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Attualità

Cosa c’è dietro i gilet arancioni di Antonio Pappalardo?

La manifestazione di Milano ha portato alla ribalta nazionale un personaggio tanto oscuro quanto ridicolo. Chi è Antonio Pappalardo? E chi c’è dietro al movimento dei gilet arancioni?

Antonio Pappalardo in piazza Duomo a Milano

In principio furono i Forconi e la “rivolta dei Tir”; poi un po’ di antieuropeismo, di posizioni anti euro, una spruzzata di no vax, un po di complottismo e di populismo: ma si trattava solo di comparsate, di ruoli marginali. Il grande artista cerca la ribalta individuale, la gloria personale, il ruolo da protagonista per il tanto agognato Oscar.
E lui, il Generale Pappalardo, che si definisce come uno dei più grandi musicisti del mondo, spiegando come le sua sinfonie siano state eseguite in luoghi dove avevano accettato solo Mozart e Beethoven, la stoffa del fuoriclasse, dell’artista a tutto tondo, dell’istrione da palcoscenico, ha dimostrato ampiamente di possederla.

Congedato dall’Arma, sottosegretario per ben 18 giorni prima di vedersi revocato l’incarico nel 1993, Pappalardo ha sempre manifestato grande amore per la cosa pubblica, tanto grande quanto fallimentari sono stati i risultati ottenuti finora. Percentuali da prefisso telefonico tutte le volte in cui ha tentato a candidarsi per un qualunque ruolo, dalle elezioni comunali di Roma nel 1993, alle elezioni politiche nella lista di Alleanza Nazionale nel 1994, ancora alle politiche del 2001 e alle regionali siciliane dello stesso anno, nuovamente alle politiche del 2008 e a Sindaco di Palermo nel 2011, fino alle regionali umbre del 2019.

E poi il proposito di arrestare il Presidente della Repubblica (e conseguente rinvio a giudizio per vilipendio), quello di stampare una nuova Lira millantando anche fantomatici via libera da parte di Mario Draghi, la battaglia contro la casta, i privilegi dei parlamentari, i vitalizi e le pensioni d’oro (da parte di un personaggio che ha preso recentemente la residenza in Tunisia, da dove invitava a trasferirsi i pensionati che prendono 500 euro perchè “qui si prende lo stipendio lordo, si sta bene, le ragazze sono aperte”), e la crociata contro il Coronavirus, che – sempre secondo lui – è nient’altro che un’invenzione, un subdolo bluff organizzato per terrorizzare le persone, farle chiudere in casa e instaurare un nuovo ordine mondiale.

L’ultimo bersaglio in ordine di tempo è Vasco Rossi, colpevole di aver rilanciato un post di Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, critico nei confronti dei cosiddetti gilet arancioni. Video su Facebook, giacca arancione sgargiante in primo piano, e insulti a profusione al rocker di Zocca, con i soliti toni in bilico tra mitomania e schizofrenia: “Vasco Rossi fa delle cose abbastanza mediocri, ma come tutti quelli che sono collocati a sinistra, nel Partito Comunista Italiano, vengono privilegiati. Gli aprono le strade, le autostrade, lo fanno apparire in tv continuamente. Tra qualche tempo, caro Vasco Rossi, non sarai ricordato neanche dal netturbino che passa per le strade; […] ti devi pulire la bocca con l’acido solforico”.

Ora, è possibile derubricare tutto questo nella categoria “libertà di pensiero”? Fa parte della legittima posizione politica di un, seppur monoritario, soggetto politico? La manifestazione del 30 maggio dei gilet arancioni, in piazza Duomo a Milano, senza mascherine, senza tenere distanze di sicurezza, è una legittima manifestazione politica?

C’era un po’ di tutto in quella piazza: cittadini arrabbiati, certo, ma anche i neofascisti di CasaPound; cittadini sinceramente esasperati, certo, ma anche tal Critiano Aresu, salito alla ribalta durante la pandemia per essere stato l’autore del video in cui affermava che il Coronavirus in Giappone era sotto controllo perché usavano l’Avigan, con conseguente polemica complottista in Italia sui misteriosi motivi per cui da noi non si sperimentava, salvo poi scoprire che il suddetto Aresu non era affatto un “farmacista” (come si era spacciato e come tutta la stampa italiana aveva pedissequamente riportato) e il farmaco in Giappone non ha dato affatto i risultati paventati, con buona pace di Massimo Giletti che ci ha costruito su una puntata della sua trasmissione di “informazione”, ospitando il protagonista della vicenda.

C’è un vago fetore di eversione in profondità, nei meandri di quel movimento e nel suo programma. Lo scioglimento del Parlamento in quanto composto da membri abusivi; la stampa di una nuova moneta; istituzione di un “Tribunato del Popolo” eletto direttamente, i cui membri dovranno giurare “fedeltà solo al Popolo, con il potere di controllare i tre poteri dello Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario, sulle promesse fatte in campagna elettorale e sulla violazione di norme e principi della Carta Costituzionale”; abolizione dei partiti politici; cambiamento della forma di Stato e di Governo, con il passaggio a una Repubblica Federale di stampo presidenzialistico; separazione delle carriere dei magistrati; riforma dei mezzi di comunicazione, con “i mass media debbono dare all’opinione pubblica una informazione corretta e il più possibile corrispondente ai fatti, prevedendo sanzioni contro coloro che palesemente ingannano il popolo con notizie false e pretestuose”; creazione “dell’Autorità di Pubblica Sicurezza” al di fuori delle forze di polizia.

Il piano di rinascita democratica della P2 in confronto sembra una favola da raccontare ai bimbi per la buonanotte.
E allora, alla fine, fa capolino un’unica domanda, attualmente senza risposta: chi finanzia queste manifestazioni?

1 Commento

1 Commento

  1. vignola armando

    3 Giugno 2020 at 16:18

    ogni movimento ha qualcosa che non voglio immettermi

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