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Fino all'ultimo indizio

Cinema

Fino all’ultimo indizio: tra giustizia labile e feroci sensi di colpa

Fino all’ultimo indizio è un thriller psicologico che scardina i concetti dicotomici di giusto e sbagliato.

Tempo di lettura: 5 minuti

Fino all’ultimo indizio (in originale The Little Things), dal 5 marzo disponibile sulle principali piattaforme VOD a pagamento, è il film con Jared Leto, che spacca lo schermo, ancora una volta, con la sua iconicità disarmante: dopo il transessuale eccentrico e tormentato Rayon di Dallas Buyers Club (Oscar come miglior attore non protagonista nel 2014) e il crudele sociopatico Joker nella saga DC Comics – solo due delle sue migliori interpretazioni – si presta in questo caso a ricalcare magistralmente il profilo di un serial killer che ricava piacere tanto nel commettere omicidi quanto (e forse soprattutto) nel prendersi gioco delle forze dell’ordine.

Colonna portante della pellicola (che gli è valsa una candidatura ai Golden Globe nella medesima categoria di cui prima) Leto è spalleggiato da Denzel Washington e Rami Malek (entrambi premi Oscar come miglior attore, rispettivamente nel 2002 e nel 2019), che interpretano i due poliziotti con i quali l’omicida decide di giocare volontariamente ad una moderna e sadica versione de ‘il gatto e il topo’, prima che la storia raggiunga il suo (inevitabile) termine. Fino all’ultimo indizio si avvantaggia di un cast molto incoraggiante, ma fonda il suo essere sulla matrice thriller, tanto pratica quanto psicologica, che travolge lo spettatore – per ricalcare il titolo del film – fino all’ultimo momento.

Fino all'ultimo indizio

L’emergenza emotiva di fare pulizia

1990, Los Angeles. Al detective Jim Baxter (Rami Malek) è stato assegnato il caso di un omicidio architettato nei minimi dettagli per non lasciare alcun indizio manifesto del passaggio del killer. Per una fortuita coincidenza in città arriva Joe Deacon (Denzel Washington), un tempo detective ed ora retrocesso a vice-sceriffo di una contea del nord, il quale si rende conto di una cristallina somiglianza, nel modus operandi, con un caso che cercò (senza riuscirvi) di risolvere anni prima, vittime due prostitute pugnalate a morte.

Jim, alle prime armi, decide di approfittare dell’esperienza di Joe e lo invita a restare in città per aiutarlo a venire a capo della storia, e nel giro di un battito di ciglia risalgono ad un papabile sospetto, che entrambi, nonostante l’assenza di prove schiaccianti, ritengono indefettibilmente essere l’assassino che cercano. Sparma (Jared Leto) è un comunissimo addetto alla riparazione di elettrodomestici: è zoppo, rachitico, trasandato, funereo nell’aspetto. Più che la sua presenza sgradevole – che sicuramente alimenta il profilo caratteriale di un serial killer – ad irrobustire le congetture dei due poliziotti è l’atteggiamento beffardo con il quale Sparma si approccia a loro, insolente e provocatorio, simbolo di un sadismo di fondo che lo spinge ad esporsi quanto basta per dimostrare di essere superiore.

Fino all'ultimo indizio

Mentre Sparma prova un piacere morboso in questo braccio di ferro che lo vede ad ogni round sempre vincitore, Jim e Joe sentono una febbrile esigenza di fare pulizia. Il primo, ancora inesperto sul come affrontare questo tipo di situazioni, viene fagocitato da una mole emotiva e psichica che lo abbatte e lo fa sentire frustrato ad ognuna di quelle svolte che promettono bene, ma che alla fine si rivelano essere dei vicoli più che ciechi; Joe, invece, temprato dalle sue esperienze passate, vuole fare giustizia a tutti i costi per provare a riconciliarsi con quella coscienza, la sua, che non si perdona di aver fallito quando avrebbe avuto l’occasione di porre fine a tutto, evitando altre morti.

Tra il dubbio e l’autoassoluzione

Ciò che accomuna i due poliziotti, in fin dei conti, è un unico stato d’animo: il senso di colpa. Chi per un motivo, chi per un altro, vivono in una labilità emotiva che li devitalizza, un attimo fuggente dopo l’altro, ma che al contempo li incastra in una iperstaticità operativa che alla fine li porterà a pagare un prezzo estremamente doloroso. Di tutte le espressioni negative del nostro essere, forse il senso di colpa è quello più pericoloso e potente: puoi provare a ignorarlo, ma è proprio allora che ti divora vivo. Alcuni hanno difficoltà a riconoscere la propria colpa, perché non vogliono o non sanno giustificare il ruolo che hanno avuto, mentre altri gli sfuggono attutendo la propria coscienza, fino ad annullarla completamente.

Fino all'ultimo indizio

Tristamente ironico è l’inversione delle parti: mentre Sparma vive tranquillo nonostante ciò che ha fatto, Jim e Joe invece si dilaniano l’anima per quello che non hanno potuto fare. Per riuscire a rimettere le cose apposto e per ristabilire un equilibrio vitale che vede i colpevoli puniti per i crimini commessi e le vittime, per quanto scomparse, almeno onorate, i due smettono all’unisono di navigare nell’incertezza, sconfinando in quel mare spaventevole – ma talvolta necessario – di immoralità e corruzione etica. Il primo carnale quesito di Fino all’ultimo indizio è, dunque, comprendere – qualora fosse possibile farlo – se, quanto e come quel machiavellico fine può effettivamente giustificare i mezzi.

Ognuno di noi è simultaneamente espressione del bene e del male: ne è tanto autore quanto, molto spesso, uno spettatore impassibile e vulnerabile che si vede costretto dalle circostanze a sfumare la linea del confine morale. Jim e Joe sono entrambi rivelazione oggettiva di una battaglia interiore tormentatissima tra quelle due identità che appartengono alla stessa persona che ricalcitrano tra il fare la cosa giusta o la cosa più giusta. Come un magnete, la storia di Sparma attrae e calcifica assieme nei due poliziotti dubbio e autoassoluzione, correttezza e senso di colpa, mettendo in discussione i concetti dicotomici di giustizia ed errore.

La sceneggiatura di Fino all’ultimo indizio, dello stesso regista John Lee Hancock (The Blind Side, Saving Mr. Banks), è piccata quanto i due protagonisti, risentiti della loro stessa incapacità di assicurare Sparma alla legge, e asciutta proprio come la coscienza del serial killer il quale, senza ombra di dubbio, non ha mai provato in alcun modo rimpianto per gli omicidi commessi. Anche la corvina fotografia di John Schwartzman è specchio riflesso dell’accentuata cupezza interiore (non solo di Sparma, ma anche, seppur in termini diversi, di Jim e Joe) che con la landa desolata, desertica e buia delle ultime scene non consente, nemmeno nel finale, la sofisticata catarsi di cui si avrebbe bisogno.

Gli ultimi indizi del titolo, forse, non fanno riferimento tanto a quelli di una scena del crimine, quanto a quelli profondi e apparentemente privi di significato della coscienza, che si dibatte tra la condanna di ripetere e quella di rivivere il proprio passato.


Fino all’ultimo indizio
titolo originale: The Little Things
regia: John Lee Hancock
con: Jared Leto, Denzel Washington, Rami Malek
sceneggiatura: John Lee Hancock
anno: 2021
durata: 128 minuti
disponibile su: principali piattaforme VOD
trama: al detective Jim Baxter, alle prime armi, viene assegnato un caso di omicidio verificatosi a Los Angeles. Coadiuvato dal vice-sceriffo di una contea del nord ed ex detective Joe Deacon, i due poliziotti cercheranno le prove per inchiodare definitivamente Sparma, il sospettato che, anni prima, aveva già commesso altri due omicidi.


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