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Serie Tv

Il 2019 delle serie tv, tra continuità e rotture

Una panoramica sulla stagione televisiva e le top 10 di novità e ritorni.

Watchmen serie tv 2019

È passato quasi un lustro da quando John Landgraf ha parlato per la prima volta di Peak TV, tanto che quest’espressione è passata dall’identificare un’annata di iperproduzione televisiva a una vera e propria era che non sembra per ora conoscere battute d’arresto, ma solo trasformazioni interne. Perché se da una parte alcuni player meno blasonati come WGN hanno rinunciato alla produzione di original scripted series, dall’altra sono entrati in campo veri e propri pesi massimi, alcuni dei quali attraverso piattaforme over-the-top con importanti ambizioni.

Il 2019 è infatti anche l’anno in cui è iniziata la streaming war, che vede oltre ai già presenti Netflix, Amazon e Hulu anche l’entrata di Apple TV+ (di cui abbiamo già parlato in questo articolo), di Disney+, ai quali si aggiungeranno nella prima metà del 2020 HBO Max (Warner) e Peacock (Comcast).

Il panorama televisivo quest’anno ha seguito la stessa tendenza delle scorse annate, portando con sé non soltanto un’ulteriore moltiplicazione degli show prodotti ma anche una spiccata diversificazione: all’aumentare dei target potenziali è corrisposto un incremento delle tipologie di show, sia per quanto riguarda i formati narrativi e le modalità distributive che rispetto agli stili adottati, le tematiche affrontate e le personalità creative in gioco.

Dal punto di vista della rappresentazione e di conseguenza delle opportunità creative ricevute da figure autoriali che non corrispondono al profilo del maschio bianco etero cisgender è stato un anno decisamente importante, in cui non a caso i prodotti seriali più originali e sperimentali sono venuti fuori proprio dall’immaginazione di persone appartenenti a categorie da sempre sottorappresentate.

Sull’onda di un 2018 in cui Amy Sherman Palladino ha vinto tutti i premi possibili con La fantastica signora Maisel, il 2019 è stato l’anno in cui l’industria televisiva ha scommesso massicciamente sulla creatività femminile, tanto che in dodici mesi abbiamo avuto novità di elevata qualità come Tuca & Bertie, Russian Doll, Shrill, PEN15, Dickinson, GLOW, Gentleman Jack e Unbelievable, oltre a ritorni che hanno consacrato le loro autrici come Fleabag, Jane the Virgin, Broad City, Crazy Ex-Girlfriend, The OA, Better Things e Killing Eve.

L’attenzione verso le categorie marginalizzate si è tradotta inoltre nell’emersione di voci nuove e con un background culturale e profili identitari un tempo assenti o quasi nel panorama televisivo e che ora costituiscono una delle sue più grandi ricchezze: come dimostrano il finale di Transparent, Pose, Ramy, Vida e When They See Us.

Ricorderemo il 2019 anche per la conclusione di tante serie che in un modo o nell’altro hanno segnato la decade e che passeranno alla storia, ciascuna per le proprie ragioni. Con The Big Bang Theory se ne va l’ultima sitcom in grado di fare ascolti stellari sulla TV generalista americana; Game of Thrones è stato il più grande fenomeno popolare del decennio nel mondo dell’intrattenimento insieme al Marvel Cinematic Universe; Orange Is the New Black ha raccontato una quantità e una varietà di donne mai vista in TV; Crazy Ex-Girlfriend e Jane the Virgin con le loro cavalcate trionfali hanno dimostrato che si può fare televisione di altissima qualità senza essere un prestige drama, sulla TV in chiaro e scommettendo su generi non sempre stimati come il musical e la telenovela; Mr. Robot e The Deuce sono la dimostrazione che nella serialità televisiva la complessità supera le facili dicotomie e che il drama d’autore ha ancora un suo spazio e una sua rilevanza.

Il cast di The Big Bang Theory

E poi ci sono le note dolenti, ovvero quelle cancellazioni che proprio non si riescono a digerire, tra cui è impossibile non menzionare American Vandal, Patriot, The OA e Tuca & Bertie, con quest’ultima in particolare che meritava sicuramente maggiore fiducia vista l’originalità e la carica eversiva della sua prima e purtroppo unica stagione.

Questo che si sta per concludere è stato anche l’anno che ha consacrato il teen drama, genere che ovviamente è tutt’altro che emergente e che ha avuto in passato momenti di vera gloria (pensiamo al successo di Dawson’s Creek) ma che in questa stagione ha visto una gran quantità di show prodotti, figlia della consapevolezza di un pubblico adolescente sempre più numeroso e desiderato dai maggiori player televisivi. Sex Education, Riverdale, Skam Italia, Le terrificanti avventure di Sabrina, Derry Girls, Euphoria, Dickinson, PEN15, Élite, Baby, Tredici e Looking for Alaska hanno raccontato i teenager con stili differenti, esiti qualitativi misti e obiettivi molto diversi l’uno dall’altro, ma complessivamente riflettono la volontà dell’industria di parlare a e di un certo tipo di pubblico.

L’inizio del decennio è stato caratterizzato dall’esplosione delle serie antologiche per merito soprattutto del lavoro di Ryan Murphy che con American Horror Story ha dimostrato a tutti e all’industria televisiva in primis che la costruzione di storie dal formato contratto e dalla struttura narrativa autoconclusiva potevano essere una soluzione che si adattava perfettamente al contemporaneo.

Il lascito di questa trasformazione non riguarda solo la moltiplicazione delle serie antologiche stagionali (da non confondere con quelle episodiche, come Black Mirror) ma più in generale l’affermazione delle miniserie nel mercato televisivo. Nell’analizzare l’annata 2019, infatti, emerge con chiarezza l’importanza delle miniserie, progetti con un inizio e una fine che si prestano perfettamente alla trasposizione di un romanzo (molto più di un film, soprattutto per una questione di estensione testuale), di un evento storico o di una storia “a tesi”.

Una scena di American Horror Story

Non è un caso che alcune delle opere televisive più significative dell’anno siano proprio delle miniserie, come dimostra la folta lista composta da Fosse/Verdon, The Act, Chernobyl, When They See Us, Unbelievable, Catch-22 e The Loudest Voice, tutti show che in un modo o nell’altro sono riusciti a proporre uno stile riconoscibile a partire da un’idea di partenza molto forte.

Dal grande al piccolo schermo la fusione tra fumetto e narrazioni audiovisive si è rivelata sempre più intensa, arrivando nel 2019 a offrire non solo una vasta gamma di show televisivi tratti da questa forma espressiva (e non solo a tematica supereroistica) ma anche una ricchissima varietà di opere molto differenti l’una dall’altra.

È stata sicuramente l’annata in cui questo genere di show hanno raggiunto con compiutezza una dimensione più adulta, soprattutto grazie a Watchmen e The Boys (che si sono aggiunti a Happy e Preacher, terminati anch’essi in questi dodici mesi), prodotti che hanno portato la riflessione sui supereroi a un livello che non era mai stato così politicizzato e che a partire da due graphic novel appartenenti a epoche differenti ma entrambe universalmente apprezzate hanno costruito un universo narrativo in grado sia di omaggiare il mondo fumettistico da cui derivano sia di rivendicare con forza la propria indipendenza sul piano narrativo ed espressivo.

Come prevedibile visto il trend delle scorse stagioni televisive, questo è stato anche l’anno in cui l’Arrowverse è cresciuto ulteriormente, raggiungendo una nuova complessità e posizionandosi sempre più solidamente come il punto di intersezione più compiuto e stratificato tra fumetto e narrazioni audiovisive. L’universo narrativo plasmato da Greg Berlanti si muove ormai su sei show che vanno in onda nella stessa stagione e spesso anche nella stessa settimana (Arrow, The Flash, Legends of Tomorrow, Supergirl, Black Lightning e Batwoman) mettendo insieme decine di supereroi dai profili estremamente diversi l’uno dall’altro sotto ogni punto di vista, toccando tanti generi che vanno dal noir alla commedia, dal dramma familiare al pastiche postmoderno, e producendo crossover mai visti in televisione come Crisis on Infinite Earths, andato in onda a inizio di dicembre su The CW e che ha visto nella stessa storyline i protagonisti di tutte le serie.

The Boys

Il ventaglio di formati, generi, stili e voci che caratterizzano l’industria televisiva si è fatto sempre più ampio, aprendosi anche a un contesto di tipo globale grazie sia alla circolazione dei prodotti garantita dalle piattaforme OTT presenti in tutto il mondo, sia alla fluidità di interpreti e personalità creative che ormai lavorano sempre più spesso in mercati televisivi differenti. Per questa ragione quest’anno più ancora che negli scorsi è stato possibile trovare delle comedy eccezionali come Brooklyn Nine-Nine e progetti costosi come Queste Oscure Materie, sitcom woke e brillanti come Giorno per giorno e opere estreme come Too Old to Die Young, esperimenti dal sapore teatrale come State of the Union e riletture storiche di indubbio interesse come 1994, andando dalla fantascienza senza compromessi di The Expanse alla rivisitazione della spy story in chiave femminile di Killing Eve.

Classifiche novità e ritorni

Prima di concludere, naturalmente, non rinunciano alla selezione degli show che si sono maggiormente distinti rispetto agli altri, rispettando un appuntamento di rito che ha una funzione sia ludica sia semaforica. In questi casi ciascuno ha i propri criteri, che nascono da tassonomie in parte arbitrarie, da una lente su questo tipo di oggetti che non può che essere anche soggettiva e dalla funzionalità che vuole dare alle proprie riflessioni. In questa occasione (e non a caso passo alla prima persona) ho deciso di dividere la lista in due gruppi di dieci show televisivi, uno dedicato alle novità del 2019 e l’altro ai ritorni. Visto quanto detto sulla diversificazione del panorama televisivo e sull’enorme varietà di voci, di stili e tematiche affrontate, le due liste non sono numerate, ma le serie sono semplicemente presentate in ordine alfabetico, senza quindi una gerarchizzazione interna ai singoli gruppi. Sono le migliori (per me) e tanto basta.

In queste due liste non sono entrate per un pelo alcune serie che ho adorato e che ci tengo a menzionare: The Mandalorian, Gentleman Jack, BoJack Horseman, When They See Us, Catastrophe, Shrill, Killing Eve, Brooklyn Nine-Nine, Dickinson, Legends of Tomorrow, Vida e The Magicians.

Novità

Spesso si dice che l’annata televisiva si giudica dalle novità più che dai ritorni e in parte ciò è vero perché le serie nate quest’anno sono quelle che più riflettono il “momento”, non solo televisivo ma culturale tout court. Abbiamo quindi un’esplosione di show realizzati da donne di grandissimo talento che vanno dalla formidabile coppia che ha creato e dato corpo a PEN15 a tutte quelle che hanno lavorato a Russian Doll passando per l’inesauribile creatività (purtroppo non abbastanza considerato) di Lisa Hanawalt, autrice di quel gioiellino di Tuca & Bertie.

Russian Doll

C’è il prodotto simbolo dell’arrivo sul mercato televisivo di Apple TV+ (The Morning Show), che usa la visibilità di star di altissimo profilo per fare il più complesso discorso sul #MeToo visto in questi due anni. È stato un 2019 in cui due miniserie eccezionali come Chernobyl e Unbelievable hanno in un caso settato nuovi standard qualitativi riguardo alle trasposizioni storiche, nell’altro riscritto il crime drama da una prospettiva inedita eppure necessaria. A proposito di punti di vista questo è stato anche l’anno di Ramy, prima serie di un giovane millennial americano di origine egiziana che ha stupito la critica e, per concludere, abbiamo avuto tre giganti della televisione come Damon Lindelof, Ryan Murphy e Russell T. Davies che con le loro nuove serie hanno insegnato a tutti come si racconta una storia in televisione quando si ha molto talento e altrettanta ambizione.

Chernobyl

PEN15

Ramy

Russian Doll

The Morning Show

The Politician

Tuca & Bertie

Unbelievable

Watchmen

Years and Years

Ritorni

Parlare dei migliori ritorni del 2019 lascia un pizzico di amaro in bocca, perché all’eccellente qualità di cinque delle dieci serie selezionate si aggiunge il fatto che, purtroppo, la stagione distribuita in questi dodici mesi è anche quella conclusiva. Si tratta di un discorso che vale sia per i progetti lunghi che anno dopo anno hanno scardinato e riscritto le regole della TV con coraggio e inventiva (Broad City, Crazy Ex-Girlfriend e Jane the Virgin), sia per quelle gemme brevi e folgoranti che dopo due stagioni ci hanno salutato al massimo delle loro possibilità (Fleabag e The OA). A questa cinquina si aggiungono due comedy (Better Things e Giorno per giorno) molto differenti l’una dall’altra ma entrambe scritte e interpretate in modo eccezionale, oltre che capaci di mettere al centro tematiche e personaggi mai abbastanza raccontati.

Fleabag

Chiudiamo la lista dei migliori ritorni del 2019 con tre show di cui uno (The Good Fight) rappresenta il meglio della TV tradizionale per classicità e perfezione esecutiva, l’altro (Succession) costituisce il punto più alto del cable drama contemporaneo e infine c’è forse il più innovativo (Pose) per quanto riguarda il soggetto rappresentato e la capacità di fare della televisione anche uno strumento politico.

Better Things

Broad City

Crazy Ex-Girlfriend

Fleabag

Jane the Virgin

One Day at a Time

Pose

Succession

The Good Fight

The OA

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