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Falsità e odio, e un baciamano per ricominciare: Ilaria vince anche per noi

L’indecente macchina del fango contro la Cucchi, colpevole di non essersi fermata a una pseudo verità confezionata ad arte: “Stefano ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo”.

Ilaria Cucchi

Falsa. La lettera dell’agente qualunque, idolatrata dalla folla del web, da quel “popolo del web” – espressione terribile, abusata e tremendamente attuale – che si indigna a comando, per lo più seguendo dettami più o meno velati dell’idolo di turno, è falsa. Non esiste quell’agente anonimo che scrive a Ilaria Cucchi, non esiste quella lettera, frutto di un copia e incolla becero, come rivelato da Open.

Basterebbe soltanto questo per racchiudere e circoscrivere l’ondata di odio che è tornata a riversarsi su Ilaria Cucchi, sulla sua famiglia, su Stefano. Stefano, che non è un eroe, e che nessuno ha mai voluto far passare per tale. Lo ha sempre detto la sorella, lo ha ribadito solo pochi giorni fa. “Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo”. Morire massacrato di botte da chi dovrebbe “rieducare” e accompagnare di nuovo in mezzo alla società e dimenticato su un letto di ospedale. Morire più di una volta, perché nel nostro Belpaese non è concesso farlo una volta sola. Stefano, e Federico, Aldo, Riccardo e tanti altri, muoiono di nuovo ogni volta che viene lasciato un commento ottuso, sciocco e cattivo, perfettamente in linea con il contesto storico che stiamo vivendo.

Ilara Cucchi

E’ raccapricciante leggere i commenti social apparsi dopo la sentenza che ha condannato i due carabinieri coinvolti per omicidio preterintenzionale. Ilaria Cucchi che strumentalizza la morte del fratello, che ha fatto i soldi sulla pelle del fratello, che si candida con il PD, che non l’ha aiutato da vivo. Ilaria che strumentalizza. Nessuno che dice che Ilaria ha lottato per la verità e per la giustizia, e che questa battaglia se la sarebbe volentieri risparmiata, perché le è costata un fratello. Ilaria insultata anche da donne. Stefano che se l’è cercata (sì, abbiamo letto anche questo), Stefano spacciatore ma mai processato e condannato per questo. Stefano strafottente e dunque giustamente massacrato. Articoli di giornale (del 2016) che raccontano di un presunto abbandono da parte della famiglia, senza leggere poi che quelle affermazioni arrivano da uno dei Carabinieri coinvolti nella vicenda per falsa testimonianza. Attendibilità pari a 0, ma poco male: basta il titolo, l’articolo non si legge ma si condivide. Accuse gettate sul web per un paio di like. Odio vero, profondo. Senza senso, perché la battaglia vinta da Ilaria Cucchi è una battaglia per i diritti. Perché al posto di Stefano, di Federico, di Dino, di Riccardo, potevo esserci io. Mio fratello. Un mio amico. Tu che leggi. Tuo fratello. Tua sorella.

Ci sono per fortuna immagini che mettono solide fondamenta per il futuro. Quel carabiniere che bacia la mano di Ilaria è esattamente la cartolina dell’Arma che non può non piacere, l’Arma vicina alla gente, che si indigna e che si allontana dalle mele marce. Da lì si può ricominciare, e forse dimenticare chi, davanti a una sentenza ancora “calda”, non trova altro da dire che “la droga fa male”. Non ci piove. Ma fa più male, e uccide in questo caso, un calcio in testa, un cazzotto in faccia e chissà che altro. Fa più male morire in ospedale, nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto curarti. Fa più male trovare giustizia dopo anni di silenzi, di depistaggi, di accuse per girare la luce da un’altra parte.

Ci sono le querele, quelle che hanno ricevuto quelli che hanno osato dire in questi anni che la verità non era quella scritta sugli atti e raccontata. La verità era quella di un ragazzo massacrato. Le verità sono quelle che sono emerse in questi anni, e hanno i volti di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Aldo Bianzoni, di Riccardo Magherini. Di Giuseppe Uva e di Michele Ferulli. Aldo, che è andato in carcere nel 2007 perché trovato in possesso di alcune piante di marijuana. Aldo che viveva in campagna con la famiglia. Aldo che è uscito da carcere soltanto da morto, con ematomi e danni a costole, fegato e milza. Ci sono la Diaz e Bolzaneto.

Ilaria Cucchi

Verità, perché la legge è uguale per tutti. E adesso, se volete, querelateci tutti. Perché adesso il velo è stato squarciato. Per noi e per quelle forze dell’ordine che davvero operano e lavorano con trasparenza ed onestà. Perché la vittoria di Ilaria è anche la loro, e quel baciamano lo dimostra. Finalmente, come recita quella splendida vignetta con Stefano e Federico, insieme a guardare emozionati quella vittoria, che non è di Ilaria, o non soltanto sua. E’ di tutti. Anche, pensate un po’, di chi condivide articoli del 2016 senza neanche leggerli. Anche di chi mette continua a mettere in dubbio i sentimenti di una sorella per un fratello morto.

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