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Anniversari

Clint Eastwood tra pistole, violenza e tenerezza

Lettera di auguri per i 90 anni di una colonna portante del cinema mondiale.

Tempo di lettura: 3 minuti

Ti chiedo scusa, Clint: non avevo capito niente.

Sono stato anche io uno dei perplessi, lo ammetto. C’è stato un periodo, consistente, durante il quale guardavo e restavo perplesso. Harry Callaghan e il suo caratteraccio, quella 44 Magnum che con un solo colpo faceva saltare la testa ai criminali più incalliti, quell’ironia cinica e sprezzante. E poi i cavalieri solitari senza nome, uomini dalle cravatte di cuoio, cowboy senza macchia e senza paura che rispondevano solo al proprio codice di comportamento. Ecco, tutto questo, tutta la retorica dell’uomo solitario contro il mondo cattivo, del giustiziere spesso al di sopra delle leggi, questo vago sapore reazionario, per usare un eufemismo, mi aveva per larga parte sempre infastidito.

Poi, un giorno, vidi Gli Spietati. Fu quel giorno che realizzai quanto mi fossi sbagliato, quanto fosse stata ingenerosa, frettolosa, superficiale, sciatta, intellettualmente pigra la lettura che per molto tempo da larga parte della critica si era fatto del tuo cinema. No, quello tuo, Clint, non è un cinema reazionario, tutto il contrario. È il cinema dell’ autodeterminazione dell’uomo, del libero arbitrio, della scelta soggettiva, dell’individuo. In un mondo violento, crudele, ingiusto, spietato, colui che era stato il più spietato di tutti aveva scelto, aveva deciso di chiudere con quella vita, aveva deciso di ritirarsi: era possibile quindi una strada differente, i destini non erano prestabiliti dal mondo cruento, è l’uomo al centro di tutto. Non era l’America violenta degli anni ’70 o di fine ottocento a produrre naturalmente eroi solitari, erano gli uomini che proprio perché consapevoli dell’asprezza del reale circostante decidevano di intervenire, di fare, anche a sprezzo della propria esistenza.

È la libera scelta il fulcro: la libera scelta di una giovane pugile e quella del suo vecchio allenatore di vedere la morte come una liberazione in Million Dollar Baby; la libera scelta di un uomo che ha assistito a un turpe omicidio di una donna innocente di perseguitare il colpevole, anche che si tratti del Presidente degli Stati Uniti in Potere assoluto; la libera scelta di un fotografo cinquantenne di vivere sinceramente l’amore più travolgente della sua vita in I Ponti di Madison County; la libera scelta di abbandonarsi a una vendetta sbagliata da parte di un padre che ha visto uccidere la figlia in Mystic River; la libera scelta di un pilota aereo di tentare un ammaraggio di fortuna per salvare la vita sua e dei passeggeri in Sully; e ancora la libera scelta di arrivare finanche a sacrificare la propria vita per regalare ai tuoi vicini di casa asiatici una agognata serenità, dopo aver messo da parte anni di malcelato razzismo verso il diverso in Gran Torino; la determinazione di una madre di ritrovare il figlioletto scomparso in Changeling.

Cinquanta anni di regie prive di manierismi inutili, di autocompiacimenti, di puerili narcisismi, sempre asciutte, rigorose, attente ai dettagli e rispettose del pubblico; un cinema mai scontato, mai compiacente, a tratti anche duro, al limite del fastidioso, ma mai alla ricerca della provocazione fine a se stessa. Un cinema classico, certamente nostalgico, con una sua morale e una sua precisa visione sul mondo, improntato da un realismo che ha pochi eguali nel cinema contemporaneo.

Mi torna ancora una volta in mente Gli Spietati, quella colonna sonora struggente che hai saputo comporre come se volessi tentare di sanare con le note chissà quali ferite dell’animo umano. Ecco, altro che 44 Magnum, mi pare questo il simbolo del tuo cinema: la tenerazza sconfinata forse come unico rimedio contro l’efferatezza massima.

E, anche solo per questo, non si può che ringraziarti, caro Clint.

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1 Comment

1 Comment

  1. Alfredo caselli

    3 Giugno 2020 at 21:53

    Un Clint monumentale che oggi come oggi più che mai attuale con gli uomini che non si prendono le loro responsabilità. …come se le prendeva Henry la carogna

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