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Gli italiani e l’ipocrita illusione del ritorno alla normalità

L’insopportabile retorica dell’ “andrà tutto bene” comincia a fare i conti con la realtà.

Normalità

Andrà tutto bene. Ne usciremo migliori, più consapevoli, più attenti alle cose che realmente contano. L’italia nelle difficoltà saprà ancora una volta tirare fuori il meglio di sé. E poi quella terribile espressione, flash mob, a indicare quella patetica moda di schitarrare dai balconi.
Ottimismo tricolore, orgoglio patriottico stile mondiali di calcio, perché in qualche modo, la nottata più scura doveva passare.

Ora però possiamo dirlo: non è andato e non andrà tutto bene.
Non è andato tutto bene perché abbiamo un bilancio di oltre 30 mila morti.
Non è andato tutto bene perché il tanto decantato “modello Lombardia” ha mostrato il suo vero volto. Non è andato tutto bene perché, come nel più tradizionale spirito di questo paese, ci siamo appoggiati esclusivamente sullo straordinario lavoro del personale medico e sanitario, abbiamo scommesso sulla loro resistenza fisica e psicologica, sulla loro indole al sacrificio e all’eroismo civile. Come per la lotta alla mafia, in mancanza di un piano organico, strutturato, nazionale, mandiamo allo sbaraglio i singoli, perché agli italiani piacciono gli eroi.

Non è andato tutto bene perché l’unico e solo messaggio di un Governo che a gennaio si diceva prontissimo ad affrontare un eventuale arrivo del virus è stato, di fatto, il semplice “state a casa”, veicolato tramite i canali ufficiali della comunicazione governativa, trasmissioni e spot televisivi (come esplicitamente spiegato dall’onnipresente Rocco Casalino in una intervista al Corriere della Sera:“Si è elaborata una strategia comunicativa nuova. Usare un messaggio basic, il più semplice possibile, in modo che possa arrivare a tutti gli italiani, di tutte le età e di ogni estrazione sociale e culturale. La politica è seguita solo da un fetta limitata di italiani, quindi è fondamentale che il messaggio venga veicolato da tutte le trasmissioni televisive, anche quelle che non fanno informazione, in ogni orario e in tutti i canali, pubblici e privati, oltre che su giornali, radio e web. Mi sono personalmente adoperato per veicolare in maniera capillare il decalogo base su igiene delle mani e distanze di sicurezza. L’hashtag #iorestoacasa, nato spontaneamente sul web, è stato da noi “istituzionalizzato”, spinto e diffuso a tutti i livelli coinvolgendo influencer e tutti i media”).

Non è andato tutto bene perché la democrazia esce ammaccata da queste settimane di lockdown, altra espressione terribile, caratterizzate dallo smodato utilizzo dei cosiddetti DPCM (perché dire Decreti del Presidente dei Consiglio faceva perdere quei 2 secondi in più che sarebbero stati rubati alla lotta al covid), dalla totale mancanza di controllo del potere legislativo sull’esecutivo, dalla fuga di notizie che hanno fomentato il caos, dalle conferenze stampa, senza stampa, del premier, che narcisisticamente pareva trovare gusto a dare appuntamento agli italiani il sabato notte per annunciare decreti che avrebbero visto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale solo parecchi giorni dopo.

E difficilmente possiamo dire che andrà tutto bene da qui in poi. Tra la possibilità di un nuovo picco di contagi in autunno e le previsioni di crollo del Pil tra il 9 e il 13% secondo la Banca d’Italia, la politica tutta ha ripreso esattamente dove aveva lasciato a fine febbraio: gli ignobili giochetti di Renzi che dall’alto del suo 2% pretende di ricattare il Governo; la grottesca opposizione di Salvini e Meloni che scendono in piazza il 2 giugno in totale sprezzo del distanziamento sociale e senza mascherine; le solite vacuità del Presidente del Consiglio. È tornato il tema della giustizia all’ordine del giorno per qualche settimana, ora addirittura sta trovando spazio nel dibattito politico e pubblico il ponte sullo stretto.

Nel paese nel frattempo dei concerti sui balconi non c’è più traccia, le videochiamate si sono ridotte, le cucine hanno finito la loro attività straordinaria; si cerca di riprendere, l’estate è alle porte e c’è, naturalmente, una gran voglia di leggerezza, di socialità, di condivisione, ma sullo sfondo, negli occhi che si entusiasmano alla vista di una spiaggia, in quei volti celati dalle mascherine, traspare tutta la stanchezza, tutta la frustrazione, tutta l’incredulità accumulatesi in questi mesi.

E dal momento che non abbiamo la minima idea di cosa ci aspetta domani, preferiamo non pensarci e vivere questo effimero presente fatto di una ritrovata ma ipocrita leggerezza, come se null’altro esistesse.
Tutto è passato, il virus clinicamente non c’è più (Zangrillo dixit), a breve riparte anche il campionato e la vita non è mai stata così bella come all’ora dell’aperitivo.
Ne siamo usciti migliori, più consapevoli, più attenti alle cose che realmente contano, è evidente…

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