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Serie Tv

Le prime impressioni su Servant, la serie diretta e prodotta da M. Night Shyamalan

C’è il regista de Il sesto senso e Glass M. Night Shyamalan dietro la nuova serie di Apple TV+ “Servant”. Le impressioni sui primi 3 episodi.

Servant

Ogniqualvolta leggo o sento pronunciare il nome di M. Night Shyamalan, ho un sussulto. Una sensazione strana, che non saprei neanche descrivere in maniera precisa. Avete presente quel meccanismo che succede quando ti fidi quasi ciecamente di una persona e poi, tutto ad un tratto, quella persona comincia a venire sempre meno a quella fiducia che hai riposto in lei, ma a cui comunque continui a dare testardamente una chance, anche sapendo di restare il più delle volte deluso? Ecco, con Shyamalan mi succede esattamente questo. E mi è successo nuovamente quando ho, prima, letto la notizia di una serie tv dove Shyamalan figura come regista e produttore esecutivo, e, poi, vedendo il primo trailer. Dargli ancora fiducia, ma rimanendo estreamamente prudente.

La serie tv in questione s’intitola Servant. I primi 3 episodi sono disponibili da qualche giorno sulla neonata Apple TV+. Come già affrontato dall’ottimo Attilio Palmieri in un precedente articolo pubblicato da queste parti, l’azienda di Cupertino ha scelto – perlomeno in queste prime fasi iniziali – una strada diversa da quella adottata dai concorrenti principali (Netflix e Amazon Prime Video) che rilasciano tutti gli episodi di una serie in un’unica soluzione.

Una scena di Servant

Servant segue le vicende di una coppia benestante di New York, Dorothy e Sean, colpiti da un lutto che segna indelebilmente la vita di chiunque si trovi a viverlo: la morte di un figlio. Se Sean cerca in qualche modo di reagire, Dorothy fatica a superare il trauma e decide di riempire la sua assenza con un bambolotto con le sembianze del figlio morto. La cosa particolare è che lo tratta come se fosse vivo. Dorothy, una volta ripreso il suo lavoro come inviata di un telegiornale, decide di affidarsi ad una baby sitter, Leanne Grayson, una giovane e timida ragazza che porta con sé più di qualche segreto.

Mettiamo le mani avanti: letta così la trama non presenta nulla di particolarmente originale. Il genere horror, a cui si ascrive questa serie, è pieno di situazioni simili (bambole inquietanti, decessi di infanti, simboli religiosi, ecc.) già sfruttate a dovere. Qui però siamo in territori diversi, di tipo seriale, ed è quindi lecito aspettarsi che certi cliché già ripetutamente battuti al cinema si evolvano in maniera completamente diversa.

Servant

Servant, fin dal primo episodio diretto da M. Night Shyamalan, si presenta come una serie claustrofobica che decide di non perdere tempo in tanti preamboli, portando lo spettatore subito nel cuore della trama. Ci sono quelle dosi di mistero e tensione necessarie a calarsi al meglio all’interno di un’atmosfera cupa e dark. Anche nei succesivi due episodi, le scene sono ambientate quasi interamente all’interno della casa, lasciando poco spazio all’esterno (un New York grigia e piovosa).

I due protagonisti (gli attori Lauren Ambrose e Toby Kebbell) sono fin da subito ben delineati. Lui, Sean, è uno chef che lavora da casa all’invenzione di nuove ricette e a preparare cibo per personalità prestigiose. Asseconda la moglie in questo tentativo malato e perverso di prolungare la presenza del figlio deceduto sostituendolo con un bambolotto. Lei, Dorothy, è una donna in evidente stato di confusione dove gli unici momenti di normalità li vive a lavoro. Una figura ancora poco tratteggiata, ma c’è tutto il tempo per farlo, è quella della babysitter. Qualcosa su di lei lo si inizia a scoprire già nel terzo episodio ed è chiaro che le rivelazioni a cui la serie andrà incontro saranno portate dal suo misterioso passato sui quale ha cominciato ad indagare Julian (Ruper Grint), fratello di Dorothy.

L’egregia regia di Shayamalan, che in quanto a tecnica conferma di saper destreggiare al meglio la macchina da presa, aumenta il livello ansiogeno di ogni scena del primo episodio. Cosa che, va detta, non si ripete nei successivi due dove il regista de Il sesto senso non figura come regista. E non è chiaro al momento se Shyamalan torni a dirigerne uno prima del termine.

Il cast di Servant alla premiere della serie

E’ ancora presto per dare un giudizio più preciso e strutturato ad una serie che si è mostrata, al momento, solo per un terzo. Al netto di qualche di qualche cliché del genere (il crocifisso impagliato e altre cose che a scriverle sarebbero considerate spoiler), le basi per costruire un qualcosa di convincente ci sono. Probabile che Servant non si riveli come serie rivelazione dell’anno, ma non è strettamente necessario rimanere a bocca aperta e gridare al capolavoro – parola ahimè strabusata per qualsiasi cosa che va dal sufficiente in su – ogniqualvota ci troviamo dinnanzi ad un buon prodotto.

L’unica cosa che perplime chi scrive ma che al contempo desta particolare curiosità, è la forma che assumerà la serie dal momento che Apple l’ha già rinnovata, prima ancora della sua uscita, per una seconda stagione. Come si evolverà la psicologia dei protagonisti? L’impianto narrativo su cui si basa la serie non rischia di implodere alla lunga? Domande, rischi e pericoli da affrontare con i guanti. La presenza di Shyamalan è al contempo una garanzia di affidabilità come un motivo di preoccupazione. Solo il tempo ci dirà se il vestito migliore per Servant è quello di una serie tv da (almeno) due stagioni e non quello di un film.

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