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Il Decameron, la commedia erotica secondo Pasolini

Con Il Decameron, Pier Paolo Pasolini sdoganava la commedia erotica aprendo nuove strade per il cinema “popolare”

Tempo di lettura: 4 minuti

Uscito ormai cinquant’anni fa, Il Decameron di Pasolini è un’opera capace di interpretare il fermento e la volontà di cambiamento della rivoluzione sessuale del ’68. Un film che ha per sempre cambiato la produzione cinematografica popolare italiana, spianando la strada a quel prolifico genere cinematografico che prende il nome di “commedia erotica”.

27 Agosto 1971: 50 anni di commedia erotica

Non si può certo dire che la “rivoluzione” del Decameron sia giunta inaspettata: già nel 1958 gli italiani si dimostravano interessati al tema erotico in campo cinematografico. Probabilmente fu Alessandro Blasetti con il suo reportage Europa di notte (1959) a incrinare per la prima volta quella barriera rappresentata dalla censura cinematografica. Il film si poneva infatti come un’esplorazione della vita notturna di alcune importanti città europee, ma tra i vari numeri musicali o di magia, dedicava una buona porzione della pellicola alle ballerine del Crazy Horse e alla rappresentazione dello spogliarello. Negli anni successivi diverse altre opere contribuirono a testare la tenuta della barriera censoria: lavori con pretese autoriali come i film mondo di Jacopetti, in particolare La donna nel mondo (1963), o Venere in pelliccia (1969) di Massimo Dallamano, che pur sfruttando il pretesto letterario dovrà attendere sei anni prima di poter uscire nelle sale italiane.

L’allievo di Giotto, interpretato dallo stesso Pasolini
L’allievo di Giotto, interpretato dallo stesso Pasolini

Sarà solo negli anni ’70 che arriverà il cambiamento, nello specifico il 1971 è l’anno in cui finalmente registi e produttori troveranno quello spiraglio nel muro da cui potranno filtrare numerose altre opere, e sarà proprio il Decameron di Pasolini a creare quest’opportunità. Il film avrà ovviamente una storia tortuosa, venendo inizialmente sequestrato dalla censura, ma sarà una sentenza depositata il 27 Agosto 1971 dal sostituto procuratore di Modena a stabilire che «il film si muove veramente, come di rado è dato constatare, sul piano artistico in quanto, ispirandosi all’opera del Boccaccio, ravviva e trasfigura in forma visiva l’inno alla vita che, sia pure attraverso le burle e le sconcezze dell’epoca, è alla base del grande novelliere». Insomma, il pretesto del “valore culturale” diventa lo scudo dietro cui nascondersi per pararsi dai colpi della censura. Negli anni successivi è un’esplosione di pellicole legate al nuovo genere del decamerotico, che nel giro di pochissimi anni vedrà un moltiplicarsi di novelle del Decameron, racconti di Canterbury e storie di Pietro Aretino.

Il diverso sguardo del Decameron di Pasolini

Se è vero che Il Decameron di Pasolini può essere considerato una prima commedia erotica, ed è altrettanto vero che la volontà del regista fosse quella di mostrare, in una maniera allegra e gioiosa, i costumi sessuali della gente del tempo, è importante riconoscere le differenze tra questo e le opere successive. La rappresentazione della nudità, infatti, varia profondamente tra questo film autoriale e gli altri decamerotici. Se lo sguardo delle commedie erotiche è prettamente maschile e vede la donna come oggetto di desiderio sessualizzato, in diverse occasioni, all’interno della pellicola di Pasolini, abbiamo un ribaltamento di questo sguardo: è l’uomo a essere reso l’oggetto del desiderio. Possiamo vedere due esempi di questo sguardo nella novella di Caterina di Valbonda e Riccardo, in cui la coperta che copre i due amanti cade, lasciando scoperto solo il corpo del ragazzo; o ancora nella novella di Masetto, in cui lo sguardo delle suore diventa una soggettiva rivolta al fallo dell’uomo.

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Caterina di Valbonda e Riccardo protagonisti della novella dell’Usignolo

La nudità maschile è proprio uno degli elementi che saranno assenti nelle altre commedie. Se lo sguardo autoriale di Pasolini si apre anche a questo tipo di rappresentazione sessuale, gli altri film si concentreranno esclusivamente sulla nudità femminile. Queste scelte, insieme a quella tipicamente pasoliniana di assegnare il ruolo di protagonista ad attori non professionisti, contribuiscono a rendere la rappresentazione della sessualità naturale, realistica e soprattutto gioiosa, al contrario di ciò che accadrà con la commedia erotica, in cui il corpo femminile diventa materia inafferrabile e l’uomo un inetto incapace di vivere con spensieratezza la propria sessualità.

Storie di furbi e maschi castrati

In Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda (Mariano Laurenti, 1972) Pippo Franco interpreta un soldato di ventura ritornato dalla guerra. Per Giacomo Manzoli la scena iniziale di questo film rappresenta una metafora del ruolo del maschio in queste opere: Olimpio, con indosso una pesante armatura completa da cavaliere, tenta più volte di abbeverarsi ad una fonte d’acqua, ma l’elmo continua a chiudersi impedendogli di goderne. Allo stesso modo, gli uomini delle commedie erotiche degli anni ’70, tentano in tutti i modi di conquistare la donna, ma l’oggetto del loro desiderio sarà sempre negato.

Il Decameron
La soggettiva della suora sul corpo di Masetto

Ne Il Decameron non abbiamo invece a che fare con queste ansie da castrazione. I personaggi sono quasi tutti dei furbi che, come la tradizione letteraria ci insegna, riescono ad ottenere ciò che desiderano grazie al loro ingegno e che spesso, in virtù di questo, riescono anche a conquistare i favori delle donne con cui vogliono giacere. Ne è nuovamente esempio Masetto, che fingendosi sordomuto riesce ad entrare nelle grazie delle suore del convento; o ancora il vecchio Gianni, che con l’astuzia riesce a possedere la bella Gemmata. La rappresentazione della sessualità nei film di Pasolini, e nel Decameron in special modo, rappresenta un modello che ancora oggi sembra inimitabile dal cinema popolare, all’avanguardia sia nelle modalità di rappresentazione che nei temi trattati. Capace di diventare iniziatore di un nuovo genere cinematografico, ma allo stesso tempo distaccandosene profondamente per qualità e profondità.

Leggi anche: L’approccio al sesso in Amarcord e nella commedia sexy italiana; Perchè la commedia sexy ha rovinato una generazione.

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