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Una scena di Doppio Sospetto

Cinema

Doppio sospetto: un giallo moderno dal sapore vintage

La recensione di Doppio sospetto, il giallo dal sapore vintage diretto da Olivier Masse–Depasse con protagonista Veerle Baetens

Tempo di lettura: 4 minuti

Da venerdì 29 maggio è finalmente disponibile on demand sulle maggiori piattaforme Doppio sospetto – Duelles, il noir al femminile diretto da Olivier Masset-Depasse e vincitore di 9 Premi Magritte, gli Oscar del Belgio. Il film, era uscito appena in tempo per il passaggio nelle sale a fine febbraio, a ridosso dell’emergenza COVID-19, dopo essere stato presentato al Toronto International Film Festival e aver ottenuto 10 candidature ai Magritte.

“Un noir magnifico degno del miglior Hitchcock” (Variety)

All’inizio degli anni Sessanta, Alice e Céline abitano con i rispettivi mariti e figli compagni di scuola in due villette a schiera gemelle. Sono legate da una grande amicizia, una sorellanza, che le porta a condividere ogni cosa. Questa perfetta armonia si spezza il giorno in cui Alice assiste, impotente, alla morte accidentale di Maxime, il figlio di Céline: accecata dal dolore, Céline rimprovera ad Alice di non aver fatto il possibile per salvare il suo bambino. Iniziano ad accadere fatti strani e inquietanti e mentre Alice non sa più a chi credere, Céline sembra meditare una sconvolgente vendetta.

Veerle Baetens in una scena tratta da Doppio sospetto
Veerle Baetens in una scena tratta da Doppio sospetto

Un cinefilo sensibile e attento non può non esser rimasto colpito dalla recitazione di Veerle Baetens, così fisica ed intensa, in Alabama Monroe – Una storia d’amore, film belga arrivato in Italia nel 2013, che regalò all’attrice la visibilità internazionale e una pioggia di premi per la splendida incarnazione del suo personaggio, Elise. È una bella sorpresa ritrovarla in forma invidiabile in questo thriller psicologico femminista di Olivier Masset–Depasse, che traspone per lo schermo il machiavellico romanzo di Barbara Abel Derrière la haine. Ispirandosene liberamente e cambiandone l’ambientazione per dargli un aspetto più retrò e gustosamente dark, il regista mette in scena un noir pieno di contrasti, che si configura come un gioco di specchi tra due mondi apparentemente identici ma che si sgretoleranno pian piano.  

Anne Coesens in una scena tratta da Doppio sospetto
Anne Coesens in una scena tratta da Doppio sospetto

È così che Masset–Depasse costruisce abilmente altri due personaggi femminili forti, la bionda e la bruna, impegnate in un vero e proprio “duello”, uno scontro violento tra due donne prima amiche, poi rivali. Il ruolo opposto alla Baetens è interpretato da Anne Coesens, musa del regista e attrice protagonista di Illégal (2010), il lungometraggio che lo impose a pubblico e critica come uno dei più interessanti cineasti europei in circolazione. 

La vertiginosa sequenza di quattro minuti che apre il film dà un’idea su dove si annidino il sospetto e l’inganno, che si paleseranno solo successivamente. A farci addentrare nella narrazione è proprio Veerle Baetens (Alice), con il suo rossetto rosso e l’acconciatura anni ‘60’, un’inconsapevole femme fatale hitcockiana che inizierà il suo percorso verso la vulnerabilità e presunta instabilità. Ne è causa il progressivo capovolgimento del suo rapporto con l’amabile amica e vicina di casa Céline. Infatti, dopo un brutto incidente in cui il figlio di quest’ultima perde la vita, Céline metterà in atto un piano diabolico finalizzato a farla rimanere l’unica avente diritto di continuare a vivere in quel mondo borghese apparentemente perfetto e con un nuovo “figlio” accanto.

Veerle Baetens in una scena tratta da Doppio sospetto
Veerle Baetens in una scena tratta da Doppio sospetto

La “pura” Baetens ci ricorda benissimo Tippi Hedren o Janet Leigh, in un esplicito omaggio di Masset–Depasse allo stile del maestro del brivido, così splendidamente avvolto nell’affascinamente e desaturata fotografia del periodo, dove anche i colori vividi e color pastello non sono altro che una montatura. L’evidente influenza hitchcockiana (con chiari rimandi anche a Sirk, Lynch e Chabrol) è palpabile anche nella struttura a spirale di questa discesa agli inferi di un’ora e trenta minuti, nonostante il film sovverta i titoli più al femminile del maestro del cinema, nei quali il rapporto in analisi è solitamente quello tra un uomo e una donna. Qui invece riguarda del tutto la relazione tra due eroine: due personalità che non potrebbero essere più diverse, l’una forte e di successo, l’altra instabile e insicura. Due opposti che gradualmente prenderanno l’una il posto dell’altra.

Veerle Baetens e Anne Coesens in una scena tratta da Doppio sospetto
Veerle Baetens e Anne Coesens in una scena tratta da Doppio sospetto

Se è vero che il film potrebbe non offrire niente di rivoluzionario, in quanto richiama direttamente un certo cinema classico, è anzi un vero e proprio tour de force all’interno del genere, che appassiona lo spettatore fino alla fine. Tecnicamente è ben congegnato: il ritmo è serrato, e la narrazione procede come un treno in corsa. L’attenzione è affidata molto a espedienti tecnici come i lunghi primi piani sugli sguardi ambigui delle due protagoniste, sul campo – controcampo, sui numerosi sfocati. Quando dalla seconda metà del film in poi la trama del sospetto si infittisce, risulta un po’ eccessiva l’insistenza della regia sugli esercizi di stile detti sopra, così come l’enfasi sulla colonna sonora, onnipresente e parte integrante della tensione della pellicola.

Il tutto però è compensato dalla misura asciutta del film e da un finale che contraddice la fedeltà al genere dimostrata fino a quel momento e, con un notevole risvolto inaspettato, sceglie una soluzione cruda e definitiva che però conserva un suo perché. Il senso di fastidio e di claustrofobia ricercato dal regista è avvalorato dalle molte riprese in interni e in ambienti esterni circoscritti: tante sequenze sono girate in casa, nei salotti e nella penombra delle camere da letto dove si consuma la passione o un omicidio a sangue freddo. Il mobilio circonda gli attori in campo, e gli oggetti sono i dettagli cui la regia dà molta importanza perché è dove si annida il pericolo. Impeccabili Veerle Baetens e Anne Coesens. È a loro che questo film deve molto, e a una trama ben scandita su schermo e programmata come una bomba a orologeria che non prevede superstiti.

Per chiudere, una curiosa informazione di servizio: un remake statunitense del film, con protagonisti Jessica Chastain e Anne Hathaway, sarà girato nel 2020, sotto la regia dello stesso Olivier Masse–Depasse.

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