fbpx
Connect with us

Cinema

1917: la guerra di Sam Mendes tra videogioco e (iper)reltà

Con 1917 Sam Mendes ci trascina nel cuore della Prima guerra mondiale, restituendo un film iperrealistico ma, alla lunga, prevedibile

1917

1917 è l’ottavo film del regista britannico Sam Mendes, vincitore del premio oscar al miglior regista per American Beauty del 1999. Per un’opera realizzata come un unico piano-sequenza, l’attore George Mckay, che interpreta il colonnello Schofield, ha chiarito in un’intervista come siano state necessarie non meno di 20 prove per ciascuna delle 54 scene di cui essa si compone. Ogni dettaglio doveva essere curato dal punto di vista della scansione temporale direttamente sul set, e anche il minimo errore poteva costare la ripetizione dell’intera scena.

George MacKay protagonista di 1917

1917 estremizza la tecnica del piano-sequenza, ponendosi idealmente come un unico, interminabile flusso narrativo che segue l’avanzare del protagonista sulla scena, quasi fossimo in un video-game di ultimissima generazione o in un esperimento di realtà virtuale. Una scelta, questa, che ha pregi e difetti. Nelle scene in cui c’è più azione e la crudezza della guerra si palesa in tutto il suo potenziale visivo, il risultato è straordinario. Trincee e campi di battaglia si presentano allo spettatore con un realismo e una pregnanza tali da rimanere a lungo nella memoria, ed è qui che il meccanismo dell’immedesimazione funziona meglio. Ci si sente strappati dalle poltroncine e proiettati in quel groviglio mefitico e derelitto che – non avendola mai vissuta – ci si immagina debba essere la guerra, mentre negli occhi vanno le molte sequenze di alta scuola che la prima parte del film offre. Una su tutte: l’attraversamento di una grande pozza piena di cadaveri proposta con la macchina da presa che si muove nell’acqua e mostra i due soldati letteralmente schiacciati tra una ripida lingua di terra e quell’acqua fetida che lambisce i loro scarponi.

Il punto di vista è sempre collocato nel bel mezzo dell’azione, il fuoco è tenuto sempre ben stretto sui protagonisti. In corrispondenza dell’intervallo il film mostra l’unico stacco di montaggio percepibile, ed è qui che accade che la tensione si stemperi e vengano fuori i difetti. Ora la tecnica del piano sequenza comincia a stancare e ad apparire monotona, e le sequenze del soldato inseguito dai nemici sembrano troppo simili a quelle di uno di quei video-game “sparatutto”. Perfino l’incontro del soldato con una ragazza francese arriva pretestuoso e in qualche modo pilotato: il momento di “poesia” rappresentato della donna nel bel mezzo della brutalità è un tema arcinoto, sebbene la scenografia notturna che accompagna questi momenti sia sublime.

George MacKay protagonista di 1917

Da qui in poi l’interesse del film purtroppo scema, tutto appare già predeterminato e non si registrano più momenti di vera emozione, mentre la staticità di quell’unico punto di vista ora in qualche modo disturba. Che questo potesse accadere era ben noto a Gus Van Sant, che aveva fatto largo uso del piano-sequenza in Elephant e in Last days, e, tra gli altri, a Laszlo Nemes, che aveva proprio “incollato” la macchina da presa sulle spalle del suo protagonista all’interno del campo di concentramento ne Il figlio di Saul. Entrambi i registi sembravano consci dell’effetto potenzialmente alienante di questa tecnica, e infatti la usavano per amplificare tale effetto di straniamento “brechtiano” funzionale ai loro film. In 1917, invece, quest’aspetto sembra intervenire a indebolire il film. Nonostante la seconda parte non sembri convincente quanto la prima, il lavoro di Sam Mendes nel complesso genera un risultato positivo, pregevole dal punto di vista registico e del riscontro emozionale che induce, sebbene forse l’intransigenza nella scelta estetica alla lunga possa aver nociuto al film. Molto buona anche la prova dei due protagonisti Georges Mckay e Dean Charles Chapman, che ricreano bene quell’atmosfera sospesa e in balia degli eventi sulla quale l’intero film si basa.

Ti potrebbe interessare anche: Capire le parole di Liliana Segre con Il figlio di Saul di László Nemes

Lascia il tuo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Seguici su Facebook

Leggi anche...

Ingmar Bergman Ingmar Bergman

I 21 film di Ingmar Bergman da vedere su Amazon Prime Video

Cinema

Vittorio Gassman, l’attore poliedrico per eccellenza

Cinema

Paul Thomas Anderson Paul Thomas Anderson

I primi cinquant’anni di Paul Thomas Anderson

Cinema

Dark Dark

Perché Dark è una serie che andrebbe assolutamente recuperata

Serie Tv

Connect