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Il primo mondiale di calcio vinto dall’Italia nel 1934

A 86 anni di distanza dalla finale tra l’Italia e la Cecoslovacchia, ripercorriamo il percorso che ha permesso agli azzurri di laurearsi per la prima volta nella loro storia Campioni del Mondo e al calcio nostrano di elevarsi e distinguersi rispetto ai propri rivali continentali.

Festeggiamenti della nazionale di calcio italiana al mondiale 1934

La FIFA (Fèdèration Internationale de Football Association) è la federazione che gestisce tutti i maggiori eventi calcistici del mondo che venne fondata e ideata nel maggio del 1904 dal giornalista francese Robert Guerin e dal banchiere olandese Cornelius Hirschman. Fin dagli albori della sua creazione, i due fondatori tentarono in tutti i modi di istituire un torneo fra nazioni, che aveva la funzione di decretare la più forte squadra del mondo, ma a causa di numerose problematiche tutti questi sforzi rimasero vani e i due si dovettero accontentare del Torneo Olimpico come unica vetrina per far espandere a macchia d’olio la passione per questo sport.

Questa complessa situazione rimase in stallo fino al marzo del 1921, quando venne eletto come nuovo segretario della FIFA il francese Jules Rimet.
Durante il suo mandato i Tornei Olimpici del 1924 e del 1928, entrambi vinti dalla nazionale uruguaiana, riscossero un notevole successo nell’opinione pubblica, creando numerosi nuovi appassionati in tutto il mondo.
Proprio grazie agli ottimi riscontri ricevuti, Rimet convocò un Congresso della FIFA ad Amsterdam con i più importanti delegati dell’epoca, tutti molto concordi all’istituzione di questa nuova competizione, anche se non riuscivano a trovarsi in accordo su quale Nazione avrebbe dovuto ospitare questo evento trascendentale. Alla fine la corsa a due tra Italia e Uruguay, per eleggere la sede del primo campionato mondiale, premiò i sudamericani che si trovavano in una situazione economica incredibilmente florida e avevano acquisito un’impensabile credibilità grazie ai 6 anni di dominio internazionale a livello olimpico. Sebbene l’Uruguay si offrì di pagare le spese a tutte le squadre che si fossero presentate, numerose nobili europee si rifiutarono di parteciparvi a causa dell’insormontabile viaggio, fra queste ovviamente anche l’Italia, che disillusa dalla scelta della FIFA si auto-escluse dal primo campionato mondiale della storia.

Formazione nazionale italiana 1934

Il Mondiale ospitato e vinto dall’Uruguay nel 1930 fu un successo su tutti i fronti e convinse Rimet a proseguire su questa linea.
Nell’ottobre del 1932 durante il Congresso di Zurigo, venne indicata l’Italia come organizzatrice del secondo campionato mondiale, grazie alla forte spinta del segretario della FIGC dell’epoca, Ottorino Barassi.
I criteri erano lineari e coerenti a quelli che avevano premiato l’Uruguay 4 anni prima, infatti l’Italia aveva un dominio egemone sul resto dell’Europa da un punto di vista calcistico e il nostro campionato veniva considerato la meta ideale per i calciatori provenienti dall’Estero. Inoltre, a differenza dei giorni d’oggi, gli impianti sportivi italiani dell’epoca erano i più moderni e avanguardisti di tutta l’Europa. Senza dimenticare il fatto che Mussolini intuì prima di tutti l’importanza dello sport come mezzo propagandistico in quanto una vittoria sportiva avrebbe infervorato il popolo, facendogli dimenticare le brutture di vivere sotto una dittatura.

Il vero demiurgo della nazionale italiana però era Vittorio Pozzo, figura centrale del calcio nostrano nei suoi primi 30 anni di vita e l’unico nella storia del gioco ad aver vinto due Coppe del Mondo da capo allenatore, considerato da molti il più grande commissario tecnico della storia degli azzurri. Le città che vennero scelte per ospitare il torneo furono Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Trieste e Torino.
Per la prima volta nella storia dei mondiali furono giocate delle qualificazioni, dato che per i 16 posti disponibili si candidarono 32 squadre affiliate alla FIFA.
Con queste premesse il 27 maggio del 1934 iniziò la seconda edizione del Campionato di Calcio.

Locandina mondiali 1934

Fra le 16 squadre qualificate al torneo ci furono numerose sorprese, prima fra tutti l’esordio di una squadra africana a un Mondiale di Calcio, l’Egitto.
La Romania era riuscita a eliminare contro ogni pronostico la Jugoslavia che si era ben comportata al mondiale precedente arrivando terza, e proprio durante questa manifestazione esordirono nazionali del calibro di Spagna e Olanda.
Le protagoniste del torneo, però, erano sostanzialmente 4: Italia, Germania, Cecoslovacchia e Austria, che non casualmente si ritrovarono in semifinale.

L’Italia era la padrona di casa e aveva all’interno della sua selezione giocatori oriundi del calibro di Monti, Orsi, Guaita, oltre che al fuoriclasse Meazza, il primo grande campione che partorì il calcio nostrano.
L’Austria era guidata da Hugo Meisl, il padre del calcio danubiano, che aveva fra le sue fila il più forte calciatore dell’epoca, Matthias Sindelar.
La Cecoslovacchia aveva un gioco che riprendeva molti aspetti dal calcio austriaco, ma rispetto ai cugini teutonici aveva una squadra molto più completa formata da campioni come Planicka, il più forte portiere dell’epoca assieme a Zamora, Puc e Nejedly, che con 5 reti vincerà il titolo di capocannoniere del Mondiale. La Germania, invece, era radicalmente legata al WM inventato da Chapman (un 3-2-2-3 vedendolo con gli occhi di oggi) leggermente rivisitato dal loro commissario tecnico Otto Nerz.
La semifinale tra Italia e Austria fu una partita equilibratissima decisa da un gol molto dubbio di Enrique Guaita, ma il vero eroe di quella partita fu il portiere Combi che riuscì a sventare tutte le offensive austriache.
Nell’altra semifinale Nejedly regoló, con una maestosa prestazione condita da tre reti segnate, la nazionale tedesca, portando la Cecoslovacchia in finale.

Prima pagina Corriere della Sera

Il 10 giugno 1934, Italia e Cecoslovacchia scesero in campo allo stadio Nazionale del PNF, a Roma, davanti a 55000 spettatori in visibilio.
L’arbitro designato per questa partita fu lo svedese Ivan Eklind, che aveva già arbitrato la controversa semifinale con l’Austria e addirittura dopo la conclusione del campionato del Mondo venne accusato di essere simpatizzante del regime fascista.
Il primo tempo della gara fu clamorosamente sottotono e si concluse a reti inviolate, probabilmente gli azzurri pagarono l’incredibile pressione di giocarsi tutto nel loro stadio di casa. La partita si accese solamente nel secondo tempo; Meazza e Schiavio parecchie volte giunsero davanti alla porta di Planicka, che riuscì sempre a sventare gli attacchi azzurri.
Al 71’ un rocambolesco tiro di Puc sbloccò l’incontro, portando la Cecoslovacchia in vantaggio. Da questo momento in poi l’Italia tentò di gettare il cuore oltre l’ostacolo, attaccando a pieno organico per ribaltare il risultato.

Prima pagina de La Stampa vittoria Italia ai mondiali di calcio 1934

Proprio mentre la partita si stava per concludere, a 5 minuti dalla fine, Raimundo detto “Mumo” Orsi segnò la rete del pareggio, facendo esplodere di gioia i tifosi italiani.
I tempi regolamentari si conclusero sull’1-1, così la finale del 1934 necessitò dei tempi supplementari per eleggere un vincitore.
Al 5’ del primo dei due tempi supplementari, Angelo Schiavio, celebre attaccante del Bologna, impattò il risultato sul 2-1.
Nonostante gli incredibili sforzi con cui si prodigarono i giocatori cecoslovacchi, il gol di Schiavio risultò decisivo per la vittoria finale del titolo.
A fine partita tutti i giocatori italiani si ritrovarono al centro del campo e in un gesto quanto mai significativo, portarono in spalla il commissario Pozzo, che più di tutti, grazie al suo stile rude e la sua onestà tracimante, aveva messo le basi per questo successo insperato.

Nei mesi successivi furono tante le polemiche e il successo azzurro al mondiale di calcio del 1934 verrà sempre vilipeso e screditato. Certamente il periodo storico in cui è avvenuto e i favoritismi ricevuti in quanto nazione ospitante, non hanno aiutato a ripulire un po’ l’immagine del successo, ma ciò che resta, al di là delle futili polemiche, sono le storie di quei meravigliosi ragazzi scelti minuziosamente dal loro inarrivabile CT che si mostrarono al mondo in quel caldo giugno del 1934.

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