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Il viaggio in cielo di mamma Kusters

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Il viaggio in cielo di mamma Kusters, quarantacinque anni dopo

Nonostante siano passati 45 anni, quanto Fassbinder mostra nel Il viaggio in cielo di mamma Kusters appare quanto mai attuale.

Ho bisogno di stare da sola, tutti ne abbiamo bisogno, ognuno deve fare la sua strada” dice Ingrid Cavern (Corinna) alla madre Brigitta Mira (Emma Kusters). Questa frase condensa perfettamente uno degli aspetti tematici de Il viaggio in cielo di Mamma Kusters di Rainer Werner Fassbinder, ovvero l’atomizzazione che la liberazione dei costumi, da poco avvenuta – siamo nel 1975 -, coniugata con un deciso aumento del benessere materiale, ha portato nella vita delle persone, un inquietante lascito di una rivoluzione sociale a prima vista indubbiamente positiva. Sciolte dal vincolo della tradizione, che obbligava le persone a rimanere ancorate ai propri nuclei sociali di appartenenza, le nuove generazioni sono sì più libere di autodeterminarsi e di seguire le proprie inclinazioni, ma hanno visto massicce dosi di cinismo venire a plasmare le loro personalità, assieme ad un vuoto affettivo, messo in luce da Fassbinder dalla smania che le due donne del film oltre a Mamma Kusters, ovvero la figlia Corinna e la nuora Helena, hanno di lasciare la casa dell’anziana da poco rimasta vedova. Esse si rivelano incapaci di accettare alcun limite alla propria sfera narcisistica, neppure per mostrare solidarietà alla decana della famiglia in un momento tanto drammatico come l’improvvisa morte per suicidio del marito Hermann, che prima di togliersi la vita ha ucciso il figlio del suo datore di lavoro.

Ecco che il film sembra quindi animato da un afflato “conservatore”. Nella trentennale unione di Hermann ed Emma Kusters, nonostante i silenzi reciproci e le intemperanze di lui (qualche volta l’ha anche picchiata), c’era spazio per una prospettiva, nonostante Hermann mangiasse salsicce e non fosse abbastanza sofisticato per la suocera Helene che ne disprezza l’alimentazione all’inizio del film. Lo vediamo dalla grazia che Fassbinder inserisce nel personaggio di Emma Kusters, la delicatezza della trama emotiva che emerge dalle sue parole quando rievoca il marito, che certo non era perfetto. Ma quello dei coniugi Kusters era ancora un mondo con delle coordinate e dei vincoli precisi; ciò che è venuto dopo, che Fassbinder mostra per contrasto nella relazione dei personaggi con l’anziana signora e la tragedia occorsa al marito, è stato molto peggio.

Il viaggio in cielo di mamma Kusters

Siamo precipitati, sebbene il testo di Lyotard La condizione postmoderna sia successivo di 4 anni rispetto al film, in un incubo postmodernista nel quale, con l’affacciarsi di narrazioni diverse del mondo teoricamente tutte con pari dignità, è scomparsa la nozione stessa di verità e occorre rassegnarsi alla sistematica adulterazione del senso stesso della propria esistenza.

Non esiste un modo per ricostruire il retroterra del gesto di Hermann e rappresentare davvero la sua biografia; ogni tentativo della moglie sarà vano, persino la figlia contribuirà a perpetrare un’immagine falsata del padre, poiché la distanza tra il suo mondo e quello della madre – il solo che offra squarci di verità su Hermann – è ormai incolmabile. Da questo aspetto probabilmente discende la radicale diffidenza che tutti nel film hanno per i loro simili e il modo sempre strumentale con il quale si rapportano agli altri, ad esempio Corinna che mette in guardia la madre dicendole che i comunisti non sono davvero interessati a lei.

Il viaggio in cielo di mamma Kusters

Nonostante siano passati 45 anni, quanto Fassbinder mostra nel Il viaggio in cielo di mamma Kusters appare quanto mai attuale. Pare infatti non sia ormai più possibile pensare se non in termini negativi, senza voler abbracciare il radicale pessimismo del regista tedesco basta osservare le campagne elettorali odierne per accorgersi che molta più cura è posta alla demolizione dell’avversario che alla vera e propria elaborazione di programmi da attuare. Tutto ciò sembra il portato dell’estremo relativismo nichilista che già in questo film lontano ormai nel tempo veniva stigmatizzato.

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