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Cinema

Cannes, cronaca di una figuraccia in mondovisione

Con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale, il Festival di Cannes annuncia la momentanea sospensione dell’edizione 2020. Un annuncio arrivato troppo tardi.

Festival di Cannes

L’ultimo baluardo è caduto. Il Festival di Cannes ha gettato la spugna di fronte all’emergenza Covid-19. Quando erano da poco passate le 20 di giovedì 19 marzo, in un comunicato apparso sul sito ufficiale il Festival del cinema più importante del mondo ha dichiarato che l’edizione 2020 non si terrà nelle date stabilite (dal 12 al 23 maggio). Se ne riparla, forse, tra fine giugno e inizio luglio. L’impressione, però, è che la kermesse, quest’anno, non s’abbia da fare.

E dire che il delegato generale Thierry Frémaux ci ha sperato fino all’ultimo. Mentre la quasi totalità degli eventi culturali a giro per il mondo – dal CinemaCon di Las Vegas al South by Southwest in Texas – viene via via cancellata, Cannes resiste. Due settimane fa, quando l’Italia era già entrata nel pieno dell’emergenza coronavirus, Fremaux rilascia un’intervista a un’importante testate americana dove afferma di lavorare incessantemente all’edizione 2020. D’altronde, dice egli stesso, mancano ancora due mesi abbondanti all’evento e per lui, come per tutta l’organizzazione del festival, a metà maggio il problema coronavirus sarebbe stato solo un triste ricordo.

Passano i giorni e il contagio del virus comincia ad espandersi anche nel resto dell’Europa, Francia compresa. La città di Cannes è una delle prime sul territorio francese a far registrare alcuni casi di coronavirus. Ma l’ostinato Freamux è sicuro che il festival si farà. “Ci vediamo tutti il 16 aprile a Parigi per l’annuncio del programma”, è l’avviso che il Festival lancia alla stampa internazionale.

Thierry Fremaux
Thierry Fremaux, delegato generale del Festival di Cannes

Passa ancora qualche giorno. E’ sabato 14 marzo. L’account Twitter del Festival di Cannes torna a farsi sentire con due messaggi. Il primo è il seguente:

“Nonostante alcuni titoli sensazionali, non c’è nessuna nuova notizia riguardo il Festival di Cannes”.

Qui il tweet parla di “titolo sensazionali” facendo chiaro riferimento a quelle testate giornalistiche che non si capacitano come in quel di Cannes non si arrivi a prendere la decisione di cancellare il festival, in un periodo di totale emergenza per tutta Europa.

Il secondo tweet recita così:

“La manifestazione, che si svolgerà dal 12 al 23 maggio, sta studiando con attenzione e lucidità l’evoluzione della situazione nazionale e internazionale in consultazione con @villecannes e @LeCNC. Quando verrà il momento, prenderemo una decisione insieme verso metà aprile.”

Ecco, in questo preciso momento la macchina organizzativa di Cannes si è resa definitivamente ridicola agli occhi di tutto il mondo. Com’è possibile che un Festival così importante, che prevede l’arrivo di giornalisti da ogni parte del globo, si ostini ancora a confermare che sì, teniamo d’occhio la situazione, ma vedrete che riusciremo a farlo. Nello stesso momento cominciavano ad essere annullati anche i campionati di calcio di Germania e Spagna. Persino l’UEFA, inizialmente riottosa alle sirene d’allarme, ha preso la decisione di positicipare di un anno gli europei di calcio, evento che avrebbe preso il via esattamente un mese dopo l’inizio di Cannes.

Il Covid-19 comincia a mietere vittime anche in Francia. Macron, lunedì 16 marzo, fa un discorso alla nazione. Usa parole forti e l’espressione “Siamo in guerra” fa gelare il sangue a tutti i cittadini francesi. Ma non in quel di Cannes, dove nelle ore seguenti nessun comunicato viene diffuso a mezzo stampa circa l’eventualità di sospendere il Festival. Quel comunicato arriva ben 72 ore dopo il discorso alla nazione del presidente Macron. E quel comunicato recita così:

Oggi abbiamo preso la decisione seguente: il Festival di Cannes non si potrà svolgere nelle date previste, dal 12 al 23 maggio prossimo. Sono allo studio varie ipotesi al fine di preservare lo svolgimento, la principale delle quali è un semplice spostamento a fine giugno, inizio luglio 2020. Non appena la situazione sanitaria francese e internazionale ci permetterà di valutare la possibilità reale faremo conoscere la nostra decisione, nel quadro della concertazione attualmente in corso con lo stato e la città di Cannes, oltre che con il consiglio d’amministrazione del festival, i professionisti del cinema e l’insieme dei partner della manifestazione. Detto questo, il Festival di Cannes unisce la sua voce a tutte quelle che domandano con fermezza che ciascuna e ciascuno rispetti le indicazioni di restare in casa e dia prova di solidarietà in questi momenti difficili per il mondo intero.

Palma d'Oro di Cannes

Restano ancora poco chiari i motivi per cui è passato tutto questo tempo prima che l’organizzazione del festival annunciasse quantomeno uno slittamento della kermesse cinematografica internazionale. E non credo che quei motivi vadano ricercati nella scarsa copertura assicurativa in caso di cancellazione, così come nel tentativo di tenere a bada la caterva di sponsor che reggono in piedi, con i loro finanziamenti, l’intera struttura. Anche il mercato dei film, da sempre cuore pulsante della manifestazione, forse ancora ignaro del comunicato che sarebbe stato rilasciato di lì a poco, stava prendendo in seria considerazione l’ipotesi di realizzarne una versione esclusivamente virtuale.

Cannes al momento si ferma. I più ottimisti sperano in un recupero in extremis in piena estate; quelli che lo sono meno invece si sono già dati appuntamento a maggio 2021. Nel caso Cannes dovesse saltare, gli occhi di tutto il mondo del cinema saranno puntati – quest’anno più che mai – su Venezia, che si appresterebbe ad accogliere una parte di quei film esuli di Cannes (Nanni Moretti e Leos Carax, su tutti). Ma è d’uopo anche in questo caso usare il condizionale. Il coronavirus è una sfida che sta mettendo sotto scacco chiunque. E’ già difficile fare previsioni su quando quest’incubo collettivo sarà finito e potremo tornare, seppur gradualmente, alla vita di tutti i giorni; figurarsi fare pronostici sui festival del cinema.

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