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Bjorn Borg vs John McEnroe

Sport

Duel: Borg vs. McEnroe

La storica rivalità di due campioni che hanno fatto la storia del tennis. Borg vs McEnore inaugura la rubrica Duel, dedicata ai duelli sportivi.

5 luglio 1980, campo centrale di Wimbledon.

John Mcenroe è un ventunenne dall’incarnato niveo, gli occhi piccoli e guizzanti come quelli di un gatto, l’aria imbronciata, ha un casco di riccioli neri trattenuto da una fascia bianca. E’ dotato di un talento cristallino. Quando il suo braccio incontra la palla per il tramite della racchetta – a quel tempo sono ancora di legno con le corde in budello – ne può uscire qualcosa di straordinario, specialmente nei pressi della rete, dato che John è un attaccante naturale, applica il serve and volley non solo sull’erba, dove lo fanno praticamente tutti, ma spesso anche sulla terra battuta del Roland Garros, dove il rimbalzo della palla più lento offre passanti più facili agli avversari. Il suo servizio mancino con partenza di lato rispetto al campo, caso unico nella storia del tennis, rimarrà per sempre uno dei più iconici del circuito.

John McEnroe

Accanto a lui nella rituale entrata sul Central Court, a fare l’inchino previsto dal protocollo ai reali d’Inghilterra presenti in tribuna, c’è uno svedese di tre anni più grande, all’apice della carriera, più o meno imbattibile e quindi favorito per quella finale. Björn Borg è meno talentuoso di John, i suoi gesti non hanno quella qualità estetica sopraffina espressa dall’americano ma spiccano comunque per efficacia.

Il tennista di Stoccolma è in grado di avvolgerti nella sua spessa trama fatta di fendenti da fondocampo senza sbagliare pressoché mai: così ha costruito il suo primato (è numero uno del mondo). E’ senz’altro anche molto intelligente tatticamente, e sui prati verdi sa anche venire a rete a prendersi il punto, anche se spesso risulta legnoso.

Non è solo un confronto tecnico tra due stili di gioco opposti, ma anche umano: da un lato l’algida eleganza di Borg, uomo copertina che fa della disciplina la sua arma principale, è uno che si allena per ore e ore e sembra non sgarrare mai; dall’altro il bad boy americano, polemico e impulsivo, capace di scagliare la racchetta per terra all’improvviso in un accesso di frustrazione o apostrofare l’arbitro con fare teatrale se una chiamata non gli torna (rimarrà famoso il “you cannot be serious”, non puoi essere serio, urlato all’indirizzo del giudice di sedia durante un match di Wimbledon 1981).

Bjorn Borg

Quella finale se la ricorderanno in tanti; il tie-break del quarto set, con Borg avanti due set a uno farà ammettere alla fidanzata rumena di Borg che ad un certo punto non aveva più energie nervose per assistere a quello che stava succedendo. Si va avanti ad oltranza come acrobati sul filo di lana. Borg ha 5 match points e McEnroe 7 set points e l’equilibrio che tiene incollati i due atleti si spezza solo dopo 34 punti. Oltre a grandi giocate, tra cui un paio di grandi passanti di McEnroe che quando serve “fa” il Borg, sul match point dell’11-10 per lo svedese entra il campo il destino: il rovescio di McEnroe è lento e debole, raggiunge a fatica il nastro e qui la partita potrebbe essere finita, e invece no, la pallina va a morire nell’altro campo in modo imprendibile. Finisce 18-16 per McEnroe, che poi però perderà 8-6 il quinto set. Per Borg rimarrà l’ultima vittoria a Wimbledon, la quinta consecutiva.

I due giocheranno insieme ancora 13 volte, e il bilancio finale sarà di 7-7. La rivincita di quella partita londinese non tarderà ad arrivare. Nella finale degli US open del 1980 i due si ritrovano di fronte e stavolta prevale McEnroe in 5 set, complice un episodio che coinvolge l’arbitro: sul 3 pari del 5 set una chiamata sfavorevole, forse errata, destabilizza i pur ferrei nervi di Borg il quale con 2 doppi falli e un errore di dritto concede il break decisivo a McEnroe. Lo svedese nel giro di 3 anni si ritira, il meccanismo perfetto che l’aveva portato nel gotha del tennis ad un certo punto va in pezzi, Bjorn perde presto la motivazione e abbandona le scene a soli 26 anni. Nel mentre cede lo scettro del tennis mondiale al suo rivale, che lo batterà l’anno dopo a Wimbedon nel 1981 e lo scalzerà dalla prima posizione del ranking mondiale il 5 luglio dello stesso anno.

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