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Duel: Agassi vs. Sampras

Dopo Borg vs McEnore, un’altra rivalità che ha fatto la storia del tennis contemporaneo: Andre Agassi vs Pete Sampras.

Sampras e Agassi

Indian Welles 2010, quattro tra i più forti giocatori di tennis di ogni epoca, Roger Federer, Rafael Nadal, Pete Sampras e Andre Agassi, si ritrovano per giocare un incontro di doppio per raccogliere fondi per la ricostruzione dell’isola di Haiti da poco colpita da un devastante terremoto. I quattro sono muniti di microfono che permette loro di interagire tra di loro per la goduria del pubblico. Tra le risate e gli sfottò, che vedono in particolare Federer e Agassi molto attivi, alla fine tra Agassi e Sampras, vecchi rivali di ben 34 sfide a cavallo tra gli anni ’90 e i primi duemila, emerge ad un tratto un moto di acredine. I due giocano a imitarsi, e quando è il turno di Agassi lui dà del taccagno al rivale mostrando i risvolti vuoti delle tasche e scimmiottando un “i don’t have any money”; Sampras ride sarcastico e al punto successivo, essendo al servizio, serve non per fare il punto ma per colpire Agassi, non andando molto lontano dal riuscirci. Pare che Agassi gli abbia già dato del taccagno nella sua autobiografia di grande successo intitolata “Open”. Ma facciamo un salto indietro di un ventennio.

Andre Agassi, oriundo iraniano di Las Vegas nel Nevada, (USA), diventa professionista a soli sedici anni, nel 1986, chiudendo l’anno alla posizione 91 del ranking ATP. Giocherà per vent’anni, fino all’edizione degli US Open statunitensi del 2006, vincendo 8 titoli slam su tutte le diverse superfici (è uno trai soli otto tennisti ad esserci riusciti). Sarà numero 1 ATP per 101 settimane a partire dal 10 aprile del 1995. Alla fine degli anni ottanta irrompe sulla scena questo atleta vestito da chitarrista rock; rimarranno iconiche le sue mise acriliche con le maniche gialle o viola corredate da shorts di jeans, l’enorme orecchino all’orecchio sinistro e i capelli lunghi ossigenati sopra la fronte su cui fa bella mostra una fascia degli stessi colori delle mise. Zompetta nervoso sulle leve non lunghissime e lievemente incurvate verso l’interno, colpa di un difetto alla colonna vertebrale chiamato spondilolistesi, ed ha due occhi piccoli e particolarmente espressivi.

Sampras e Agassi

In un mondo azzimato senza grandi guizzi stilistici il look del guastatore di Las Vegas arriva come un terremoto, di pari passo con la sua fulminea scalata ai vertici del tennis mondiale. Andre, privo di un fisico imponente (è alto 180 cm contro i 188 di Lendl e Edberg e i 192 di Becker), non ha propriamente un servizio esplosivo ma ha nella risposta e in generale nei colpi da fondocampo le sue risorse migliori. Come insegna Nick Bollettieri in Florida nella sua celebre Academy che in quegli anni forgia diversi campioni – come per esempio la serba Monica Seles – la traiettoria della pallina va anticipata, la costruzione dei colpi dev’essere più compatta e veloce possibile, in modo da rendere l’impatto fulmineo, come quello di un flipper, sorprendendo gli avversari.

Agassi è probabilmente il miglior interprete di questo stile di gioco. Nel 1992 arriva a vincere Wimbledon, il tempio dei giocatori serve and volley, affossando uno ad uno i maestri di questo stile con una incredibile serie di risposte vincenti. Si tratta di uno degli eventi tennistici più elettrizzanti degli anni ’90. Dai quarti di finale in poi il ventiduenne di Las Vegas fa fuori uno dopo l’altro Boris Becker e John McEnroe, vincitori di tre titoli a Wimbledon a testa, e Goran Ivanisevic, il croato dal servizio devastante (uno dei giocatori che hanno fatto più aces nella storia).

Ma gli anni ’90 erano iniziati con un altro evento memorabile, un ragazzo americano di 19 anni, di origini greche, Pete Sampras, aveva vinto gli US Open nel 1990. Partendo dalla testa di serie numero 12 aveva sconfitto uno ad uno giocatori molto meglio classificati di lui, Muster (6), Lendl (3), Mcenroe (che non era testa di serie quell’anno), prima di battere proprio Andre Agassi (4) in finale in tre set. E’ la prima vera occasione in cui il tennis elegante e tremendamente efficace di Sampras si rivela al mondo. In finale prevale sul connazionale con un servizio ed un gioco di volo solidissimi, ma Agassi è notevolmente sottotono, molto falloso e poco propositivo.

Sampras e Agassi

Petros Sampras, all’anagrafe Pete, da Potomac nel Maryland, USA, è un giovane giocatore dall’enorme talento e dalla faccia pulita, mai sopra le righe appare sempre tranquillo e se la chiamata dei giudici non lo convince si limita a lanciare un’occhiata interdetta e a prepararsi per il punto successivo. Sfoggia completi Sergio Tacchini molto classici che stridono di fronte ai look bizzarri del rivale Andre Agassi. I due sono caratterialmente molto diversi, tanto introverso e dedito solo al tennis Sampras, quanto mondano e viveur l’altro (celebre la sua storia con la famosa attrice di Laguna Blu Brooke Shields). Non c’è niente che Pete non sappia fare con la racchetta: ben presto sarà annoverato trai più forti tennisti di tutti i tempi, in particolare sulle superfici veloci (vincerà 7 volte Wimbledon, 2 Australian Open e 5 Us Open) ma non riuscirà mai a vincere però il Roland Garros, dove arriverà in semifinale nel 1996 sconfitto da Kafelnikov. La terra battuta è da sempre un terreno difficile per i giocatori d’attacco. Sarà numero 1 del mondo per 286 settimane.

Sampras e Agassi si incontreranno in tutto 34 volte, con un bilancio di 20 vittorie a 14 per Sampras. La loro sfida migliore sul piano del gioco è forse quella giocata allo US Open nel 2001, pochi giorni prima dell’attentato alle Torri Gemelle: Agassi chiuderà con 15 errori non forzati e 55 vincenti e Sampras farà 25 aces e farà il punto a rete il 70% delle volte. Vincerà Sampras in 4 sets.

Sampras, alla luce delle statistiche, appare più forte di Agassi, perché ha indubbiamente vinto di più: 64 tornei vinti a 60, 14 slams a 8. Solo nell’ambito dei tornei Masters Series ha vinto di più Agassi (17-11). Tra i due tennisti sembra emergere anche un divario a livello di talento, Sampras appare più completo e più dotato tecnicamente, fermo restando che si tratta di due grandi campioni.

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