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L’apertura dell’inchiesta per crimini di guerra israeliani nei Territori Palestinesi è passata inosservata

Dalle colonie ai check point, da Hebron a Gerusalemme Est, fino alla prigione a cielo aperto di Gaza: uno sguardo su quello che effettivamente vive ogni giorno il popolo palestinese.

Bandiera Israele

Di notte ti addormenti a casa tua, con tutte le camere, il bagno, la cucina, i balconi. Ti svegli il giorno dopo, e qualcuno ti ha preso una parte di camere, e ti lascia il resto. Ti addormenti, sperando che il giorno dopo sia migliore, e invece ti è rimasto soltanto il balcone.

E’ questo, ovviamente in maniera semplificata, il cuore dell’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi, rappresentata perfettamente non solo dalle colonie, ma anche e soprattutto dal Muro, che ingloba ciò che a Israele fa comodo e lascia fuori tutto il resto. Una storia che racconta di vessazioni continue da parte dei soldati nei confronti dei cittadini palestinesi, spesso impossibilitati anche soltanto a recarsi sul posto di lavoro per via dei numerosi check point, il cui accesso è legato talvolta all’umore del soldato di turno. Senza dimenticare quanto accade a Hebron, cuore della Palestina dove l’insediamento israeliano di fatto comanda su tutto il resto: nella zona del mercato si è reso necessario installare una rete di protezione, perché i “residenti” israeliani sono soliti tirare sassi, rifiuti e addirittura serpenti sui palestinesi che frequentano la zona.

Potremmo andare avanti ore. Potremmo raccontare di come con i nostri occhi abbiamo assistito alla chiusura della Spianata delle Moschee, di venerdì, perché un ministro di Israele ha ben pensato di effettuare una visita, incurante del giorno sacro per i musulmani palestinesi. Potremmo raccontare di come nella moschea di Hebron, dove c’erano donne e bambini a pregare, sono entrati soldati israeliani, ovviamente senza alcun rispetto per il luogo, scarponi ai piedi e fucile ad altezza uomo, per accompagnare due tipi piuttosto aitanti, che si comportavano come se tutto fosse stato roba loro. O ancora, la volontà dello Stato di Israele di costruire il Museo della Tolleranza sopra – letteralmente – il più antico cimitero arabo tuttora esistente a Gerusalemme.

Muro in palestina

Il quadro è questo, e a chi lo ignora o a chi lo nega consigliamo un giro da quelle parti. Tuttavia sono arrivate alcune novità. Importanti e inattese.

La Corte Penale Internazionale, per bocca della capo procuratrice Fatou Bensouda, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per crimini di guerra israeliani commessi nei Territori occupati palestinesi. “Ci sono basi ragionevoli per procedere, crimini di guerra che vengono o sono stati commessi in Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza”. Una vera e propria svolta, certamente a livello simbolico. Un passo atteso da tempo da parte del governo palestinese, che ha accolto con soddisfazione l’annuncio arrivato dall’Aia. “Un passo positivo e incoraggiante – ha invece commentato Saeb Erekat, capo della diplomazia dell’Olp – che ci porta più vicini all’apertura di un’inchiesta penale sui crimini commessi in Palestina, per porre fine all’impunità dei responsabili e contribuire alla giustizia”.

Ci sarà dunque una decisione, per la quale la Bensouda ha richiesto tempi brevi ai giudici: manca il territorio di giurisdizione, racconta NenaNews, “su cui dovrà esprimersi il tribunale, perché Israele non è membro della Cpi, così come gli Stati uniti: la Palestina ha invece aderito nel 2015”.

Ovvie le dichiarazioni di Netanyahu. “La Corte ha giurisdizione solo su denunce mosse da Stati sovrani. Non esiste uno Stato palestinese: si tratta di una decisione per delegittimare lo Stato di Israele”, riporta l’agenzia NenaNews.

E’ un lavoro che dura da anni, quello della Palestina: a partire dal 2015 è stata avviata “la raccolta di prove per dimostrare i crimini commessi da Israele, confische di terre, demolizioni di case, arresti in detenzione amministrativa (senza processo né accuse ufficiali), costruzione di colonie e trasferimento della propria popolazione in territorio occupato secondo il diritto internazionale, oltre alle migliaia di vittime civile durante le offensive militari contro la Striscia di Gaza”. Le basi erano state gettate nel 2005, con la sentenza della Corte Penale Internazionale, di condanna per il Muro di separazione. L’ordine era quello di smantellarlo. Sta ancora lì.

Chiudiamo con un consiglio, per chi ancora non ha ben chiaro cosa succede in Palestina. Cercate su Youtube “This is My Land”. Quello che vedrete è quello che accade a Hebron. Tutti i giorni. Solo che non lo sa nessuno.

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