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Cinema

I 5 migliori film sui diritti civili dei neri

In seguito ai disordini scaturiti dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, riscopriamo i 5 migliori film sui diritti civili dei neri

12 anni schiavo

I disordini che stanno squassando gli Stati Uniti d’America in seguito alla morte di George Floyd a Minneapolis, stanno ancora infiammando il dibattito pubblico. Sono in tanti, adesso, a chiedersi se la terra dello Zio Sam sia mai stata, davvero, quella del melting pot. Il tema dei diritti civili della popolazione afro-americana, più volte affrontato nel mondo del cinema, sale oggi con tutta evidenza agli onori delle cronache. Quali sono i titoli più avvincenti in merito? Ecco una lista dei cinque film più riusciti sul tema dei diritti civili dei neri.

12 ANNI SCHIAVO

Terzo lungometraggio di Steve McQueen, 12 anni schiavo conquista l’Oscar nel 2014 nella categoria miglior film. La storia (vera) è quella di Solomon Northup (Ejiofor), violinista nero che nel 1841 finì schiavizzato e portato in una piantagione in Louisiana, dove subì ogni tipo di angheria da parte del perfido negriero Epps (Fassbender). McQueen ci porta in un’America non ancora segnata dalla Guerra di Secessione, quando il dramma dello schiavismo funestava numeri ancor oggi imprecisati di malcapitati afroamericani. Film estremamente duro e onesto, 12 anni schiavo si situa nella poetica di un regista che ha sempre affrontato il tema della corporeità martoriata anche in Hunger (2008) e Shame (2011).

MALCOM X

Un film sul più noto dei leader afroamericani, basato sulla biografia dello stesso Malcom X, non avrebbe potuto essere diretto che da Spike Lee. Il regista ha coronato il sogno di una vita nel 1992, con il feticcio Denzel Washington nei panni del protagonista. La storia è nota. Meno conosciuti sono forse alcuni retroscena produttivi. Spike Lee fu ad esempio il primo regista occidentale a riuscire a girare a La Mecca, ragion per cui si convertì all’Islam. Nonostante l’impegno profuso nella realizzazione del progetto, gli incassi furono al di sotto delle aspettative. Ciò acuì i malumori sorti tra Lee e la Warner, rea, a detta del primo, di scarso impegno nella distribuzione di un’opera scomoda.

SELMA – LA STRADA PER LA LIBERTÀ

La regista Ava DuVernay realizza Selma nel 2014, riallacciandosi alle vicende biografiche di Martin Luther King (Oyelowo). Dopo aver vinto il Nobel per la pace nel 1964, King lottò per il pieno riconoscimento dei diritti civili agli afroamericani conducendo marce non violente in molti stati del sud. Quando a Selma, in Alabama, la polizia uccide uno dei suoi seguaci in diretta tv, il governatore dello stato Wallace (Roth) venne accusato di compiacenza con i metodi illegali della polizia, suscitando enorme scalpore. La vicenda narrata dalla DuVernay, sebbene in un contesto storico molto diverso, mostra incredibili somiglianze con gli odierni tumulti originatisi in Minnesota dopo il soffocamento di George Floyd. I media, con la loro capacità di diffusione immediata delle immagini su scala internazionale, innescano dinamiche oggi non più sottostimabili. Ogni sopruso, oggi come allora, riceve nell’arena internazionale un’eco dalle conseguenze esponenziali.

MISSISSIPPI BURNING – LE RADICI DELL’ODIO

Risale al 1988 la pellicola di Alan Parker, anch’essa basata su una storia vera. È il 1967, e tre attivisti per i diritti civili del Mississippi (dei quali due bianchi) vengono uccisi. Nonostante l’opposizione del governo statale, quello federale affida a un’inchiesta a due agenti dell’FBI (Gene HackmanWillem Dafoe) con l’intento di accertare quanto accaduto: emergeranno non solo le responsabilità del Ku Klux Klan, ma anche quelle di un corpo di polizia tutt’altro che incolpevole. Anche il caso di Mississippi Burning si riallaccia alla stretta attualità, attraverso un’impietosa e allarmante disamina degli squallidi (oltre che illegali) metodi utilizzati dalle forze dell’ordine. Parker, regista che ha spesso affrontato tematiche politiche coniugate con un afflato civile, dirige per l’occasione un Gene Hackman sontuoso.

IL DIRITTO DI OPPORSI

Opera di Destin Daniel Cretton, che la firma nel 2019, Il diritto di opporsi mostra il lato più contemporaneo (e forse per questo più preoccupante) della segregazione silenziosa degli afroamericani negli Stati Uniti. Le vicende si svolgono nell’Alabama del 1987, quando un vecchio boscaiolo nero (Foxx) viene ingiustamente accusato dell’omicidio di una diciottenne bianca. Della sua causa si occupa il giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan), anch’egli nero, animato dal desiderio di smascherare un’ingiustizia assurta ormai a sistema: quello di un intero procedimento giudiziario, dunque istituzionale. Il film è basato sulle memorie dello stesso avvocato Stevenson, noto attivista che si è spesso impegnato nella difesa pro bono di emarginati e poveri.

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