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Il Divin Codino, la storia di Roberto Baggio tra quel rigore sbagliato, tante fragilità e altrettante resurrezioni

Chi ama la narrazione sportiva rischia di restare deluso. “Il Divin Codino” non è il racconto di un atleta, o meglio, non soltanto. E’ l’intreccio tra campo di calcio e vita, tra Caldogno e una finale di un mondiale, tra immense gioie e immani delusioni.

Tempo di lettura: 4 minuti

Un film Netflix in associazione con Mediaset, prodotto da Fabula Pictures. E’ questo il quadro all’interno del quale nasce Il Divin Codino, film disponibile dal 26 maggio sulla piattaforma digitale, che racconta la storia di Roberto Baggio, calciatore italiano forse tra i più amati di sempre, e la racconta attraverso il leit motiv del celebre – nostro malgrado – rigore della finale di Usa 94, che il fantasista calcia alto sancendo di fatto la sconfitta della nostra nazionale contro il Brasile (prima avevano sbagliato anche Massaro e Baresi).

L’uomo dietro il campione

E’ la storia dell’uomo dietro il campione, la storia di una carriera raccontata non nei dettagli ma attraverso poche tappe, con il filo rosso del rapporto con la maglia azzurra. Poche tappe, ma particolareggiate: il ritratto della famiglia, il rapporto tormentato con il severo padre Florindo, l’incontro con Andreina, la firma con la Fiorentina che porta Roberto in serie A e lo coccola nonostante il grave infortunio con cui arriva in maglia viola. E’ un viaggio che va oltre la carriera di Roberto, che punta sul Baggio uomo ancor prima che calciatore, sulle sue insicurezze e sulle sue fragilità, sulla sua conversazione al buddismo, vera ancora di salvezza durante i postumi dei suoi tanti infortuni e per le delusioni, dal rigore di Pasadena alla mancata convocazione da parte di Trapattoni per i mondiali del 2002, nonostante un grande recupero dopo l’ennesimo infortunio con la maglia del Brescia. “Le ragioni dentro le ossessioni, una continua rincorsa verso l’obiettivo”, così nella conferenza stampa la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi (con lei anche Stefano Sardo) ha raccontato gli avvenimenti scelti per il film. “In un primo momento avevamo pensato di mettere tutto, poi abbiamo optato per valorizzare la figura dell’eroe che segue il suo destino, perseguendo un obiettivo che non ottiene ma che lo porta ad essere il più amato di sempre in Italia e non solo”.

Andrea Arcangeli è Roberto Baggio

E’ stato lo stesso Baggio durante l’incontro con la stampa a confermare la centralità di quel rigore nella sua carriera e nella sua vita di uomo. “Quel fatto non potrò mai archiviarlo, stavo calciando un pallone che rappresentava il sogno della mia vita calcistica”, una vita fatta anche di gratitudini, come la sciarpa viola raccolta al Franchi durante il suo primo Fiorentina-Juventus da nemico, e come il rapporto con Carlo Mazzone, non a caso celebrato nel film come segno di rinascita.

Il Cast

Doveroso fare un rapido passaggio sulla regista Letizia Lamartire, dall’esordio con Saremo Giovani e Bellissimi alla consacrazione con la seconda e la terza stagione della serie Netflix Baby, e raccontare il cast. Baggio è interpretato da Andrea Arcangeli, classe 1993 (“un ruolo che ti ricopre di responsabilità. Ero scettico, non mi credevo all’altezza“), volto di Romulus, al cinema con Tempo instabile con probabili schiarite, The Startup e Domani è un altro giorno: una buona performance quella del giovane Andrea, che naturalmente ha privilegiato il Baggio uomo, dando ampio spazio ad emozioni e fragilità. Andreina Baggio ha il volto di Valentina Bellè, che abbiamo visto in Una questione privata dei Fratelli Taviani, in Tv nella serie I Medici e in Il Principe Libero, dove ha interpretato Dori Ghezzi nella fiction su Fabrizio De Andrè. Andrea Pennacchi è Florindo Baggio, e non ha bisogno di ulteriori presentazioni: attore poliedrico, nato dal teatro e consacratosi sul palcoscenico, ha al suo attivo numerosi ruoli sia al cinema che in tv che hanno sancito e consacrato il talento. Menzione anche per Martufello, Carletto Mazzone nel film.

Andrea Arcangeli è Roberto Baggio

Oltre il rigore di Pasadena

Chi ama la narrazione sportiva rischia di restare deluso. Il Divin Codino non è il racconto di un atleta, o meglio, non soltanto. E’ l’intreccio tra campo di calcio e vita, tra Caldogno e una finale di un mondiale, tra immense gioie e immani delusioni. Il tutto senza mai abbandonare la vita semplice nelle campagne del Veneto, quella che ancora oggi accoglie e protegge Roberto Baggio e la sua famiglia. Sono particolarmente intense le scene che Arcangeli e Pennacchi portano sullo schermo, dense di significati per un rapporto padre-figlio nel quale sembra essere impossibile non rispecchiarsi e non schierarsi: a nostro giudizio sono la parte migliore del film, insieme alle grandi risalite e rinascite di Baggio, sostenuto dalla moglie, dalla madre e a suo modo anche da Florindo e al rapporto, anche in questo caso padre-figlio, con Mazzone, vero artefice della nuova vita di Baggio con la maglia del Brescia. Questo non sarà abbastanza per i mondiali del 2002, ma ha rappresentato l’ultimo gradino per la vetta, quello dell’atleta italiano più amato di sempre, anche oltre i confini nazionali. Il finale celebra esattamente questo, ed è il senso del film: Roberto, eroe popolare, capace di brillare nonostante quell’errore che ha ucciso il sogno di una vita, ma che lo ha consacrato come il più umano tra i campioni. Bella anche la canzone finale di Diodato, L’Uomo dietro il Campione.

Andrea Arcangeli è Roberto Baggio

Quello che non ci è piaciuto de “Il Divin Codino”

Chiudiamo con la parte che non ci è piaciuta de Il Divin Codino, e riguarda essenzialmente le ricostruzioni calcistiche delle gesta di Roberto. Bene, benissimo, l’inserimento dei filmati di archivio, che hanno reso possibile un dolce tuffo nel passato, molto meno le ricostruzioni di nuova fattura, evidentemente artefatte, che hanno reso il prodotto, in quei passaggi, poco spontaneo e reale come invece il resto del film. Ma in effetti è veramente l’unica cosa da segnalare, in una produzione buona e del tutto realistica, resa certamente tale anche dal contributo offerto da Roberto. Un eroe fragile, senza macchia ma con tante crepe. Ed è proprio da queste che entra la luce.

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