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La creazione del “mondo perduto”: un insolito incontro tra Doyle e Jurassic Park

Nell’articolo si andrà a descrivere brevemente la storia del genere “mondo perduto”, cercandone i legami e una possibile evoluzione attraverso la sceneggiatura di Jurassic Park. In conclusione, si proverà a capire se è stato un atto volontario o meno.

Il mondo perduto di Doyle

“Ed eccoci infine tutti e quattro nella terra dei sogni, nel mondo perduto di Maple White”. In questa terra vi era “un pozzo, che probabilmente, in origine, era una delle bocche vulcaniche minori dell’acrocoro. Era concavo e, alla base, a diverse centinaia di metri da noi, presentava pozze di acqua verde stagnante contornate da giunchi. Già di per sé era uno strano posto, ma i suoi occupanti lo facevano sembrare una scena uscita dai gironi infernali di Dante. Era una colonia di pterodattili! Se ne vedevano a centinaia”. Una mattina dei giorni successivi “scoprimmo ben presto la fonte dell’orrendo ruggito che ci aveva svegliato nel cuore della notte. La palude degli iguanodonti era teatro di un massacro. Delle pozze di sangue e dei pezzi di carne erano sparsi ovunque: all’inizio immaginammo che fossero stati uccisi parecchi animali, ma poi, esaminando meglio i resti, scoprimmo che appartenevano ad un solo bestione, fatto letteralmente a pezzi da una creatura non più grossa di lui ma certamente più feroce…un allosauro o un megalosauro”.

Vi starete sicuramente chiedendo se questa citazione è un estratto tratto dalla sceneggiatura di un nuovo film presto al cinema o di un libro che prossimamente vedrete in libreria. Invece è stata scritta nel 1912 da A. C. Doyle nel libro Il mondo perduto: la valle dei dinosauri. Proprio lui, il celebre scrittore delle stranote avventure di Holmes e Watson, si è dedicato, tra le altre cose, anche al genere fantastico, accrescendolo e facendolo evolvere. Sembra incredibile ma c’è sempre stata, a partire da metà Ottocento, tutta una letteratura riguardante il tema “preistorico” o ad ambientazione preistorica. Per fare un esempio emblematico tra i molti, Julius Verne nel 1864 nel suo Viaggio al centro della Terra immaginava delle caverne nel cuore del nostro pianeta animate da dinosauri e uomini primitivi. Queste creature, però, passavano in secondo piano rispetto alla divulgazione geologica.

Viaggio al centro della terra

Gli sviluppi di questo tema sono stati sicuramente influenzati da riflessioni scientifiche che riguardavano proprio il periodo preistorico alla fine del XIX secolo: il darwinismo, teoria secondo cui il genere umano deriva dalle scimmie, si scontrava con la Creazione descritta nella Bibbia, e la Bone war, ossia da una parte una sorta di “corsa alle ossa”, dissotterrando fossili senza limiti, e dall’altra accesissime diatribe che facevano infuriare studiosi di tutto il mondo riguardo all’origine e alla ricostruzione dei grandi rettili. In tutto questo non bisogna dimenticarsi che le grandi esplorazioni dell’ignoto, non solo non erano finite, basti pensare a D. Livingstone e H. Stanley nel cuore dell’Africa o alla recente esplorazione dell’Australia di Cook, ma i resoconti erano popolarissimi e attiravano grande curiosità. Queste caotiche influenze culturali portarono Doyle a scrivere il suo Mondo perduto dando vita ad un nuovo tema letterario che è arrivato fino ai giorni nostri con il nome, appunto, di “mondo perduto”.

Questo tema è contraddistinto, all’interno del genere fantastico, sostanzialmente da due cliché creati a suo tempo da Doyle, più uno personale: uno è rappresentato dalla scoperta da parte dei protagonisti di un territorio che è sopravvissuto immutato per milioni di anni o comunque è riuscito a contenere al suo interno fauna e flora estinti o quantomeno antichi, una sorta di prigione naturale sfuggita alle leggi del tempo e dell’evoluzione; il secondo è dato dal fatto che in questo territorio immaginario, essendo fuori dal tempo, coesistono più specie che si sono evolute nel modo reale in periodi diversi, ad esempio dinosauri e primitivi, l’ultimo, il mio, è che questa scoperta deve essere fatta dai nostri protagonisti al giorno d’oggi. La ragione di questo inserimento personale è data dal fatto che la letteratura ha sviluppato un altro tema: i viaggi nel tempo, che risolverebbero l’incongruenza temporale e spaziale del mondo perduto, così, invece di trovare un territorio vergine rimasto intatto, si va a cercarlo nel tempo. Credo che queste due tematiche debbano necessariamente rimanere distanti. Quindi se Marty Mcfly volasse in un cielo del paleozoico, secondo me, non sarebbe da attribuire al tema “mondo perduto”, bensì ai viaggi nel tempo.

Marty McFly

Non mancano nella storia diverse riprese del tema sia a livello letterario sia a livello cinematografico. Tra i continuatori letterari più famosi abbiamo Edgar Rice Burroughs, il creatore di Tarzan, con il ciclo di Pellucidar (1914) e successivamente con la trilogia the Land that Time Forgot (1924), e John Taine con The Greatest Adventure (1930). Successivamente il genere pian piano va affievolendosi, vuoi perché le spedizioni esplorative non avevano più senso con i moderni aerei, vuoi per mancanza di nuove idee per sviluppare il tema. Il primo adattamento cinematografico del libro di Doyle è del 1923 di H. Hoyte, poi riprodotto nel 1960 in Mondo perduto dal regista Irwin Allen

Ma cosa c’entra Jurassic Park con tutto questo? Il libro di Doyle, come si può capire, è molto affine ai temi trattati dai film e con ogni probabilità ha influenzato la celebre saga, ma non lo si cita quasi mai. Perché? Semplice, il libro da cui è tratta la sceneggiatura non è di Doyle. Spielberg nel ‘90 acquistò i diritti di un manoscritto, ancora da pubblicare, dell’amico Michael Crichton intitolato appunto Jurassic Park. Suppongo una certa conoscenza tra i due poiché credo sia difficile comprare i diritti di un libro non edito se non conosci l’autore che te lo fa leggere in anteprima. L’autore più che descrivere un “mondo perduto” si concentrò sulla manipolazione genetica e le sue estreme conseguenze. Così come altri suoi romanzi, l’autore prende un tema d’innovazione scientifica e lo elabora all’interno di un romanzo.

Jurassic Park

Quindi se ci fossero stati dinosauri o pulci nel parco, il tema sarebbe rimasto una velata critica alla manipolazione genetica, ma non si può non notare gli evidenti punti di contatto: si ha un territorio dimenticato da Dio dove si crea artificialmente un “mondo perduto”, diverse razze di epoche diverse convivono (il famoso T-Rex del periodo Cretacico convive con lo Stegosauro del Giurassico superiore, oltre al fatto che, essendo un parco, ci sono esseri umani) e si svolge al tempo odierno. Tutto porta al tema tranne per il “mondo perduto” che è stato creato e non scoperto. Da questo punto di vista si può ben dire che Crichton ha dato una nuova evoluzione al genere, forse senza volerlo. La grande importanza del film, oltre a farci meravigliare per la prima volta al cinema di fronte a dinosauri realistici, sta proprio nell’evoluzione tematica che porterà sicuramente a nuovi sviluppi.

Il legame però con Doyle, se per il momento è un’ipotesi, diventa praticamente esplicito quando nel ’97 al cinema esce, sempre diretto da Spielberg (ma questa volta un po’ più distratto) e sceneggiato dal dottor Crichton, Il mondo perduto – Jurassic Park. La trama ripercorre tranquillamente i cliché classici del tema poiché il modo perduto è quello creato e forzatamente dimenticato del primo film, per non parlare del titolo. Insomma, innovazione o ripresa? Volontario o involontario? Da una parte il primo Jurassic Park innova il genere, sebbene la concentrazione dell’azione non sia nella scoperta di un posto, quanto di una ricostruzione del DNA dei dinosauri costruendo ex novo il mondo perduto, ma successivamente è innegabile il legame a doppio filo con Doyle e il filone da lui inaugurato. Inoltre, Crichton quando uscì il remake di Allen nel ’60 aveva una ventina d’anni e non posso non immaginarmelo ad un drive in con la sua fidanzatina. Non si può sapere se Crichton si sia coscientemente ispirato al genere o se ha utilizzato strumentalmente i dinosauri, però nel sito ufficiale alla voce Visionary viene paragonato ad un nuovo Julius Verne. Un caso?

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