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Venezia 76

Se la Mostra del Cinema premia Joker: operazione mainstream o premio rivoluzionario?

Joker vince il Leone d’Oro alla 76a Mostra del Cinema di Venezia.

Joaquin Phoenix e Todd Phillips ritirano il Leone d'Oro al Festival di Venezia per Joker

La giuria del Festival di Venezia ha emesso il suo verdetto (oltre a tutti gli altri): il Leone d’Oro è nelle mani del Joker Todd Phillips. Cerchiamo di spiegare alcune cose sui film premiati, per chiarire le idee ai nostri lettori. Cominciamo con due premesse, di cui una ovvia.

Premessa 1, quella ovvia: i premi sono assegnati da una giuria e ci si deve mettere d’accordo. Sono quindi frutto di compromesso e non potranno mai accontentare tutti.

Premessa 2, quella meno ovvia: chi non ha seguito con attenzione il Festival di Venezia forse non sa delle dichiarazioni imbarazzanti della presidente di giuria Lucia Martel. Prima dell’inizio del festival espresse forti perplessità sul personaggio Roman Polanski (in estrema sintesi ricordiamo solo che negli Stati Uniti il regista di origini polacche è ricercato a causa di uno stupro risalente ad alcune decadi fa): non ne fece una questione artistica ma disse che non avrebbe applaudito il suo film. La giuria, quindi, ha dovuto fare i conti con queste dichiarazioni: se non avesse dato nessun premio a Polanski sarebbe stata tacciata di essere supina alle decisioni della presidente, se avesse assegnato il Leone d’Oro sarebbe sembrato un leone di “riparazione”.

I premi: elogio della mediocrità

Se c’era un premio chiaro, lapalissiano e incontrovertibile era la Coppa Volpi maschile a Joaquin Phoenix per la sua interpretazione di Joker. Assoluta. Nettamente la migliore interpretazione della mostra. Quasi scontata la nomination all’Oscar con ottime possibilità di vittoria. La giuria sarebbe potuta partire da qui.

Joaquin Phoenix

Non ci è dato sapere da cosa in realtà sia partita, ma sappiamo quali sono state le conclusioni e le assegnazioni sembrano davvero fatte per non scontentare nessuno, anziché assegnare i premi ai migliori, sempre tenendo conto delle premesse.

Partiamo quindi proprio dai premi agli attori: la Coppa Volpi maschile è andata all’attore italiano Luca Marinelli, per Martin Eden di Pietro Marcello. Certo, Marinelli è stato bravo, ma molte spanne sotto alla performance di Phoenix. La stessa cosa dicasi della Coppa Volpi alla migliore attrice andata all’attrice francese Ariane Ascaride, interprete di una prova buona in Gloria Mundi ma che impallidisce di fronte al piano sequenza di sette minuti, emozionalmente molto complesso, di cui è protagonista Scarlett Johannson nell’ignorato Marriage Story.

Il Leone d’Argento per la migliore regia è andato al norvegese Roy Andersson, già vincitore del Leone d’Oro cinque anni fa: scelta questa più comprensibile proprio per la particolarità del cinema di Andersson. Il premio maggiore, il Leone d’Oro è invece andato, come dicevamo, a Todd Phillips per il suo Joker. Non che il premio sia male assegnato: Joker è un buon film ma forse dal mazzo dei film in concorso quest’anno si poteva scegliere altro: qualcosa di meno mainstream, ad esempio. Ammettendo semplicemente che il film di Phillips è buono ma non eccezionale.

Joker è film americano fino al midollo che non porta nessuna innovazione e non prova nemmeno lontanamente ad introdurre innovazioni di linguaggio o di struttura, non che in questo ci sia necessariamente qualcosa di male, anzi. Phillips ha realizzato un film ottimo per molti palati che, speriamo, farà incetta di Oscar perché significherebbe apprezzare un film comunque di qualità.

Anche i premi minori si accodano a questa modalità: la sceneggiatura se la aggiudica il cartone animato cinese No. 7 cherry lane. Anche in questo caso non si può dire che la sceneggiatura fosse pessima, ma davanti a un Marriage Story o a un J’accuse diventa difficile sostenere che fosse la migliore scelta possibile.

Più comprensibile, invece, la scelta di premiare Toby Wallace come miglior attore emergente: la scelta era vasta e la sua performance in Babyteeth è davvero ottima in un ruolo difficile. Stesso discorso vale per il premio speciale della giuria a Franco Maresco per La mafia non è più quella di una volta: lucido e ironico il suo affondo contro la mafia e le celebrazioni di Falcone e Borsellino ridotte ormai ad una festa di strada.

La mafia non è più quella di una volta

Discorso a parte merita il gran premio della giuria al J’accuse di Polanski: cosa sarebbe stato di questo film senza le dichiarazioni della presidente di giuria non è dato saperlo, ma è ovvio che a questo punto non si può che pensare ad un premio “riparatore” dato da tutta la giuria per rimediare ad un’uscita infelice.

Un Festival di Venezia di qualità

La 76a edizione del Festival di Venezia è stata in generale un’ottima edizione: lo spettatore cinefilo ma meno avvezzo a seguire in diretta gli avvenimenti può tornare a fidarsi del marchio: guardando un film del concorso (e almeno un paio di film del fuori concorso: Seberg e Tutto il mio folle amore) non rimarrà deluso. La qualità dei film presentati è stata mediamente alta: sebbene si siano visti da parte della stampa alcuni voti poco generosi, nessun film era davvero pessimo e molti prodotti erano ben oltre la soglia della sufficienza. Rimane solo un dubbio, che forse nessun potrà mai fugare: ha davvero senso premiare con il massimo riconoscimento un film mainstream che con ogni probabilità invaderà tutte le sale, oltre che diverse cinquine agli Oscar? Un festival non dovrebbe farsi promotore di un cinema diverso e dare visibilità a prodotti di qualità che invece dovranno lottare con le unghie e con i denti per essere proiettate in sala?

Mentre la notte scende sulle strade del Lido e le luci del palazzo del cinema si spengono con il mediocre The burnt orange heresy non resta che salutare quest’umida isola al limite tra il mare e la laguna e darsi appuntamento al prossimo anno. Con nuovi film, nuove storie e naturalmente nuove discussioni e nuovi premi.

1 Commento

1 Commento

  1. Claudia

    12 Settembre 2019 at 11:07

    Condivido in toto! Ottime valutazioni.

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