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Cinema

James Bond: come viene presentato il personaggio nei film di 007

Come sono state presentate le varie incarnazioni di James Bond sul grande schermo, da Sean Connery a Daniel Craig

007 James Bond

James Bond è uno dei personaggi più longevi del grande schermo. Grazie alla sua lunga vita è stato interpretato da diversi attori: Sean Connery, in diverse incarnazioni, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig.

Ogni volta che ci fu un cambio d’attore (o un ritorno, nel caso di Connery) si procedette alla “presentazione” del personaggio, anche perché ogni attore ha caratterizzato in modo diverso il personaggio. Rivedere oggi queste presentazioni è un modo per ripercorrere quarant’anni di storia cinematografica.

Sean Connery – Licenza di uccidere, 1963

I titoli di testa di Licenza di uccidere (Dr. No in originale)

E’ naturalmente l’esordio di 007 al cinema (ci fu qualche tentativo precedente, a dire il vero, ma ci occuperemo solo dei lungometraggi dal ‘63 in poi) e non si doveva solo presentare l’attore che avrebbe interpretato il personaggio ma il personaggio tout-cout.

James Bond non può che apparire ad un tavolo da gioco e in compagnia di una bella donna (Eunice Gayson). La scena è fulminante: la donna -di rosso vestita- perde una mano al gioco, chiede i soldi mentre la voce dell’uomo che ha vinto la mano (non sappiamo ancora chi è) dice “Ammiro il suo coraggio signorina…?”, sono le prime parole pronunciate da Bond: ma ancora non lo vediamo in faccia. L’inquadratura è sulle mani che stanno aprendo un porta sigarette.

La signorina lo guarda ammaliatrice: “Trench… Sylvia Trench. E io ammiro la sua fortuna signor…?”. Stacco.

Primo piano. James Bond fa la sua prima apparizione con una smorfia mentre si accende una sigaretta da un lato della bocca e con l’altro lato pronuncia la famosa frase (che allora non era per niente famosa) “Bond. James Bond.” Tra il cognome e il nome completo chiude con uno scatto l’accendino, mentre il tema principale risuona debole in sottofondo.

Sylvia propone di alzare il limite delle puntate, Bond (ovviamente) non ha obiezioni. Ma poco dopo deve andarsene. I due si alzano dal tavolo: lei naturalmente già conquistata dal fascino dell’agente segreto.

La cosa interessante è che nei tre minuti scarsi della scena, gli sceneggiatori sono riusciti a comprimere quasi tutti gli elementi costitutivi di 007: belle donne, gioco, rischio. Manca l’azione che però arriverà di lì a poco. Il James bond di Connery è caratterizzato da un (quasi) costante sorriso beffardo, una noncuranza degli eventi e una eleganza che non sarà più raggiunta in seguito. 

George Lazenby – Al servizio segreto di Sua Maestà, 1969

I titoli di testa di Al servizio segreto di sua maestà (On her majesty’s secret service)

Dopo aver interpretato Bond per cinque volte (e aver raggiunto una fama planetaria), Sean Connery decise di abbandonare il personaggio. Nel 1969 i produttori andarono a pescare l’australiano George Lazenby. La presentazione del nuovo Bond è molto più elaborata, anche se ricalca gli stessi stilemi di Connery: sigarette e belle donne.

Questa volta Bond è in macchina, l’inquadratura è frontale ma il volto è troppo scuro (in controluce) per distinguerne i tratti: riusciamo solo a vedere che si accende una sigaretta. Dopo essersi fermato ad osservare una donna sulla spiaggia e vedere che questa entra in acqua vestita decide di entrare in azione per salvarla. L’operazione naturalmente riesce e Bond riemerge dall’acqua con la signora, la adagia sulla spiaggia e la fa riprendere da uno svenimento. Bond è sopra di lei e il volto di lei è illuminato. Fino a quel momento il viso di Bond è sempre stato in controluce e non si sono mai scorti i tratti dell’attore. Mentre la donna rinviene la voce garrula di Lazenby esclama: “Good morning! My name is Bond” Stacco, primo piano dal basso, in soggettiva della donna. “James Bond”. E finalmente vediamo Lazenby e il suo sorriso. Questa volta la presentazione è molto più “action” rispetto alla raffinatezza (e un po’ di altezzosità) di Connery. Lazenby si rivelerà poi un buon Bond: più fisico rispetto al predecessore, ma vestito molto peggio, con la famosa battuta (“queste cose non succedevano a quello di prima”) che sembra rompere la quarta parete e con un blasone. Sul quale è scritto: “Il mondo non basta”.
Ma al pubblico Lazenby non piacque affatto.

Sean Connery – Una cascata di diamanti, 1971

Il trailer di Una cascata di diamanti (Diamonds are forever)

Visto il fiasco colossale di Al servizio segreto di sua maestà, Broccoli e Salzman (i produttori della serie Bond) andarono in pellegrinaggio in ginocchio a casa di Sean Connery (che nel frattempo non è che avesse fatto granché) e lo pregarono di tornare. Il buon Sean si fece prima ricoprire di sterline e poi accettò.

Se la presentazione della prima volta era stata a base di “gioco & belle donne”, qui ci voleva un po’ d’azione in più, ovvero il motivo per cui si era scelto Lazenby: un Bond più rude.

Dopo averle suonate per bene ad un paio di informatori Bond arriva alla presenza di una bellissima donna sdraiata in bikini. “Who are you?”, chiede lei.

Connery cammina verso la macchina da presa fino al mezzobusto e poi taglia corto: “My name is Bond, James Bond”. La donna chiede, con fare malizioso, se c’è qualcosa che può fare per lui e Bond si avvicina, le afferra il reggiseno, glielo strappa di dosso e glielo avvolge attorno al collo “Where is Ernst Stavro Blofeld?”. Di certo non un modo di fare che avremmo visto nel primo Bond.

Ma con Connery si torna all’eleganza nei modi e negli abiti e ad un tipo di Bond un po’ meno fisico.

Roger Moore – Vivi e lascia morire, 1973

Il trailer di Vivi e lascia morire (Live and let die)

Dopo “Una cascata di diamanti”, Connery disse “mai più” (ma si ricrederà 10 anni dopo). La produzione dovette mettersi di nuovo alla ricerca di un attore per il ruolo principale. La scelta cadde su Roger Moore. Per differenziarsi da Connery, ormai il Bond ‘istituzionale’ il Bond di Moore è molto più ironico e pieno di quei gadget che contribuiranno al successo della serie. La presentazione del personaggio, del “nuovo Bond” doveva essere sia qualcosa di completamente diverso sia inserito nella tradizione. Ma doveva anche essere qualcosa che caratterizzasse inequivocabilmente il nuovo corso.

Dopo gli esplosivi titoli di testa (Live and let die di Sir Paul McCartney, allora con i Wings) la scena si apre direttamente su Bond (Roger Moore) nudo a letto con una bella donna – non poteva essere altrimenti. I due vengono disturbati dall’arrivo di M e, poco dopo, Moneypenny a casa di Bond. Si innesca quindi un simpatico siparietto: M è all’oscuro del fatto che in casa ci sia una donna (un’agente italiana, nella versione originale; francese in quella italiana) mentre Bond e Moneypenny tentano di tenere la cosa nascosta. Il gadget del film (un orologio magnetico) viene consegnato a Bond direttamente da Moneypenny senza la solita presentazione di Q. Fin dalla primissima apparizione si capisce quindi come questo sarà un Bond completamente diverso da quello che si era visto fino a quel momento.

Sean Conney – Mai dire mai, 1983

Il trailer di Mai dire mai (Never say never again)

Dopo “Una cascata di diamanti” Connery disse “Mai più”: “Never again”, in inglese.

Tuttavia, a causa di una disputa legale, venne realizzato un film al di fuori della serie “canonica”. I produttori di questo Bond “spurio” pensarono di chiamare ad interpretare il ruolo principale proprio Connery. Si ripetè la scena di “Una cascata di diamanti”: i produttori andarono a casa di Connery imploranti, lo ricoprirono di dollari e lui accettò. Il titolo non poteva che essere “Never say never again”, ovvero: “Mai dire: ‘mai più’”.

La presentazione, questa volta libera dai canoni della serie classica, è action. Bond viene presentato come un uomo d’azione, tutto dedito alla causa: ovvero liberare una bella donna… che lo uccide. Si tratta però di una esercitazione e la regia non si pone il problema di tenere segreto il volto del protagonista. In effetti non c’è una vera e propria presentazione del personaggio. Il film in realtà è interessante per altri motivi: Connery che fa Bond, naturalmente, ma anche Klaus Maria Brandauer che fa Largo e Max von Sydow che interpreta Blofeld. Ma, soprattutto, Kim Basinger che fa Domino: una delle Bond-girl più belle e sexy che si siano mai viste. Alla regia, Irvin Keshner, freschissimo del successo di “L’impero colpisce ancora”.

Timothy Dalton – Zona pericolo, 1987

Il trailer di Zona pericolo (The living daylights)

Dopo l’addio di Moore alla serie canonica, per raggiunti limiti di età, fu chiamato a sostituirlo Timothy Dalton. La prima scena che lo vede coinvolto è una lunga scena d’azione a Gibilterra. E’ interessante notare come si svolge la scena: tre uomini si paracadutano da un aereo. Il primo atterra su un albero: la macchina da presa lo inquadra con un primo piano (per quanto ne sappiamo, potrebbe essere lui, Bond) mentre si toglie il casco di protezione e viene colpito da una guardia con un proiettile finto. Seguiamo poi le vicende del secondo: è impegnato a scalare una parete di roccia: a lui vengono riservate inquadrature un po’ più larghe.

Potenzialmente potrebbe essere lui il nostro Bond, ma poco dopo viene ucciso. Mentre cade dalla montagne e urla, viene inquadrato di spalle il terzo uomo che, sentendo il grido disperato del compagno si volta mentre la macchina da presa si avvicina con un carrello. Ecco il vero Bond.

Dalton è un Bond decisamente più rude rispetto a Moore e la scena d’azione iniziale nella quale è coinvolto è lunghissima. Si conclude con 007 che si paracaduta su uno yacht dove, guardacaso, una bella donna in bikini è al telefono (“…vorrei tanto trovare un vero uomo” e in quel momento Bond atterra sul tetto dello yacht). Lui, senza tanti complimenti, requisisce il telefono (She’ll call you back) e alla domanda di lei “Who are you?” risponde con la, ormai famosissima, “Bond, James Bond” ma pronunciata con insofferenza, quasi con urgenza. Non c’è fascino o solennità nella voce di Dalton. 007 comunica che farà rapporto in un’ora. A questo punto però entra nell’inquadratura un calice di champagne e la donna chiede: “Non mi fai compagnia?”, Bond, al telefono, conclude con “Potrebbero essere due”.

Pierce Brosnan – Goldeneye, 1995

Il trailer di Goldeneye

Timothy Dalton abbandona dopo solo due film e la scelta dei produttori cade su Pierce Brosnan. Anche a lui tocca una scena d’azione come presentazione. Durante tutta la prima parte della scena (si lancia dalla cima di una diga) il volto è tenuto nascosto: abbiamo solo un lampo degli occhi azzurri con una inquadratura strettissima alla Leone. Il volto in primo piano compare poco dopo mentre scosta una porta a mo’ di tendina. Da lì in poi è un florilegio di primi piani, dialoghi e azione. Si tratta probabilmente della presentazione meno esaltante del personaggio: lo spettatore viene proiettato immediatamente all’interno dell’azione e conoscerà il personaggio solo successivamente, durante il film. Nessuna frase fulminante, nessuna battuta entrata nella mitologia Bondiana. Brosnan torna in qualche modo all’eleganza di Connery ma con un’ironia più greve e con dei gadget che spesso sfiorano la fantascienza.

Daniel Craig – Casino royale, 2006

Il trailer di Casino Royale

Con “La morte può attendere” -ultimo film interpretato da Brosnan- la mitologia di Bond era ormai fuori controllo. Bond ferma il suo cuore, c’è una macchina che diventa invisibile e altri gadget e scene che rendevano il tutto a tratti imbarazzante.

Era necessario “asciugare” il tutto e ricominciare. La produzione ingaggia Daniel Craig e produce Casino Royale, vero e proprio “reboot” della serie. E la presentazione del personaggio era qualcosa mai visto prima in un film di Bond. E’ in bianco e nero ed è costituita da un dialogo ad altissima tensione intervallata da momenti in flashback di una scena d’azione estremamente rude con battute eccezionali (“Com’è morto?” “Il suo contatto? Non bene”) e un finale entusiasmante: “Non si preoccupi, il secondo è molto…” Bond spara e conclude: “Sì, decisamente”. Stacco sul flashback. La prima vittima che credevamo morta si rialza, ma Bond si gira di scatto e spara (la soggettiva è quella classica dentro la canna della pistola). Le donne e il gioco arriveranno poi durante il film. Il Bond di Craig è un assassino rude, ottuso e spietato, quasi mai ironico, come non si era mai visto prima.

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