fbpx
Connect with us

Serie Tv

Apple TV+, il colosso del tech alla conquista dell’audiovisivo

Cosa aspettarsi da Apple TV+? Una prima analisi sull’entrata dell’azienda di Cupertino nella streaming war, sulle sue prime mosse e i suoi obiettivi.

Tim Cook

Già da diversi mesi studiosi di televisione e appassionati di intrattenimento di tutto il mondo attendevano con trepidazione il primo novembre 2019, giorno in cui è stato convenzionalmente attribuito l’inizio di quella che nel gergo giornalistico è stata chiamata streaming war.

A tale definizione si è arrivati dopo repentini cambiamenti di distribuzione, produzione e fruizione di film e serie televisive, con player di ogni genere che si sono inseriti nel mercato tentando di avere un ruolo all’interno della cosiddetta Peak TV, vista come una sorta di terra dalle infinite occasioni, in cui ciascuno può dire la propria, produrre le proprie serie TV e creare un catalogo proprietario con la consapevolezza che ci sarà sempre una fetta, anche piccola, di pubblico interessata. Dopo un paio d’anni in cui tutto sembrava possibile, gli equilibri di potere nel mercato delle produzioni audiovisive hanno iniziato a definirsi e i colossi industriali hanno preso il sopravvento sulle piccole realtà, le quali da sole hanno capito di non poter essere più competitive.

Il settore che in questo periodo sembra più fertile è quello dello streaming, anche perché grazie alla distribuzione over-the-top spariscono le infrastrutture materiali che hanno caratterizzato per decenni la televisione tradizionale, rendendo la competizione sotto questo punto di vista anno dopo anno più accesa e proiettata sul mercato globale. Se per anni Netflix è riuscita a essere egemone, nei prossimi mesi gli equilibri potrebbero essere messi in profonda crisi dall’arrivo di realtà dal mastodontico potere economico come Apple, Disney, Warner e Universal.

Tim Cook

Apple TV+: gli obiettivi

Lasciando da parte sia le ultime due, le cui piattaforme (HBO Max e Peacock) esordiranno nella primavera del 2020, sia Disney, vogliamo in questa sede analizzare l’entrata in campo dell’azienda di Cupertino, le caratteristiche con cui si presenta al pubblico e ai concorrenti, gli obiettivi (dichiarati e non) di questo primo periodo e le modalità con cui intende perseguirli.

Si tratta di un esordio atteso per tanti mesi, nei quali si sono avvicendati annunci su annunci, descrizioni di progetti e ingaggi di personalità creative di ogni genere, posticipando il più possibile la distribuzione di qualsiasi contenuto, compresi quelli di tipo paratestuale come trailer e poster promozionali. Come se fosse l’uscita di un nuovo device o dell’ultimo sistema operativo, Apple ha presentato la nuova piattaforma nell’ambito del classico Keynote, in cui per la prima volta sono stati comunicati i primi show, resi noti i prezzi e mostrate finalmente alcune immagini.

Nonostante la quantità enorme di progetti annunciati da Apple negli ultimi due anni, la sensazione è quella che, almeno per il primo periodo, l’obiettivo sarà realizzare serie televisive accuratamente selezionate, senza inondare gli abbonati di show la cui qualità è impossibile da controllare, ma proponendo contenuti dagli alti valori produttivi, il cui sviluppo è seguito con scrupolosità, anche grazie alla presenza di figure in grado sia di gestire importanti responsabilità creative sia di fare da traino commerciale. È anche per questo che Apple ha scelto di investire tanti soldi nell’ingaggio di nomi pesanti come M. Night Shyamalan, Ronald D. Moore, Jennifer Aniston, Reese Whiterspoon, Steven Spielberg e Oprah Winfrey, personalità universalmente apprezzate e molto famose, capaci di attribuire ai loro show un marchio di qualità percepibile prima ancora che venga visto anche solo un episodio.

L’arrivo di Apple nel mondo dello streaming video è decisamente peculiare perché si tratta del primo player a esordire contemporaneamente in tanti paesi del mondo: sia Amazon che Netflix, infatti, sono arrivati all’attuale radicamento globale dopo essere stati operativi per diversi anni nel solo mercato statunitense e la stessa Disney+, arrivata quasi due settimane dopo Apple è stata lanciata quasi esclusivamente in Nord America, per poi arrivare nei principali paesi d’Europa (Italia compresa) dal 31 marzo.

Apple TV+

Non si tratta di una differenza banale perché contrariamente dei suoi concorrenti (salvo Amazon) Apple ha già una rete mondiale su cui fare affidamento: grazie alla diffusione globale dei suoi dispositivi mobili, infatti, Apple TV+ può essere messa a disposizione dei consumatori/spettatori di tutto il mondo in maniera immediata tramite un semplice aggiornamento delle app.

L’esordio con una library (quasi) vuota

Dal punto di vista del catalogo messo a disposizione la scelta è antitetica a quella degli altri competitor perché Apple TV+ esordisce con un library quasi vuota, composta solo di una manciata di prodotti originali, tra cui ci sono giusto quattro serie televisive. Con un pubblico ormai abituato ai vastissimi cataloghi di Netflix, Amazon e Hulu, trovarsi di fronte a un archivio inesistente risulta quantomeno spiazzante e la prima cosa che viene da chiedersi è: come si fa a recuperare uno svantaggio del genere?

Innanzitutto non dandogli troppa importanza. Similmente ad Amazon e diversamente da Netflix e Hulu, Apple non ha nella distribuzione di audiovisivi il suo core business e pertanto può permettersi di investire sulla sua piattaforma e sui contenuti con i propri tempi, senza farsi prendere dalla fretta e prendendo ogni decisione nel modo più ponderato possibile. Inoltre vi è una chiara intenzione di venire incontro agli utenti grazie a un prezzo di lancio di soli 4,99 euro mensili e la possibilità di usare fino a sei dispositivi contemporaneamente (di più rispetto ciò che mettono a disposizione le piattaforme rivali). L’integrazione tra hardware e software che da sempre ha contraddistinto l’azienda di Cupertino permette anche di offrire a tutti coloro che acquistano un dispositivo (Mac, iPhone, iPod, iPad) un intero anno gratuito a Apple TV+, cosa estremamente funzionale alla diffusione della piattaforma e dei suoi contenuti vista la frequenza con cui i consumatori acquistano/cambiano device al giorno d’oggi.

Nonostante l’assenza di un ricco archivio sia obiettivamente penalizzante, soprattutto in una competizione in cui l’ingaggio dei maggiori talenti in circolazione, la ricerca dei favori della critica e del gradimento del pubblico hanno un ruolo, tra i diversi soggetti protagonisti della streaming war gli obiettivi non sono gli stessi per tutti.

Cast Apple TV+

Apple vuole rivoluzionare il mondo della televisione dall’interno

Se Netflix punta al dominio globale per quanto riguarda la distribuzione in streaming di contenuti audiovisivi potendo contare su un unico campo in cui investire le proprie energie e sul vantaggio accumulato iniziando prima degli altri, Disney+, HBO Max e Peacock si stanno muovendo in altre direzioni. Queste tre realtà, infatti, stanno seguendo una strada meno radicale perché profondamente legate alla televisione tradizionale e intenzionate a creare sinergia tra questo modello e la distribuzione in streaming.

Per quanto riguarda Apple il discorso è molto diverso, tanto da rendere meno centrale l’iniziale scarsità del catalogo. Già dall’autobiografia di Steve Jobs del 2011, infatti, è chiaro che uno degli obiettivi dell’azienda è entrare nel mondo della televisione e rivoluzionarlo dall’interno tramite una semplificazione radicale della user experience. Apple, infatti, non intende realizzare solo show degni d’attenzione e spingere più persone possibile a pagare la sottoscrizione, ma il suo obiettivo è intervenire sulle abitudini del pubblico costruendo una piattaforma in grado di fare da aggregatrice, semplificando al massimo quello che sembra il nodo più spinoso della streaming war: la moltiplicazione di abbonamenti, interfacce, applicazioni e password.

L’idea, effettivamente distruptive, è quella di inserire Apple TV+ all’interno di un ecosistema più grande chiamato Apple Channels, ovvero un aggregatore in cui oltre ai contenuti originali Apple si possono trovare anche quelli di altri soggetti: da Starz a HBO Max, da Disney+ ad Amazon Prime Video, da Hulu a Britbox. Naturalmente si tratta di un progetto lungo e molto ambizioso (per ora in Italia è già possibile accedere a StarzPlay tramite l’applicazione di Apple), al quale sembrano poter aderire tutti con l’eccezione di Netflix, che si pone così in prospettiva come il rivale numero uno di questa grande multipiattaforma.

Tim Cook

Non sarebbe corretto né sensato pretendere una cosa così complessa nell’immediato e d’altronde anche le altre piattaforme di streaming esistenti hanno avuto problemi all’inizio, per cui ad Apple va dato tempo e fiducia, anche considerando il credito che può vantare un’azienda che ha rivoluzionato sia il mondo degli hardware che dei software. Se con IOS e MacOS Apple ha dimostrato di poter innovare e cambiare le abitudini degli utenti, non c’è motivo per escludere che possa realizzare un sistema di viewing experience in grado di segnare un prima e un dopo.

Uno sguardo alle prime 4 serie original

Prima di concludere non possiamo non dedicare qualche riga alle quattro serie con cui l’azienda di Cupertino è entrata nel mercato degli original televisivi. The Morning Show, For All Mankind, See e Dickinson sono show molto diversi tra loro, puntano a pubblici eterogenei sia dal punto di vista anagrafico che di genere, ma hanno come collante il tentativo di aggregare più fasce spettatori grazie a narrazioni caratterizzate da valori produttivi elevati che rendono la messa in scena, la fotografia e le scenografie di alto livello.

Il primo ad essere annunciato, nonché il più spinto da parte di Apple è The Morning Show, serie incentrata su programma mattutino di news e intrattenimento e contraddistinto da un cast che vanta interpreti del calibro di Jennifer Aniston, Reese Whiterspoon (anche produttrici), Steve Carell e Mark Duplass. Sin dall’inizio gran parte degli osservatori ha fatto il paragone con The Newsroom di Aaron Sorkin, con cui la serie condivide il racconto autoriflessivo dello show sullo show, ma a ben vedere i punti di continuità si fermano qui perché The Morning Show usa questo spunto narrativo per parlare in maniera approfondita di #MeToo, di molestie sessuali, di donne femministe di generazioni differenti e di ambienti di lavoro tossici.

Cast The Morning Show

La seconda serie è For All Mankind, una alternative reality ambientata negli anni Sessanta che immagina un mondo in cui l’Unione Sovietica raggiunge la Luna prima degli Stati Uniti d’America. A guidare lo show è Ronald D. Moore (autore di Battlestar Galactica e Outlander), il quale sviluppa un racconto che a prima vista può apparire sin troppo tradizionale, ma che con il passare degli episodi fa un discorso sulla Storia e sul ruolo delle donne che per certi versi ricorda Halt and Catch Fire.

Il terzo e nettamente più costoso show di finzione di Apple è See, ovvero una distopia ambientata diversi secoli nel futuro creata e scritta da Steven Knight (Peaky Blinders, Taboo) e interpretata da Jason Momoa. La storia è quella di un’umanità quasi distrutta da un virus che ha lasciato in vita solo persone prive di vista, che si organizzano in comunità tribali sotto il comando di una regina. Improvvisamente nascono due gemelli capaci di vedere, ai quali la sovrana tenterà in tutti i modi di togliere la vita.

Cast See

L’ultimo show del rooster iniziale è Dickinson, una sorta di ricostruzione teen della vita e delle opere della poetessa americana che dà il titolo alla serie. L’autrice è la giovane e talentuosa Alena Smith, mentre la protagonista è interpretata in maniera eccellente da Hailee Steinfeld, la quale da brio, energia, sensualità e intensità al personaggio. Si tratta di una trasposizione originale e dal piglio spiccatamente femminista, che tenta comparazioni tra il passato e il presente per ragionare su questioni come la creatività femminile, la diversità di genere, la misoginia e la mascolinità tossica, è caratterizzata da una colonna sonora piena di musica contemporanea (da Lizzo a Billie Eilish passando per Mitski) e per certi versi sembra un punto di congiunzione tra Jane the Virgin e Marie Antoinette di Sofia Coppola.

Per i suoi primi quattro show Apple ha scelto una distribuzione decisamente atipica perché se Dickinson rispetta la tradizione degli OTT arrivando integralmente agli spettatori sin dal primo giorno, delle altre tre sono stati messi a disposizione i primi tre episodi per poi procedere con una distribuzione su base settimanale. In questo modo Apple ha scommesso sulla serie dedicata a Emily Dickinson consapevole che trattandosi del prodotto più targettizzato dei quattro non avrebbe avuto tanta difficoltà a trovare il proprio pubblico, mentre ha permesso alle altre serie sia di farsi conoscere con un trittico iniziale di episodi, ma anche di permanere nel tempo grazie alla release ogni sette giorni delle restanti puntate. In questo modo si aggira l’ostacolo più grande della distribuzione all-at-once, ovvero che anche del migliore show possibile si parli per non più di due settimane, preparando il terreno a discorsi sociali che possono avvicendarsi settimana dopo settimana fino a fine dicembre.

Non è un caso infatti che anche il responso della critica americana sulle serie sia stato subito positivo nel caso di Dickinson ma anche quando la prima impressione è stata tiepida come per The Morning Show, c’è stato tutto il tempo per recuperare e guadagnare l’apprezzamento della stampa.

Non è possibile dare oggi un giudizio sulla riuscita del progetto, sia perché è necessario dargli almeno un anno di tempo, sia perché si tratta di qualcosa di davvero complesso, che non riguarda i contenuti e che mira a intervenire sul rapporto tra distribuzione, e fruizione in maniera radicale, utilizzando anche la produzione originale dei rivali diretti.

Apple si porrà sempre di più come un trampolino di lancio per soggetti terzi, dai player meno “pesanti” come StarzPlay e CBS All Access fino a quelli più noti, che in cambio del 30% di commissione pagato all’azienda di Cupertino otterranno una visibilità enorme. Sarà questo tipo di sinergia la soluzione per sciogliere il problema sempre più serio della moltiplicazione di piattaforme e abbonamenti? Impossibile dirlo adesso, ma senza dubbio Apple sta provando a dare una risposta concreta investendo una grande quantità di capitali sia sui contenuti sia sullo sviluppo di interfacce innovative.

Lascia il tuo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Leggi anche...

Jean Dujardin e Louis Garrell in L'ufficiale e la spia Jean Dujardin e Louis Garrell in L'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia: dalla metafisica alla secolarizzazione di una poetica

Cinema

Vasco Brondi Le luci della città elettrica Vasco Brondi Le luci della città elettrica

Vasco Brondi e Le Luci di questo decennio indie

Extra

Subsonica Subsonica

Subsonica, nuove attenzioni e un “Microchip Temporale”

Extra

Una scena di Border - Creature di confine Una scena di Border - Creature di confine

I 5 film più sottovalutati del 2019 che dovreste subito recuperare

Cinema

Connect