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L'apparenza delle cose Amanda Seyfried

Cinema

L’apparenza delle cose, un confuso thriller psicologico

Tempo di lettura: 3 minuti

Disponibile dal 29 aprile 2021 su Netflix, L’apparenza delle cose (titolo italiano di Things heard and seen) è tratto dall’omonimo romanzo del 2016 di Elizabeth Brundage. Lodato da Stephen King, è una storia ispirata all’antica tradizione horror delle case infestate. Prestata alla trasposizione cinematografica, tuttavia non riesce a restituirne appieno l’atmosfera e lo spirito. I registi Shari Springer Berman e Robert Pulcini “pasticciano” tra il thriller psicologico e l’horror, non riuscendo a valorizzare nessuno dei due aspetti narrativi. I protagonisti, la candidata all’Oscar Amanda Seyfried e James Norton sono le due punte di diamante, eppure non riescono a distogliere il pensiero che sia, usando una metafora scolastica, un film “intelligente, ma che non si applica”.

Un ambiguo legame familiare

Catherine e George Clare sono sposati da cinque anni. Lei è una restauratrice, lui un professore di storia dell’arte. George riceve una promozione e così decidono di trasferirsi da Manhattan a Chosen, un piccolo villaggio dello stato di New York, dove l’uomo insegnerà nel college cittadino. Di questo cambiamento potrebbero beneficiarne tutti, in primis lei che soffre di disturbi alimentari, ma anche il loro matrimonio. Gli eventi soprannaturali che di lì a poco accadranno saranno fatali per i due coniugi.

Una ghost story dalle grandi speranze

Il trailer era promettente, ma come spesso accade, anche ingannevole. L’apparenza delle cose scivola presto nella prevedibilità, l’elemento che più in assoluto avrebbe dovuto evitare. Il pubblico è abituato da anni di cinema di genere alle case infestate, testimone silenziosa di fatti di sangue avvenuti anni prima. Nel film, quindi, non era importante il cosa viene raccontato, ma come. I registi scelgono due strade parallele, il dramma di un matrimonio in crisi, e il soprannaturale che insidia la mente, minando la stabilità personale ed emotiva di Cat e George. Né l’una né l’altra linea narrativa, però, porta ad una conclusione originale.

Una convivenza forzata

Pesa sul risultato finale la forzata commistione tra generi. I jumpscares, tipici dell’horror, non vengono sfruttati abbastanza (strano a dirsi al giorno d’oggi); la tensione è altalenante e non crea una suspense tale da far interessare alla vicenda. E’ il dramma la colonna portante del film, ma per un motivo ben preciso: Amanda Seyfried, fresca nominata agli ultimi Oscar per il suo ruolo in Mank, riesce a restituire perfettamente le fragilità e le insicurezze di Catherine, così come James Norton è assolutamente in parte nell’interpretare l’uomo arrivista e pieno di sé. E’ giusto lodare le loro interpretazioni, perché nient’altro si può salvare. Se si vuol vedere un pastiche cinematografico degno di questo nome, meglio affidarsi a Le verità nascoste di Zemeckis o Angoscia di George Cukor.

Leggi anche: Le novità Netflix di maggio 2021

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