fbpx
Connect with us

Cinema

Il dottor Stranamore: come ridere del massacro

Il dottor Stranamore è tornato nei cinema per offrire agli amanti del cinema l’imperdibile occasione di rituffarsi in uno dei tanti capolavori di Kubrick.

Slim Pickens ne Il dottor Stranamore

Chi è elevato ride di ogni cosa che appare nel mondo. E si uccide infine molto di più e meglio col riso che con l’ira.

F. W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883.

Il dottor Stranamore – Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) è tornato nelle sale italiane per offrire agli amanti del cinema l’imperdibile occasione di rituffarsi in uno degli universi più autorevoli ed autoriali di ogni tempo, quello di Stanley Kubrick. Un capolavoro. Uno dei tanti, del Maestro.

RIDERE DELL’APOCALISSE NELL’ORA PIÙ BUIA

La crisi missilistica cubana del ‘62 aveva preceduto di qualche mese l’inizio delle riprese de Il dottor Stranamore: mai, come in quei concitati giorni di ottobre, la Guerra Fredda era stata tanto calda. L’intera razza umana aveva inconsapevolmente gravitato sull’orlo del baratro, e solo uno spirito per certi versi superomistico poteva immaginare di ridere della catastrofe appena scampata. Kubrick lavora alla sceneggiatura con Peter George, autore del romanzo Red alert (1958) dal quale il film è liberamente tratto. Nel giro di qualche settimana, però, si rende conto che le situazioni apocalittiche lì descritte sfociano sempre in qualcosa di irresistibilmente comico. Seguendo la massima proustiana secondo la quale il vero viaggio consiste nel guardare lo stesso mondo con occhi diversi, Kubrick decide di assecondare fino in fondo il proprio istinto, optando quindi per la strada del grottesco. Chiama così lo sceneggiatore Terry Southern affinché curi i dialoghi, e dall’alchimia dei due nascono la maggior parte delle situazioni e dei nomi del film, compreso il personaggio stesso di Stranamore, del tutto assente nel romanzo.

LA FUNZIONE SESSUALE DEI NOMI

Una semplice rassegna dei nomi dei personaggi basterebbe, da sola, a palesare l’intento giocoso del Maestro, esplicitando ancora una volta la scarsissima considerazione nella quale tiene l’animale politico. I primi due soggetti che irrompono sulla scena sono forieri di nomi che rivelano moltissimo sulla dinamica sessuale intrinseca alla loro azione e a quella dell’intero film. La palese assonanza del generale Jack d. Ripper con il suo illustrissimo semi-omonimo, rende evidente la funzione di “squartatore”, di alteratore dell’equilibro politico/organico vigente sullo scacchiere globale. Gli fa eco il colonnello Mandrake, il cui nome rimanda alla mandragora che dai tempi antichi si ritiene dotata di proprietà afrodisiache. L’alleanza storica tra Stati Uniti e Gran Bretagna nella Guerra mondiale e nel Patto Atlantico ha poco a che fare con la relazione passionale, istintiva e sessuale che si instaura fra i due. Un suggerimento, come speso accade in Kubrick, arriva da un utilizzo formale del montaggio. La prima comunicazione tra Ripper e Mandrake, infatti, avviene subito dopo i titoli di testa, quando un KC-135 viene ripreso nell’atto di rifornire un Boeing attraverso un braccio meccanico molto simile a un fallo. Qualche fotogramma più avanti, ed ecco che il generale Ripper viene “collegato” a Mandrake dal filo telefonico, in una consonanza di forme, volumi e spazi che richiama quella tra i due velivoli.

Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

In questa luce, probabilmente, è possibile riconsiderare anche alcuni dettagli apparentemente insignificanti del profilmico ripreso nel corso della telefonata. A Ripper corrispondono forme falliche d’ogni sorta (su tutti il sigaro e il modellino di un aereo fin troppo ingombrante che fa bella mostra di sé sulla scrivania; e poi penne, microfoni, pistole), mentre dietro Mandrake si moltiplicano le forme rotondeggianti delle bobine. La dinamica pulsionale viene man mano esplicitata nel corso del dialogo all’interno dell’ufficio di Ripper. Il generale fa riferimento diverse volte a un presunto piano sovietico di inquinamento dei «nostri più preziosi fluidi vitali», ma diventa sempre più chiaro – e infine esplicito – che la fluorocontaminazione di cui vaneggia è solo un pretesto. La semantica più profonda ha piuttosto a che fare con la ritenzione seminale che Ripper si è autoimposto, in ossequio a una prescrizione che gli antropologi hanno riscontrato in diversi contesti culturali e che associa alla mancata dispersione del seme un’accresciuta aura spirituale. Mandrake, fedele al proprio nome e quindi alla propria funzione, accompagna/coadiuva il risveglio sessuale di Ripper, che gli chiederà di “tenergli la cinghia” mentre il povero Mandrake confessa, in un’alquanto insolita posizione, che, pur impossibilitato a farlo, gli piacerebbe tanto “venire”.

Sterling Hayden in Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Sterling Hayden in una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Anche gli altri protagonisti della grottesca vicenda svelano la propria funzione sessuale già nei nomi. Così è per il generale Buck Turgidson, letteralmente “figlio (del?) turgido”. Da notare, di sfuggita, che il nome Buck viene comunemente utilizzato per indicare il dollaro (la vicinanza al Bill – letteralmente “banconota” – di Eyes Wide Shut non potrebbe essere più evidente, sintomo di quella densità di sguardo kubrickiana che problematizza anche il più insignificante dei nomi). Turgidson è colui il quale persino nella War Room non riesce a scrollarsi di dosso le attenzioni dell’amante, ed è visibilmente il più convinto (cioè il più eccitato) della necessità dell’attacco. A bilanciare tali istinti c’è il presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley, meno avvezzo all’immediato soddisfacimento istintuale proprio in quanto “murky” (torbido, confuso, nebuloso) e “muffle(r)”, con il secondo termine che rimanda sia alla sua funzione mediatrice, sia all’intimità femminile. Ecco spiegato perché egli pare poco convinto del piano per il ripopolamento globale ideato nei minuti finali da Stranamore. In stridente contrasto con tutti i propri collaboratori, ansiosi di sganciare l’ordigno, Muffley è l’unico a voler trovare una soluzione razionale e metodica, che dopotutto traspare persino nei modi decisamente poco mascolini mostrati nel corso della telefonata con il presidente russo Kissoff (“baciare il sedere”) sulla cosiddetta “hotline”. Riferimenti sparsi alla dinamica pulsionale (anche se non necessariamente erotica) sono disseminati ovunque: si va dai richiami al marchese De Sade dell’ambasciatore russo fino al colonnello Bat Guano (letteralmente “sterco di pipistrello”), passando per il maggiore T. J. “King Kong” che cavalca la bomba fino alla località russa designata per l’attacco, significativamente indicata come “La(-)puta”. Piccola curiosità: la ragazza che appare nel numero di Playboy sfogliato sul Leper Colony è la medesima che allieta la serata del generale Turgidson: colui il quale, come Bill Harford, è pronto a pagare per il sesso.

IL CORPO DI STRANAMORE COME CHIAVE DEL FILM

Un discorso a parte merita il terzo personaggio interpretato da Sellers, il dottor Stranamore. Il personaggio potrebbe essere ispirato a Wernher von Braun, un ingegnere nazista alle dipendenze del governo statunitense da circa un ventennio nel 1964, anno di uscita del film. Una figura complessa, la sua, ritenuta fondamentale nel successo degli americani in quella corsa alla luna che anche i suoi progetti missilistici resero possibile. Alle dipendenze della NASA, Von Braun aveva anche iniziato una stretta collaborazione nientemeno che con Walt Disney, al fine di divulgare presso le masse – appena raggiunte dall’apparecchio televisivo – il tema del viaggio spaziale, al centro dei suoi pensieri sin da quando serviva il Führer.

Peter Sellers ne Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Peter Sellers in una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Anche l’onomastica del fantomatico dottore si colloca alla perfezione nel complessivo climax sessuale del film, designando un personaggio dalla viva – per quanto terribile – perspicacia. L’amore di Strangelove ha ben poco di “strano” se situato nella complessiva polifonia filmica. Egli, come tutti gli altri personaggi, è (il più) spersonalizzato e (il più) funzionale, nella sua glaciale e utilitaristica meccanicità. Persino il suo cognome è la quintessenza del grottesco, in quanto l’amore è privo di ogni romantico sentimentalismo e, viceversa, declinato esclusivamente in chiave pulsionale ed erotica. È proprio in questa luce che la dimensione meramente visiva, posturale, prossemica del personaggio (nel rispetto dell’estetismo e della visualità kubrickiana) si fa urgente e pregnante. Stranamore reca sul suo corpo non solo la connotazione sessuale dell’intero film. Sebbene sulla sedia a rotelle, immobilizzato in un corpo “addormentato” o imprigionato (topos identico a Barrry Lyndon e Arancia Meccanica), il dottore non riesce a sottrarsi ai moti pulsionali che tracimano (e, alla fine, esondano) gli argini fisici della deficienza biologica. Di là dalla spinta libidica che – quella sì – accomuna tutti i personaggi in scena (presidenti, generali, colonnelli, ambasciatori e militari degli opposti schieramenti), e che lo porta a ideare un allettante e spregiudicato piano eugenetico, è il suo corpo tutto a palesare la metafora sessuale e la dimensione pulsionale. Di fatto, il suo corpo non riesce mai a trattenersi, nemmeno in quegli ambiti di (presunto) dominio della ragione: né nella parola, con i frequenti sconfinamenti in una retorica da Terzo Reich (compreso l’appellativo “Mein Führer” rivolto al presidente Muffley); né nella postura, con quel braccio che, pur essendo preso a pugni e morsi, proprio non vuol saperne di evitare il saluto nazista come una metaforica erezione.

Peter Sellers in una scena tratta da Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Peter Sellers in una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

In questo costante, progressivo climax, è quasi comico notare quanto non solo il corpo di Stranamore, ma anche quello degli altri uomini all’interno della War Room accompagni fisicamente la (non più tanto) metaforica erezione. Poco prima dell’esplosione finale, infatti, tutti i militari e gli uomini del governo statunitense sono in posizione frontale ed eretta, con l’unica eccezione del presidente Muffley. A questo punto, poco prima della liberazione finale, è del tutto ovvio che Stranamore riesca finalmente a simulare l’erezione alzandosi dalla sedia a rotelle: la bomba è pronta a esplodere.

LA FIGURA DEL PARADOSSO

Il dottor Stranamore gronda senso del paradosso da ogni inquadratura. Celeberrima la battuta del presidente Muffley, ad esempio, che ammonisce così il generale Turgidson e l’ambasciatore De Sadesky intenti in un copro a corpo: «Signori, non potete combattere qui. Questa è la stanza della guerra!». Paradossale, poi, l’effetto generato dai cartelloni che campeggiano in tutta la base di Burpelson, che recitano “La pace è il nostro mestiere” proprio all’interno di un campo militare, all’interno del quale – paradosso nel paradosso – assaltatori e assaliti appartengono al medesimo esercito. Paradossale appare anche la contingenza per la quale i militari che tentano di penetrare nella base, erroneamente scambiati per comunisti, viaggino a bordo di mezzi che lo stesso governo statunitense potrebbe aver consegnato ai sovietici in quanto residuati bellici. Il passo verso il soldato Joker che uccide i vietnamiti con il simbolo della pace appuntato al petto è breve.

Una scena tratta da Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il controsenso – nocciolo del paradosso – sta nell’accostamento di immagini e nel susseguirsi di dinamiche che contraddicono se stesse. Una strada, questa, che Kubrick segue fino alla caotica deflagrazione del paradosso stesso. In Orizzonti di gloria, ad esempio, l’uomo è vittima di un vero e proprio paradosso logico. I soldati vengono accusati di codardia in quanto impossibilitati ad eseguire un ordine, il quale, se eseguito, porterebbe alla loro morte certa. Di converso, i soldati stessi sono inequivocabilmente colpevoli di insubordinazione, rispetto al codice militare che punisce chi non si sottomette ai comandi delle alte sfere. Anche il “nostro affezionatissimo” Alex, in Arancia meccanica, è vittima di un paradosso, sebbene di natura etica: per liberarsi dal male, è costretto a subire inumani trattamenti che lo forzano a scegliere il bene. Un bene, tuttavia, inautentico in quanto non frutto del libero arbitrio. Infine come non ricordare il paradosso rappresentato dalla figura del dottor Harford, che in Eyes wide shut tenta in tutti i modi di avere una relazione extra-coniugale senza mai riuscirci, anche lì dove – apparentemente – non si potrebbe far altro che «scopare». Sebbene il meccanismo del paradosso si palesi praticamente in ogni film, è chiaro che nei quattro film considerati esso promani da istituzioni di base della vita sociale, il cui valore è funzionalmente universale: l’esercito; la scienza medica; il matrimonio. Kubrick parte dall’universalità antropologica di simili istituzioni per mostrarne le aporie. Aporie che, ad uno sguardo ancora più attento, aprono il varco ad una dinamica essa stessa paradossale: quelle medesime istituzioni, frutto di una creazione umana atta alla regolamentazione della vita, finiscono per ipostatizzarsi e annientare la parte umana che dovrebbe servirsene. Il ribaltamento è copernicano, perché ciò che viene creato dall’uomo, finisce per espungere l’elemento umano dalla creazione stessa, in grado di funzionare su proprie, inflessibili logiche.

Una scena tratta da Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Una scena tratta da Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

È la catena gerarchica del comando militare che, una volta avviatasi,  condanna i soldati di Orizzonti di gloria, a nulla serve la lucida razionalità del colonnello Dax. È il dogma scientifico a fallire il proprio obiettivo nei confronti di Alexander DeLarge, rendendolo vittima anziché guarirlo, dopo aver preso possesso del suo corpo. È l’istituzione matrimoniale, per via dei tabù imposti, a relegare normali istinti sessuali al di là della soglia del lecito, obbligando le parti ad una tacita menzogna e a un’impossibile tentativo di normalizzazione pulsionale. Infine, è Hal, umanizzandosi, a prendere il controllo della navicella in 2001: Odissea nello spazio, in qualche modo obbligando l’Uomo che l’ha creato ad andare oltre l’infinito. Parimenti, è il meccanismo di mutua distruzione assicurata a scatenare l’automatico effetto domino ne Il dottor Stranamore. Nessuna razionalità riesce a fermare un meccanismo ideato da quello stesso uomo per evitare di esserne annientato. L’uomo crea un ordine posticcio, ma da questo viene immancabilmente risputato fuori. Talvolta con la violenza di un fungo atomico. Dopotutto è ordine contro caos. Dopotutto, è Stanley Kubrick.

Ti potrebbe interessare anche: La tecnica poetica di Eyes Wide Shut

1 Commento

1 Commento

  1. Costantino Sipione

    11 Febbraio 2020 at 20:01

    Da giovane, quando avevo molto più tempo da dedicare al cinema e, quindi, a me stesso, rimasi estasiato dai primi tre film di Kubrick che mi capitò di vedere: Arancia meccanica, 2001 Odissea nello spazio e Barry Lindon. Man mano cercai di vedere tutta la filmografia di quello che è stato e rimarrà il più grande regista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Articoli correlati

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Leggi anche...

Oscar Parasite Oscar Parasite

Cosa significa l’Oscar a Parasite

Cinema

Una scena tratta da Gli anni più belli Una scena tratta da Gli anni più belli

Gli anni più belli, i cinquantenni disillusi (ma umani) di Gabriele Muccino

Cinema

Colin Firth Colin Firth

A Single Man. Quando la vita deve continuare

Cinema

Oscar 2020 Oscar 2020

I (pochi) vincitori e i (tanti) vinti della notte degli Oscar

Cinema

Connect