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Ferro: il documentario su Tiziano Ferro su Amazon Prime Video

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Tiziano, finalmente, se lo sa spiegare

Ferro guarda all’uomo, mai alla star: una lunghissima e intensa ‘seduta di terapia corale’ in cui Tiziano ci invita, semplicemente, a perseverare nella vita.

E’ un dispaccio umile, quello di Ferro: nella durata, nelle scene, nel montaggio, come del resto umile è il protagonista di questa storia di vita. Il documentario sdogana le tappe cruciali del vissuto di Tiziano Ferro, ma la capacità del cantante di condividersi generosamente è talmente tanta, che prima o poi sentirete di essere voi i protagonisti del racconto. Vi ritroverete in una sua frase, in un suo momento critico, nel senso di fallimento che lo ha accompagnato per gran parte della suo cammino. E’ questa la magia che Tiziano ci ha regalato: Ferro è un vero e proprio pellegrinaggio verso quell’immenso luogo sacro di cui tutti disponiamo: la nostra coscienza.
Avrete bisogno, quindi, di un pacco di kleenex a portata di mano – perché la lacrima facile sarà sempre lì, dietro l’angolo -, ma soprattutto di una grande forza d’animo per arrivare sino alla fine della visione.

Ferro: il documentario di Amazon Prime Video su Tiziano Ferro

Sono un imbranato

I natali a Tiziano glieli dà Latina, nel 1980. E’ il grande decennio dell’edonismo, dell’individualismo, del culto del corpo e dell’apparire. Non c’è spazio per un ragazzo dai capelli lunghi, di 111 chili, e per giunta omosessuale. Una presenza del genere, così sgraziata, bucherebbe lo schermo. Ma Tiziano ha qualcosa che vuole donare liberamente, senza pretese: la sua voce. Per tre anni cerca di sbocciare in un mondo sporco che non ama le imperfezioni e le brutture e in cui vige solo il principio del do ut des: e infatti, è solo quando Tiziano dà al mondo ciò che vuole, che l’attenzione sbalestra in un attimo dal suo aspetto fisico alle sue doti canore.

Tiziano Ferro si è finalmente allineato ai canoni di bellezza dell’epoca: magro, atletico, capelli corti, latin lover. Il mondo fa da burattinaio plasmando un’immagine di lui talmente finta da lambire il surreale, ma è l’unica moneta di scambio valida sul mercato affinché possa esprimersi. Paradossalmente è in questi nuovi panni stretti che il cantante si percepisce come un’anomalia visiva. Si rifugia così nel canto, quello che ‘tante volte gli ha salvato la vita’, ma che inaspettatamente gli ha anche rubato sotto il naso la sua libertà. Sono gli anni di Xdono, Perverso, Alla mia età, Non me lo so spiegare, E fuori è buio, tutte implicite richieste d’aiuto che strabordano di riferimenti personali, sul disagio di mentire e di aver ceduto al principio dell’apparire piuttosto che dell’essere, ma alle quali nessuno dava mai la giusta importanza, il significato corretto.

Ferro, documentario su Tiziano Ferro di Amazon Prime Video

Ho passato tanti anni in una gabbia d’oro

Tiziano Ferro vive una meravigliosa carriera artistica in cui scala vorticosamente le vette delle classifiche, delle radio, batte il terreno di Sanremo e quello degli stadi. Ma, contemporaneamente, vive fluttuando in un embargo emozionale che ha raggiunto il limite, e paga il prezzo della sua castrazione emotiva cadendo vittima della dipendenza da alcool. Alla dissociazione, ai sensi di colpa, alla scomodità di non essere abbastanza per gli altri – e quindi di conseguenza per sé stessi – si aggiunge la vergogna di una malattia ingestibile, sempre però vissuta nel silenzio, con dignità, come chi non ha bisogno di sbandierare il proprio dolore per accaparrarsi vuoti gesti di compassione.

Si trascina vagabondo, come una pallina da flipper, nella speranza che l’anonimato in cui vivrebbe nei paesi in cui nessuno sa chi è, lo aiuterà a risolvere i suoi conflitti, ma ben presto si rende conto che i conflitti sono solo interni, una zavorra che si porta dietro, e che col fuori non ha niente a che vedere.
‘Cosa ti lascio di me? E di te cosa prendo?’. La musica gli stava togliendo più di quanto gli stesse dando. Dalla presa di coscienza di questo confine, sempre più spesso, che lo allontana dal suo vero io, parte una scarnificazione di sé che scrolla sino all’ultima briciola di quel pane azzimo che era diventato. E parte, così, la rinascita.

Ferro: il documentario su Tiziano Ferro di Amazon Prime Video

Lascia che sia il mestiere della vita

Ferro guarda all’uomo, mai alla star: una lunghissima e intensa ‘seduta di terapia corale’ in cui Tiziano non pubblicizza mai la sua sofferenza, né ostenta l’essere riuscito a ‘creare il suo miracolo’. E’ un modesto maestro di vita, il suo dolore, che ci impone di riflettere su quelli che oggi sono considerati dalla massa gli intramontabili valori: la popolarità, il successo, i soldi, la fama, che inevitabilmente e all’improvviso ti lasciano con un pugno di mosche, sempre.

Eppure Tiziano Ferro mai, nemmeno in un momento, ci dice cosa fare, come farlo. Ci mostra solo che è possibile rimboccarsi le maniche per abbracciare verità e onestà intellettuale. Ci ricorda che arriva un momento in cui è imperativo smettere di credere che l’idea che gli altri hanno di noi sia lo specchio che riflette perfettamente chi siamo. E così come già fatto in venti anni di carriera attraverso le sue canzoni, ci insegna che la perseveranza è la vera chiave del successo, non il successo che ti porta in copertina, ma quello che la mattina ti fa svegliare leale solo al vero te stesso.

Ferro. Come quel metallo che sa piegarsi senza mai finire spezzato. Sarebbe bastato il suo cognome, per capire con quanta durezza è riuscito a tenere testa a una vita altrettanto dura. ‘Il tuo cuore disfatto lo sa, che l’unica cura è il tempo’.

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