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Cinema

Perché la classifica dei migliori 10 film del decennio dei Cahiers du Cinema contiene film poco conosciuti ai più (ed è giusto così)

La classifica dei 10 film più importanti del decennio secondo i Cahiers du Cinema: perché sono film poco conosciuti e perché è giusto così

Copertina Cahiers du Cinema

Come ogni anno, Cahiers du Cinema propone la sua lista dei migliori film dell’anno. Nel caso del 2019 si tratta dei 10 migliori film del decennio. Eppure, andando a scorrere la lista si notano film che quasi nessuno conosce. Nonostante questo, la loro scelta è difficilmente contestabile.

Cosa sono i Cahiers du Cinema

Tra il cinema d’essai e quello mainstream corre la stessa differenza che troviamo tra Bottura e la pizzeria sotto casa

Sono il più importante e antico mensile di cinema francese, da sempre orientato al cinema inteso come “arte”. Tra i suoi autori ci sono stati alcuni dei più famosi registi della Nouvelle Vague francese (Truffaut, Godard, Chabrol e altri) ed è quindi normale che nella sua famosissima lista dei 10 film migliori di ogni anno compaiano spesso (anche troppo) film francesi e film che sono sconosciuti al grande pubblico. I critici dei Cahiers difficilmente premiano il cinema mainstream, ma si occupano principalmente di cinema “d’essai”, qualcosa che è più vicino all’arte che a quello che normalmente definiamo come “cinema”. Per fare un paragone, tra il cinema d’essai e quello mainstream corre la stessa differenza che troviamo tra Bottura e la pizzeria sotto casa. La cucina di Bottura ha a che fare con il mangiare solo tangenzialmente, ha più a che fare con la bellezza, la bontà, la ricerca e molto poco con il saziarsi. Così il cinema dei Cahiers ha molto a che fare con la bellezza, le domande fondamentali della vita, i sentimenti, e molto poco con il sentirsi satolli e soddisfatti di cinema.

I migliori film del decennio

Nella classifica dei migliori dieci degli anni dieci troviamo al primo posto “Twin Peaks: The return”. Scelta quantomeno particolare, per quanto l’autore – David Lynch – sia molto amato dai Cahiers (molti suoi film sono tra i “migliori 10” degli anni passati e con Mulholland Drive aveva già “vinto” come miglior film del decennio passato): si tratta della terza stagione della serie Twin Peaks pensata per la TV, prodotta da una TV per una durata totale di 18 ore. Difficilmente potremmo categorizzare questa opera d’arte come “film” ma sicuramente la possiamo categorizzare come arte, nel senso più alto del termine.

David Lynch e Laura Dern in Twin Peaks

Scorrendo la classifica, al secondo e terzo posto troviamo due film francesi: come già accennato la Francia ha sempre una grande predominanza nelle classifiche dei Cahiers, mentre al quarto posto troviamo un film tailandese: Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, già vincitore della Palma d’Oro. Il film è quanto di più lontano dal cinema mainstream si possa immaginare e parla, come dice il titolo, di un uomo che, insieme con i suoi famigliari, ripercorre le sue vite precedenti.

Alla posizione numero cinque troviamo l’ultimo lavoro di Jean-Luc Godard, Le livre d’image, uno dei più importanti registi francesi: anche in questo caso l’opera è molto lontano da quello che comunemente definiamo “film”. Ci sono certamente le immagini e i suoni e la musica con un tema di fondo, ma difficilmente lo troveremo proiettato in un multisala.

Alla posizione numero sei troviamo il caso cinematografico del 2016: Toni Erdmann (uscito in Italia con il titolo “Vi presento Toni Erdmann”), unico film che vira verso la commedia e sicuramente uno dei film più “normali” della lista.

L’unica presenza italiana la troviamo in settima posizione: si tratta del film Mia madre di Nanni Moretti – non a caso, un autore amatissimo in Francia. L’ultima triade della classifica è di nuovo formata da film particolarmente ostici al grande pubblico.

Nanni Moretti e Margherita Buy in Mia Madre

Alla posizione numero otto troviamo Melancholia di Lars Von Trier. Che Von Trier sia un autore ostico è risaputo e Melancholia è probabilmente il suo film più ostico. Difficile dire perché la scelta dei Cahiers sia caduta su questo lungometraggio quando nello stesso decennio sono usciti, dello stesso autore, Nymphomaniac e La cas di Jack che, per chi scrive, sono due capolavori. Tuttavia non si può non notare come Melancholia affronti una tematica del tutto inusuale e abbia una compattezza visiva difficile da ritrovare in tutto il cinema di Von Trier.

La penultima posizione è stata attribuita a Under the Skin di Jonathan Glazer, il film più mainstream della lista, se non altro per la presenza della star hollywoodiana Scarlett Johansson. Del film si è molto parlato sia per il contenuto (la Johannson è un’aliena che seduce uomini e li utilizza per far funzionare macchinari alieni) sia per le scene di nudo della Johannson. Naturalmente, le scene di nudo nulla hanno a che vedere con le qualità del film che sono altre: il contenuto, certamente, ma anche e soprattutto le scelte visive e le riflessioni filosofiche che sicuramente sono i motivi per cui il film è stato inserito nella lista.

In ultima posizione, Lo strano caso di Angelica di Manoel de Oliveira: il grande vecchio del cinema europeo aveva 102 anni quando girò questo lungometraggio. Probabilmente l’inclusione all’ultimo posto della lista è da considerarsi un omaggio complessivo all’opera del grande regista portoghese.

Ma se non conosco questi film, sono un pessimo cinefilo?

Per quanto i Cahiers si pongano come massimi critici e depositari del vero cinema d’arte e nelle loro liste siano presenti alcuni degli autori più importanti del cinema del secondo dopoguerra, raramente hanno saputo (pre)vederne la grandezza premiando un autore per la carica innovativa. Se nelle liste troviamo Godard per venticinque volte (della predilezione per gli autori francesi abbiamo già detto), Fellini compare “solo” sette volte, Kubrick è in classifica con Full Metal Jacket (ma a pari merito con Rohmer: un francese, ça va sans dire) e Eyes Wide Shut mentre quell’opera seminale che è 2001: Odissea nello spazio è stata completamente ignorata. Perfino Tarantino è stato segnalato tra i migliori 10 solo a partire da Jackie Brown, nonostante fosse esploso a Cannes con Le iene e abbia vinto la Palma d’Oro con Pulp Fiction, il film più importante degli anni ‘90.

Classifica dei Cahiers du Cinema

Addirittura Von Trier, scoperto e lanciato dal festival di Cannes, è citato solo a partire da Melancholia (2011) quando ormai era un autore maturo e aveva già sfornato una serie ragguardevoli di capolavori che hanno segnato la storia del cinema.

Come tutte le classifiche, anche quella dei Cahiers du Cinema è parziale e di parte quindi se non conoscete alcuni o tutti i film e gli autori citati, non crucciatevi troppo: è normale che sia così. E non sentitevi in colpa se un film citato non vi è piaciuto: raramente l’arte piace a tutti, e ancor più raramente, come abbiamo visto, anche i più esperti riescono a cogliere la grandezza di un artista a prima vista. La cosa importante, spesso, è capire quali sono state le motivazioni che hanno spinto l’artista a realizzare l’opera in quel modo.

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