di New York di cui fa parte, conosciuta per essere estremamente osservante fino quasi ai limiti dell’assurdo. La donna è relegata a ricoprire il mero ruolo di moglie e madre, divenendo un oggetto inanimato che non può permettersi il lusso di fantasticare. La miniserie scandaglia fino alle viscere questa prorompente forza d’animo di Esty che la spinge a ribellarsi e a provare costantemente ad uscire fuori dagli schemi. La sceneggiatura, asciutta ma molto penetrante, lavora di empatia ed identificazione, lasciando spesso lo spettatore a tastare un disagio emotivo travolgente.

3. Normal People

Normal People

Marianne (Daisy Edgar-Jones) e Connell (Paul Mescal) si incontrano durante gli anni del liceo, intessendo una relazione che, per incapacità da parte di entrambi, va avanti per molto tempo a singhiozzi. Sono loro i protagonisti di Normal People, miniserie disponibile su Starz Play il cui soggetto è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney. Quella tra Marianne e Connell non è la routinaria storia d’amore tra due liceali; è un viaggio, lungo e curvilineo, per il quale i due sono spiritualmente impreparati, almeno all’inizio. Ciò che li congiunge è una comunicazione prossemica che ha bisogno di maturare, evolversi e fiorire in un equilibrio relazionale al contempo stabile e dinamico. Il potere della miniserie risiede nella capacità di ritrovarci ad ogni step ad essere paradossalmente un po’ Connell ed un po’ Marianne, in una ambiguità umana emozionante che sa addirittura suggestionare.

4. We Are Who We Are

We Are Who We Are

E’ un sentiero selvaggio e audace quello della regia di una serie TV, ma Luca Guadagnino ha voglia di tentare. We Are Who We Are (Sky Atlantic) crea una società ibrida che ha come scenografia una fittizia base NATO a Chioggia ma abitata per lo più da statunitensi. L’ombelico di questo piccolo mondo sono Fraser Wilson, da poco trasferitosi con le sue due madri, e Caitlin Poythress, che guarda al suo padre intransigente e ligio come modello di vita. Guadagnino ci consente di saggiare i drammi adolescenziali che guardano intensamente alla ricerca della propria identità di genere e di conseguenza al giusto posto da guadagnarsi nel mondo. Fraser, infatti, è un energico queer che rivolge le sue tenue attenzioni ai giovani della base, mentre Caitlin indaga dentro e fuori di sé cosa significhi essere maschio. Al di là dell’amicizia, i due si sentono legati dalla sperimentazione fisica e dell’inconscio, facendosi da spalla e da guida l’uno per l’altra.

5. Ratched

Ratched

Nella top 10 di questo 2020 trova posto un altro titolo del catalogo Netflix, l’ultima squisitezza di Ryan Murphy: Ratched. I cinefili incalliti non possono di certo farsi scappare la trasposizione seriale di uno dei villan più iconici della storia del cinema, l’infermiera Mildred Ratched di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo‘ di Miloš Forman, ma la si consiglia vivamente anche a chi ha saltato la visione del film, dal momento che la miniserie non ne rappresenta in alcun modo un prequel. Murphy racconta, attraverso il personaggio di Mildred (interpretata – ovviamente – da Sarah Paulson), da un lato la condizione in cui i pazienti versavano nelle cliniche psichiatriche negli anni ’50 – tra lobotomie ed elettroshock – ma anche e soprattutto il conflitto interiore di una donna che fa difficoltà ad accettarsi per quello che è. Tra tinte pastello e visioni oniriche, Ratched convince sino all’ultimo, lasciando addirittura aperta la porta ad una papabile seconda stagione.

6. La regina degli scacchi

La regina degli scacchi

Del tutto inaspettatamente rispetto alle previsioni, La regina degli scacchi – ispirata dall’omonimo libro di Walter Tevis del 1983 – fa il botto catturando l’attenzione di spettatori di tutto il mondo. Ad oggi è ancora al primo posto dei titoli Netflix più visti. Anya Taylor-Joy è Beth Harmon, un’orfana che impara da ragazzina a giocare a scacchi grazie agli insegnamenti del custode dell’orfanotrofio in cui viene portata dopo la morte della madre. La scalata al successo di Beth dai campionati statali a quelli nazionali ed infine mondiali affascina e fa sognare, ma la vera protagonista della storia è la determinazione con la quale Beth prosegue in una vita che l’ha decisamente fatta partire in svantaggio rispetto agli altri. Il parallelismo tra il gioco degli scacchi e la vita è sottile ma presente ad ogni angolo; la miniserie è un inno al talento, alla caparbietà e alla forza d’animo che accompagnano Beth durante il suo percorso di vita e noi spettatori durante la visione de La regina degli scacchi.

7. Romulus

Romulus

Ampiamente atteso con ardente fibrillazione, su Sky Atlantic da novembre è disponibile Romulus, la miniserie tv in dieci episodi che vede Matteo Rovere come suo ideatore, regista e sceneggiatore. Che il tema delle nostre ataviche origini fosse caro a Rovere, lo avevamo già capito con il film Il primo re, rispetto al quale Romulus fa un piccolo passo indietro nel tempo decidendo di raccontare le vicende dei trenta popoli della Lega Latina, tra lotte fraterne, spodestamenti e scelte di vita dettate dallo spirito di sopravvivenza. Innovativo per la scelta di mantenere i dialoghi in lingua originale – il protolatino -, Romulus è uno spaccato minuzioso di una realtà storica verso la quale si rivolge troppo poco l’attenzione e che ha davvero voglia di soffermarsi sugli aspetti anche più minuziosi, riproducendo fedelmente costumi, villaggi e scene di caccia grazie all’ausilio di archeologi.

8. Tiger King

Carole Banskin

Mentre mezzo pianeta è in lockdown, su Netflix arriva una docuserie capace di catturare l’attenzione di milioni di persone in pochi giorni diventando un fenomeno di costume. Tiger King è il folle racconto della vita dell’eccentrico Joe Exotic, allevatore di grandi felini che inizia una battaglia con la rivale Carole Baskin, attivista che si batte per la liberazione degli animali dagli zoo. Tra i due inizia una guerra senza esclusione di colpi. In mezzo a tutto questo ci sono anche, in ordine sparso, tigri che azzanno delle persone, un omicidio, ricatti. Ed è tutto vero.

9. Tales from The Loop

Ispirata alle illustrazione futuristiche di Simon Stalenhag, Tales From the Loop, serie tv Amazon di genere antologico, mischia atmosfere retrò allo sci-fi. Otto storie diverse ma che condividono personaggi e ambientazioni comuni. Al centro di tutto una misteriosa macchina, chiamata The Loop, un grande acceleratore di particelle situato sotto una cittadina dell’Ohio. Il Loop influirà sulle vite degli abitanti di questa piccola città, provocandone tsunami interiori. Affascinante e suggestiva. Da non perdere.

10. The Outsider

Una scena di The Outsider

Miniserie HBO ispirata all’omonimo best seller di Stephen King. In The Outsider ci sono tutti i tòpoi più cari al romanziere del brivido: la periferia americana, i pregiudizi, l’ipocrisia, vittime pure e innocenti, il tutto contaminato da elementi fantastici e soprannaturali. 10 episodi in continuo crescendo, fino alla risoluzione del caso da parte del detective interpretato da Ben Mendelsohn.

E voi siete d’accordo con quelle che la nostra redazione ha reputata le 10 migliori serie tv del 2020?

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