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Cinema

Cosa voleva dirci David Lynch con il corto What Did Jack Do?

Netflix, pochi giorni fa, ha caricato in catalogo un cortometraggio surreale diretto da David Lynch, What Did Jack Do? Cosa voleva dirci il regista?

Una scena tratta da What Did Jack Do?

Il titolo di questo articolo è la domanda che in molti si sono fatti al termine di What Did Jack Do? Per chi non sa di cosa stiamo parlando, facciamo un breve passo indietro. Pochi giorni fa, Netflix carica nel suo catalogo un cortometraggio diretto da David Lynch. Lo fa, forse per rendergli omaggio, nel giorno del suo settantaquattresimo compleanno.

What Did Jack Do? è un corto in bianco e nero della durata di 17 minuti che Lynch ha girato nel 2016 e proiettato al suo Festival of Disruption solo due anni dopo, nel 2018. Al centro del corto ci sono sono due personaggi: David Lynch stesso nei panni di un detective e una scimmia cappuccino. L’animale è accusato di omicidio e viene interrogato dal detective con domande assurde e surreali (ad un certo punto Lynch chiede alla scimmia se ha mai fatto parte del Partito Comunista!). Dalla conversazione tra i due – perché sì, l’avete capito, la scimmia parla – si intuisce che la storia è ambientata in un mondo (parallelo al nostro?) in cui gli animali sembrano essere equiparati agli uomini e condurre un’esistenza del tutto simile a quella degli esseri umani.

David Lynch
David Lynch in “What Did Jack Do?”

Sono pochissimi i movimenti di camera, se non una serie molto lunga di campi e controcampi tra il volto di David Lynch e quello della scimmia, la cui bocca è stata ricreata digitalmente – e che sembra essere a tutti gli effetti quella del regista di Twin Peaks, che gli presta anche la voce. L’ambientazione è una sola, la stanza del bar di una stazione dove avviene l’interrogatorio. Solo sul finale si vede un corridoio, che con ogni probabilità porta all’esterno del locale. La scimmia, poi, ad un certo punto, si mette anche a cantare. La canzone – sono i titoli di coda a dircelo – è scritta e composta da David Lynch e Dean Hurley, dal titolo True Love’s Flame.

Cosa voleva dirci, quindi, David Lynch con questo cortometraggio? Un semplice esercizio di stile? Un’ennesima riflessione sul concetto di cinema che porta avanti ormai da anni? O una riflessione generica sul cinema? Difficile capire cosa sia passato questa volta nella testa dell’autore a cui è sempre piaciuto giocare con la mente del pubblico.

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