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Il Klimt ritrovato: la storia di “Ritratto di signora”

La storia del dipinto Ritratto di signora di Klimt appena ritrovato a Piacenza: dalle origini, al furto. Un quadro a cui piacciono i colpi di scena.

Klimt, ritratto di signora

A quanto pare, “Ritratto di signora” di Gustav Klimt è stato ritrovato. Quasi tutti i quadri importanti sono associati ad aneddoti, storie, leggende ma questo quadro di Klimt ha una storia particolarmente avventurosa che vale la pena di essere raccontata.

Klimt dipinge il ritratto attorno al 1916-1917, chi sia la “signora” non si sa ancora oggi anche se si suppone che possa essere Alma Mahler (musa e amante del pittore austriaco) o Ria Munk. Nell’agosto del 1925, il quadro è a Venezia e viene acquistato da Giovanni Ricci Oddi, ricco collezionista piacentino che decise di donare alla città la sua cospicua raccolta di opere d’arte contemporanee. Quando la galleria venne inaugurata, nel 1931, il quadro faceva mostra di sé e venne ammirato dai principi di Piemonte.

Dopo 22 anni il quadro ricompare, nella maniera più inconsueta possibile

L’esistenza del quadro sembrava doversi placidamente concludere nelle stanze di una galleria di una sonnecchiosa città di provincia italiana ma nel 1996 sul dipinto vengono fatti degli studi e si scopre che sotto al dipinto di una donna in abiti primaverili che vediamo oggi ne era presente un altro. La stessa donna, nella stessa posizione, ma con abiti invernali: un grande cappello e una sciarpa. Ci si rende conto in questo modo che Klimt aveva dipinto la prima versione nel 1910, l’aveva esposta a Dresda nel 1912 e poi il dipinto si credeva disperso: in realtà era stato solo ridipinto.

Un anno dopo, nel 1997 il quadro viene rubato. Non si capì mai come: venne ritrovata la cornice, ma il quadro era scomparso. Le ricerche delle forze dell’ordine furono del tutto inutili e si fecero numerose congetture, dalle più semplici fino alle più fantasiose (riti satanici) e, nonostante una confessione, del quadro si perse ogni traccia.

Ma, evidentemente, a “Ritratto di signora” piacciono i colpi di scena perché dopo 22 anni il quadro ricompare, nella maniera più inconsueta possibile.

La galleria Ricci-Oddi di Piacenza è un edificio piuttosto grande, costruito appositamente per accogliere la collezione nelle vicinanze di un antico convento. L’edificio è circondato da un bel giardino che, come tutti i giardini, ha la naturale tendenza a crescere. L’edera, in particolare, come tutti sappiamo, è una pianta infestante e quella che si arrampicava su una delle pareti della galleria cominciava ad essere un po’ troppo invadente. Il comune decide quindi che ha bisogno di una bella ridimensionata.

L’interno della galleria Ricci Oddi di Piacenza

I lavori partono e la macchina che si occupava dell’edera un po’ troppo esuberante incappa in una specie di botola: una intercapedine della parete chiusa da uno sportello. Gli operai si avvicinano per sincerarsi che la macchina stia facendo bene il suo lavoro e, nella botola scoprono un involucro. Lo aprono e liberano il quadro, lì rinchiuso da 22 anni.

I ladri, con ogni probabilità, avevano rubato il quadro e l’avevano nascosto nella botola con il progetto di recuperare il tutto in un secondo tempo. Ma il clamore mediatico seguito al “colpo” aveva impedito loro di recuperare la refurtiva e, con il passare degli anni, l’edera ha aiutato a tenere il segreto ancora più celato. E così il quadro è rimasto lì, per 22 anni. Mentre ci si interrogava su che fine potesse aver fatto con le ipotesi più fantasiose, ci si era scervellati su come i ladri avessero potuto uscire con il quadro, dove lo avessero nascosto e cosa ne avessero fatto, lui era lì che attendeva, all’ombra di una vecchia edera.

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